Ancora minacce ambientali in Abruzzo: le varianti autostradali A24 e A25

Siamo costretti a ricordare nuovamente l’art. 9 dello statuto della Regione Verde d’Europa, l’Abruzzo: «La Regione protegge e valorizza il paesaggio, le bellezze naturali, l'ambiente, la biodiversità e le risorse genetiche autoctone, l'assetto del territorio e il patrimonio rurale e montano, garantendone a tutti la fruizione; fa sì che le fonti di energia, le risorse e i beni naturali siano tutelati e rispettati; promuove l'integrazione dell'uomo nel territorio; […]» [1]. Quegli abruzzesi che lo vollero nello statuto furono sicuramente lungimiranti e magari non si sarebbero aspettato che, negli anni immediatamente successivi, il loro popolo avrebbe dovuto ricordare quelle indicazioni in innumerevoli situazioni di minacce ambientali. A partire dal disastro di Bussi, per continuare con la vittoriosa battaglia contro l’insediamento di Ombrina proprio di fronte la Costa dei Trabocchi, e proseguire con l’attuale irrisolto inquinamento di mare Adriatico e fiumi abruzzesi. È automatico quindi chiedersi se è corretto diffondere un’immagine di questa regione ad impronta green e se gli amministratori sono effettivamente consapevoli della risorsa che il mare e i monti d’Abruzzo rappresentano per la collettività. Oppure se la domanda da porsi è se, quegli stessi amministratori, abbiano invece scelto una valenza esclusivamente commerciale e quindi, più che all’ambiente, si strizza l’occhio al commercio promuovendo il dilagare di centri commerciali. Lo si dica chiaramente quale è la volontà politica e si persegua l’obiettivo in modo da non generare conflitti interpretativi su dove questa Regione vuole andare e su cosa lascerà a chi verrà dopo. Sicuramente l’occasione di esprimersi in modo chiaro sulla vicenda autostradale A 24 ed A 25 arriva a proposito, come poche altre volte è accaduto; per la verità i presupposti dovrebbero essere tali da segnarne il fallimento da subito. In realtà così non è e tenteremo di individuarne i pericoli e le ragioni che potrebbero riproporre una riconsiderazione sulla direzione futura che avrà la strada che l’Abruzzo vorrà percorrere. La storia di quella che è meglio nota come l’Autostrada dei Parchi ha origine subito controversa. Fin dal 1969, anno della realizzazione della tratta Roma L’Aquila, ed anche nei successivi 169 km che ne integreranno la realizzazione nel 1977. Altri 117 km completarono la rete autostradale sotto la gestione ANAS. Le controversie nascevano dalla lotta che intrapresero alcuni amministratori dell’epoca per non essere tagliati fuori da quella rete autostradale. Miravano all’ottenimento di caselli autostradali sul loro territorio affinché ne risultassero incrementati gli sviluppi economici di quelle terre. Una svolta la si ebbe nel 2003 quando, a seguito di gara europea, il gruppo TotoSpA ed Autostrade SpA, subentrarono nella concessione della A 24 e A 25. La nuova società si denominava Autostrada dei Parchi SpA. Solo però il 31 maggio 2011 il gruppo Toto acquisì,con il 98%, il controllo dell’Autostrada dei Parchi SpA [2]. È indubbio che la realizzazione di questa rete autostradale aveva avvicinato le sponde adriatiche a quelle tirreniche in modo utilissimo e, quel viaggio in treno da ricordare per la sua durata e per i panorami che si incontravano, diventò fruibile solo dal piccolo traffico locale per lo più di pendolari, lavoratori tra centri vicini, e studenti. L’A 24 ed A 25 risultavano invece molto utilizzate da compagnie di autobus per l’attività di trasporto di persone tra centri dell’Abruzzo costiero e Roma ed i suoi aeroporti. L’attenzione generale sulla gestione di questa tratta autostradale e le conseguenti polemiche arrivano quasi subito. Avvenne per un grave incidente in cui incorsero il 31 Gennaio del 2005 due autobus delle Ferrovie del Gargano. Si alzarono vibranti proteste e numerose accuse lanciate verso i gestori di quella rete dagli utenti e dalle popolazioni interessate. Iniziò anche un procedimento giudiziario. Quella volta perirono 5 persone e tanto più numerosi furono i feriti. L’incidente vide coinvolti due bus, 3 camion 6 auto e finanche un’auto della polizia. L’accusa era che, malgrado vi fossero stati ripetuti allarmi sul peggiorare delle condizioni atmosferiche e sulla sicura formazione di strati di