Anche la Lituania entra nell’Euro con le regole della finanza

Lituania bandiera
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In questi ultimi tempi l’asfittica informazione sui temi di politica estera aveva diffuso qualche notizia sui paesi baltici collegandole  alla crisi in Ucraina e alla diffusa preoccupazione in quei paesi per l’interventismo russo. A marzo il vice-presidente USA Biden era volato a Vilnius per rassicurare gli alleati e già ad aprile atterravano in Lituania quattro caccia Typhoon della Royal Air Force britannica per aumentare i livelli di protezione dei membri NATO. La Lituania e gli altri paesi baltici sono parte integrante della strategia  di  contenimento della Russia di Putin.

E a questo contenimento aiuta la notizia della definitiva entrata di Vilnius nell’Euro. Questo accade a venticinque anni da quel famoso 23 agosto del 1989, quando una lunga catena umana di due milioni di persone che mano nella mano unirono le capitali baltiche tra Vilnius Riga e Tallin dichiarando al mondo il diritto all’indipendenza dall’Urss. La “Via Baltica” si snodava a cinquant’anni esatti dalla firma del patto Molotov–Ribbentrop che decretava l’inizio della sottomissione al controllo sovietico.
La Lituania quindi introdurrà l’Euro a partire dal primo gennaio 2015, anche se di fatto da tempo la litas ha un  cambio  fisso con l’Euro. E così saranno 19 i paesi europei con la moneta unica. Contemporaneamente la Commissione ha rimandato ai prossimi anni gli altri paesi: Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania e Svezia.

Solo la Lituania rispettava pienamente i criteri economici necessari per l’adesione e formulati nel Trattato di Maastricht (1992). Infatti l’inflazione negli ultimi dodici mesi ha registrato una media dello 0,6% contro un limite fissato all’1,7%; sotto soglia anche il rapporto deficit/PIL  fermo al 2,1% contro un massimo consentito del 3% ed infine un debito pubblico al 39,4% del PIL ben lontano dal 60% come limite. E questo nonostante un rallentamento della crescita economica del paese in parte dovuta alle prospettive meno brillanti dell’economia russa e di qualche altra economia orientale con forte import lituano. La Banca centrale infatti ha indicato prospettive di crescita più caute per l’intera economia (Pil +3,3% nel 2014, non più 3,6) e 3,6% nel 2015 (vecchio dato 3,8%). Secondo le prime stime dell’Istituto di Statistica nel primo trimestre 2014 il Pil dell’economia lituana è cresciuto del 2.9% rispetto al primo trimestre 2013 e le previsioni della Banca centrale sono state riviste al ribasso: Pil +3,3% nel 2014 contro un precedente 3,6% e 3,6% contro 3,8% nel 2015. Sempre dati  macroeconomici eccellenti se confrontati a quelli di molti paesi europei.
L’altra faccia della medaglia è la disoccupazione che nel 2013 era dell’11,8% e nel 2014 dovrebbe atterrare ad un 10,4% secondo le previsioni ma a marzo scorso era al12,4%. Non solo, nonostante gli ultimi tre anni di crescita economica il reddito pro-capite è lontano dai livelli raggiunti prima della tremenda crisi del 2008 e anni successivi. La dura legge della finanza che risana conti e ammala cittadini.

Se non tutti i cittadini e le forze politiche sono entusiasti dell’entrata, le istituzioni lituane – con in testa la presidente Grybauskaitė – esprimono soddisfazione e vedono in un costo più  basso degli interessi il modo per trovare risorse per il pubblico, per le pensioni in particolare, che hanno subito restrizioni in questi  anni. Il rischio speculazione con aumento generalizzato del costo della vita viene ritenuto estremamente basso dai governanti.
In un momento di forte antieuropeismo l’arrivo della Lituania rappresenta, per le istituzioni europee e per tutti gli europeisti, un segnale positivo. Sarà difficile confermarli se l’integrazione non inizierà ad abbandonare le regole restrittive della finanza e quelle lasche dei mercati per orientarsi verso le regole per i cittadini.
Pasquale Esposito

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