Anche in India spunta un nuovo Tsipras contro la povertà e la corruzione

India
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Gli indiani furono sedotti da quel connubio tra modernità, rivolta al futuro, e tradizione hindu, mista a razzismo, di Narendra Modi divenuto premier dove aver pesantemente sconfitto l’Indian National Congress (Inc) alle elezioni di maggio 2014.
Per il Bharatiya Janata Party (Bjp), il partito del premier, vincere questa tornata elettorale avrebbe aiutato a riequilibrare i rapporti di forza al Senato «dove sono minoranza e subiscono l’ostruzionismo delle opposizioni, che paralizzano le riforme del governo, costringendolo a ricorrere alle ordinanze esecutive per portare avanti il proprio programma. Si tratta di una sorta di decreti legge, che devono essere convertiti dal Parlamento a pena di decadenza, anche se possono essere reiterate tre volte. Modi ne ha già varate nove in nove mesi, su temi vitali come apertura del mercato delle assicurazioni, acquisizione dei terreni, licenze minerarie. Riforme attese dalle imprese, domestiche ed estere, alle quali però si chiede di investire sulla base di norme che potrebbero cambiare nel giro di poche settimane» [1].

Qualche giorno fa invece il premier ha dovuto subire una pesante sconfitta, non immaginabile nelle dimensioni alla vigilia, alle elezioni per il Parlamento locale di New Delhi. Il partito dell’uomo comune (Aam Admi party, AAp) fondato nel 2012 dall’ex funzionario del fisco Arvind Kejriwal ha raccolto quasi 4,8 milioni di voti corrispondenti al 54,2% e aggiudicandosi 67 dei 70 seggi a disposizione e per di più con un’affluenza record alle urne che ha sfiorato il 70%.
E questo nonostante il premier, finora, non abbia più un’opposizione in grado di contrastarlo seriamente; nonostante sia passata la retorica (al momento non ci sono molte soluzioni concrete) dello sviluppo, della riforma della burocrazia e degli investimenti dall’estero con la campagna “Make in India” (venite a produrlo qui); nonostante la Banca Mondiale sostenga che nel 2017 la crescita del Pil indiano sarà superiore a quello cinese [2]; nonostante il Governo abbia anticipato il sorpasso (con una nuova modalità di calcolo) con il +7,5%  dell’economia indiana contro il 7,3% di quella cinese nel periodo tra ottobre e dicembre 2014 [3].

La solida maggioranza conquistata dovrebbe evitare ad Arvind Kejriwal la cocente delusione patita nel febbraio del 2014 quando fu costretto alle dimissioni dalla carica di Chief minister della capitale perché, non riuscendo a trovare un appoggio esterno per far approvare nel parlamento locale la legge anti­corruzione.
Il nuovo Tsipras ha presentato un ricco e semplice programma fatto di accessibilità e costi contenuti a servizi pubblici (acqua, scuola, sanità, …) per migliorare immediatamente la qualità della vita di molti poveri, investimenti come quelli per garantire l’erogazione dell’energia elettrica, espansione della presenza statale e conseguente ridimensionamento del grande capitale e il tutto con una guerra totale alla corruzione e al clientelismo così diffusi nella società e nella politica indiana.

Non sarà facile per lui perché le capacità politiche del premier Narendra Modi sono note proprio per la scaltrezza con cui parla alle moltitudini hindu e con cui dialoga al capitale, e non sarà facile data la collocazione, nello scacchiere internazionale,  dell’India ma una vittoria così eclatante potrebbe aiutare un movimento che partito dal basso guarda in basso.
Pasquale Esposito

[1] Gianluca Di Donfrancesco,  “L’«uomo comune» travolge il premier Modi”, www.ilsole24ore.com, 11 febbraio 2015
[2] Per ulteriori considerazioni cfr. Stefania Medetti,“Perché l’India continuerà a crescere più della Cina”, www.panorama.it, 3 febbraio 2015
[3] Gianluca Di Donfrancesco, “L’India sorpassa la Cina nella crescita del Pil (anche grazie alla statistica)”, www.ilsole24ore.com, 9 febbraio 2015

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