ghiaccio, non erano state adottate le misure idonee per informare gli utenti o l’utilizzo in misura sufficiente degli adeguati mezzi spargisale. Queste proteste venivano rispolverate puntualmente ad ogni inizio di anno con l’aumentare delle tariffe dei pedaggi. Scendevano in campo puntualmente le associazioni di categoria e sindacati maquesto, non ottenendo alcun riscontro, aveva assunto oramai il sapore di un pro forma; un contentino da dare per almeno non far passare sotto silenzio. Il film veniva riavvolto e riproposto ogni inverno quando, puntualmente, il piano neve per garantire la fruibilità dei tratti durante il cattivo tempo, veniva sempre giudicato insufficiente in tema di spiegamento di uomini e mezzi con l’evidente scopo di evitare risparmi economici. Inoltre, ad ogni inizio anno, con l’aumento dei pedaggi le proteste trovavano rinnovato vigorenella convinzione che non veniva percepito nessun miglioramento dei servizi ed anche in questo caso il film veniva riavvolto pronto per essere riproiettato l’anno successivo. Realtivamente agli aumenti ecco cosa emerse in un documento di Confartigianato, Fiap, Assotir, Fai, Fita e SnaCasartigiani. L’aumento del 2016 è stato del 3,45% in uno dei momenti di recessione più grave del nostro paese.Questiquelli degli ultimi anni: +1,11% nel 2009,+4,78% nel 2010, + 8,14% nel 2011, + 8,06% nel 2012, +7,56% nel 2013, +8,28% nel 2014 e +1,5% nel2015. (3) Attualmente il pedaggio autostradale costa oltre 13 centesimi di euro a chilometro, cosa che lo pone tra i più alti del mercato con servizi per l’utenza mai significativamente migliorati. E veniamo quindi ai giorni d’oggi quando, come evidenziato dall’esposto di due avvocati di Pratola Peligna, Aldo Di Bacco e Giancarlo Santilli [4], siamo in presenza del mancato intervento manutentivo sulle strutture autostradali come dimostrato dalle foto prodotte dai due legali. Con questa iniziativa alla magistratura si chiede se è lecito che accada questo… L’incuria ha prodotto costi di manutenzione adesso alti, troppo alti evidentemente secondo il gruppo che ha la gestione di questa rete, e con ritorno sicuramente poco profittevole per i prossimi 30 anni circa di contratto. Cosa fare allora per rendere remunerativo il tutto. Il privato, senza che questo sia illegittimo per la verità ma sicuramente inusuale per modalità, senza cioè che il pubblico, gli amministratori, insomma senza che chi dovrebbe gestire i bisogni delle comunità ne abbia individuato la necessità, si fa carico di enormi costi progettuali e propone, attraverso una realizzazione faraonicadel costo di oltre 6 miliardi di euro, di sventrare l’Abruzzo a più alta concentrazione di bellezze naturali. Viene proposta la realizzazione di tunnel a doppia canna più corsia di emergenza nel numero di 10 per oltre 40 km , quasi 5 volte il traforo del Gran Sasso, oltre raccordi, caselli e quant’altro necessario alla riduzione di circa 30 km di percorso sulla tratta Roma Pescara.Questi trenta Km sono proprio quelli ad altissima necessità manutentiva. Lunghi viadotti che, l’incuria di chi avrebbe dovuto provvedere, ha reso forse davvero pericolosi per l’utenza. Sempre relativamente al traforo del Gran Sasso, preso a paragone per semplificare la comprensione, è utile ricordare che con la sua realizzazione si abbassò la falda acquifera di 600 metri. Inoltre l’opera prevede la demolizione del tratto Cocullo- Pratola Peligna ( vedi foto Gabriele Boh Vallera) ed il declassamento dei tratti Pratola Peligna-Vittorito ed Aielli Celano- Cocullo [5].
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Siamo costretti a ricordare nuovamente l’art. 9 dello statuto della Regione Verde d’Europa, l’Abruzzo: «La Regione protegge e valorizza il paesaggio, le bellezze naturali, l’ambiente, la biodiversità e le risorse genetiche autoctone, l’assetto del territorio e il patrimonio rurale e montano, garantendone a tutti la fruizione; fa sì che le fonti di energia, le risorse e i beni naturali siano tutelati e rispettati; promuove l’integrazione dell’uomo nel territorio; […]» [1].
Quegli abruzzesi che lo vollero nello statuto furono sicuramente lungimiranti e magari non si sarebbero aspettato che, negli anni immediatamente successivi, il loro popolo avrebbe dovuto ricordare quelle indicazioni in innumerevoli situazioni di minacce ambientali.

Sirente
Sirente foto Luciano e Guido Paradisi

A partire dal disastro di Bussi, per continuare con la vittoriosa battaglia contro l’insediamento di Ombrina proprio di fronte la Costa dei Trabocchi, e proseguire con l’attuale irrisolto inquinamento di mare Adriatico e fiumi abruzzesi. È automatico quindi chiedersi se è corretto diffondere un’immagine di questa regione ad impronta green e se gli amministratori sono effettivamente consapevoli della risorsa che il mare e i monti d’Abruzzo rappresentano per la collettività. Oppure se la domanda da porsi è se, quegli stessi amministratori, abbiano invece scelto una valenza esclusivamente commerciale e quindi, più che all’ambiente, si strizza l’occhio al commercio promuovendo il dilagare di centri commerciali. Lo si dica chiaramente quale è la volontà politica e si persegua l’obiettivo in modo da non generare conflitti interpretativi su dove questa Regione vuole andare e su cosa lascerà a chi verrà dopo.

autostrada viadotti Cocullo Pratola Gabriele Boh Vallera
Tratto autostradale A24, viadotti Cocullo Pratola. Foto Gabriele Boh Vallera

Sicuramente l’occasione di esprimersi in modo chiaro sulla vicenda autostradale A 24 e A 25 arriva a proposito, come poche altre volte è accaduto;  per la verità i presupposti dovrebbero essere tali da segnarne il fallimento da subito. In realtà così non è e tenteremo di individuarne i pericoli e le ragioni che potrebbero riproporre  una riconsiderazione sulla direzione futura che avrà la strada che l’Abruzzo vorrà percorrere.
La storia di quella che è meglio nota come l’Autostrada dei Parchi ha origine subito controversa. Fin dal 1969, anno della realizzazione della tratta Roma L’Aquila, ed anche nei successivi 169 km che ne integreranno  la realizzazione nel 1977. Altri 117 km completarono la rete autostradale sotto la gestione ANAS. Le controversie nascevano dalla lotta che intrapresero alcuni amministratori dell’epoca per non essere tagliati fuori da quella rete autostradale. Miravano all’ottenimento di caselli autostradali sul loro territorio affinché ne risultassero incrementati gli sviluppi economici di quelle terre.
Una svolta la si ebbe nel 2003 quando, a seguito di gara europea, il gruppo Toto SpA ed Autostrade SpA, subentrarono nella concessione della A 24 e A 25. La nuova società si denominava Autostrada dei Parchi SpA. Solo però il 31 maggio 2011 il gruppo Toto acquisì,con il 98%, il controllo dell’Autostrada dei Parchi SpA [2].
È indubbio che la realizzazione di questa rete autostradale aveva avvicinato le sponde adriatiche a quelle tirreniche in modo utilissimo e, quel viaggio in treno da ricordare per la sua durata e per i panorami che si incontravano, diventò fruibile solo dal piccolo traffico locale per lo più di pendolari, lavoratori tra centri vicini, e studenti.  L’A 24 ed A 25 risultavano invece molto utilizzate da compagnie di autobus per l’attività di trasporto di persone tra centri dell’Abruzzo costiero e Roma ed i suoi aeroporti.
L’attenzione generale sulla gestione di questa tratta autostradale e le conseguenti polemiche arrivano quasi subito. Avvenne per un grave incidente in cui incorsero il 31  Gennaio del 2005 due autobus delle Ferrovie del Gargano. Si alzarono vibranti proteste e numerose accuse lanciate verso i gestori di quella rete dagli utenti e dalle popolazioni interessate. Iniziò anche un procedimento giudiziario. Quella volta perirono 5 persone e tanto più numerosi furono i feriti. L’incidente vide coinvolti due bus, 3 camion 6 auto e finanche un’auto della polizia. L’accusa era che, malgrado vi fossero stati ripetuti allarmi sul peggiorare delle condizioni atmosferiche e sulla sicura formazione di  strati di ghiaccio, non erano state adottate le misure idonee per informare gli utenti o l’utilizzo in misura sufficiente degli adeguati mezzi spargisale. Queste proteste venivano rispolverate puntualmente ad ogni inizio di anno con l’aumentare delle tariffe dei pedaggi. Scendevano in campo puntualmente le associazioni di categoria e sindacati maquesto, non ottenendo alcun riscontro, aveva assunto oramai il sapore di un pro forma; un contentino da dare per almeno non far passare sotto silenzio. Il film veniva riavvolto e riproposto ogni inverno quando, puntualmente, il piano neve per garantire la fruibilità dei tratti durante il cattivo tempo, veniva sempre giudicato insufficiente in tema di spiegamento di uomini e mezzi con l’evidente scopo di evitare risparmi economici. Inoltre, ad ogni inizio anno, con l’aumento dei pedaggi le proteste trovavano rinnovato vigorenella convinzione che non veniva percepito nessun miglioramento dei servizi ed anche in questo caso il film veniva riavvolto pronto per essere riproiettato l’anno successivo.
Relativamente agli aumenti ecco cosa emerse in un documento di Confartigianato, Fiap, Assotir, Fai, Fita e SnaCasartigiani. L’aumento del 2016 è stato del 3,45% in uno dei momenti di recessione più grave del nostro paese. Questiquelli degli ultimi anni: +1,11% nel 2009,+4,78% nel 2010, + 8,14% nel 2011, + 8,06% nel 2012, +7,56% nel 2013, +8,28% nel 2014 e +1,5% nel2015. [3] Attualmente il pedaggio autostradale costa oltre 13 centesimi di euro a chilometro, cosa che lo pone tra i più alti del mercato con  servizi per l’utenza mai significativamente migliorati.

Autostrada dei parchi pilastri
Autostrada dei parchi, pilastri. Foto Aldo Di Bacco

E veniamo quindi ai giorni d’oggi quando, come evidenziato dall’esposto di due avvocati di Pratola Peligna, Aldo Di Bacco e Giancarlo Santilli [4], siamo in presenza del mancato intervento manutentivo sulle strutture autostradali come dimostrato dalle foto prodotte dai due legali. Con questa iniziativa alla magistratura si chiede se è lecito che accada questo…
L’incuria ha prodotto costi di manutenzione adesso alti, troppo alti evidentemente secondo il gruppo che ha la gestione di questa rete, e con ritorno sicuramente poco profittevole per i prossimi 30 anni circa di contratto. Cosa fare allora per rendere remunerativo il tutto. Il privato, senza che questo sia illegittimo per la verità ma sicuramente inusuale per modalità,  senza cioè che il pubblico, gli amministratori, insomma senza che chi dovrebbe gestire i bisogni delle comunità ne abbia individuato la necessità,  si fa carico di enormi costi progettuali e propone, attraverso una realizzazione faraonica del costo di oltre 6 miliardi di euro, di sventrare l’Abruzzo a più alta concentrazione di bellezze naturali.

Gruppo Toto Autostrada dei Parchi
Le varianti previste dal Gruppo Toto sull’Autostrada dei parchi. Elaborazione Coordinamento NoToto
Autostarda dei parchi varianti cartina
Le varianti prevista dal Gruppo Toto sull’Autostrada dei parchi. Elaborazione Coordinamento No Toto

Viene proposta la realizzazione di tunnel a doppia canna, più corsia di emergenza, nel numero di 10 per oltre 40 km, quasi 5 volte il traforo del Gran Sasso, oltre raccordi, caselli e quant’altro necessario alla riduzione di circa 30 km di percorso sulla tratta Roma-Pescara. Questi trenta chilometri sono proprio quelli ad altissima necessità manutentiva. Lunghi viadotti che, l’incuria di chi avrebbe dovuto provvedere, ha reso forse davvero pericolosi per l’utenza. Sempre relativamente al traforo del Gran Sasso, preso a paragone  per semplificare la comprensione, è utile ricordare che con la sua realizzazione si abbassò la falda acquifera di 600 metri. Inoltre l’opera prevede la demolizione del tratto Cocullo-Pratola Peligna ( vedi foto Gabriele Boh Vallera) ed il declassamento dei tratti Pratola Peligna-Vittorito ed Aielli Celano-Cocullo [5].

La lettura dell’elenco delle zone interessate dallo Sventramento Stupridaggine, come denominato da un illuminato dossier subito fatto circolare dalle associazioni ambientaliste, fa tremare i polsi. Già solo per l’ardire di averlo proposto. Per chi conosce le zone su cui intervenire, il solo leggere l’elenco espone …alla fuoriuscita di qualche lacrima: Monti Simbruini; Monte Sirente; Monte Velino; Gole di San Venanzio; fiumi Giardino, Sagittario, Aterno, Sorgenti del Pescara, Gole del Sagittario; lago di Scanno e suoi emissari, Parco nazionale d’Abruzzo [5].

Abruzzo cascata
Le acque dell’Abruzzo interno. Foto Luciano e Guido Paradisi

Per il rischio sismico, secondo il Dr. Galadini dell’l’istituto nazionale di vulcanologia INGV  [5] (punto 7 dossier 03 08 2016), i lavori ipotizzati interesserebbero zone in cui sono presenti almeno 3 faglie attive, una delle quali oggetto di timori evidenti più volte espressi dagli organi preposti. Anche l’impatto idrico sui bacini sotterranei risulterebbe devastante per il rifornimento delle sorgenti attraverso la circolazione delle acque sotterranee che potrebbe essere sconvolta. A questo proposito si pensi che le sole sorgenti del Pescara hanno una portata di 6.000/7.000 litri al secondo.
Circa i costi di realizzazione dell’opera, 6 miliardi e oltre, essi saranno a carico di chi percorrerà l’autostrada nei successivi 45 anni oltre quelli già contrattualizzati fino al 2030. Il Gruppo Toto chiede infatti di rinnovare per ulteriori 45 anni la concessione di questa rete. Insomma i cittadini pagherebbero due volte in termini di pedaggi nei modi già illustrati in precedenza ed in tasse e ambiente sacrificato ai profitti di un privato. Non certo a quelli della collettività di quei posti che non hanno chiesto nulla se non, costantemente, il rispetto di quanto dovuto in termini manutentivi sulla rete esistente .
Tornando alla proposta inoltrata ed accettata dalla Regione Abruzzo, bisogna dire che da qualche tempo, prima che fosse ufficializzata, circolavano chiacchiere sulla necessità di dover …tenere occupata la nuova Talpa acquistata dal gruppo Toto in lavori che altrimenti non avrebbero giustificato i suoi enormi costi di investimento. Comunque il progetto Toto viene recepito favorevolmente dalla Regione Abruzzo ed immediatamente parte, con l’opposizione molto nutrita degli ambientalisti, anche l’organizzazione del fronte del SI che si consolida a Castelvecchio Subequo in una quarantina di sindaci convocati dal primo cittadino Salutari. Durante il dibattito a favore dell’opera, vengono rispolverate le vecchie insoddisfazioni sulla collocazione della tratta di 40 anni addietro, ed anzi addirittura la stampa riferisce che il sindaco di Primio adduce motivazioni favorevoli perché così facendo, secondo la sua visione, l’aeroporto di Pescara diventerebbe…. il terzo aeroporto di Roma. Insomma nessuno, nel fronte del si, che riesca ad illuminare le menti circa il vero problema: i rischi ambientali che questa Regione non può certo sopportare. Tutti ad evocare benefici, i favorevoli all’opera, o gli svantaggi, i contrari, per l’economia di cui godrebbero quelle zone grazie all’espediente viario. Nessuno, capace di valutare il vero problema, quello della devastazione ambientale, che darebbe un colpo mortale alla risorsa turistica-ambientale che madre natura ha regalato a queste aree. Nessuna mente illuminata degli amministratori ad indicare che il miglioramento dell’economia di quelle zone è possibile  attraverso un lavoro qualitativo di valorizzazione e conservazione di bellezze ambientali uniche piuttosto che dalla semplice realizzazione di uno svincolo autostradale.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti esprime parere negativo alla realizzazione dell’opera, e questo, apparentemente, lascia un sospiro di sollievo agli oppositori. L’invito però inoltrato alla Regione Abruzzo, di ricusare il parere positivo espresso, in autotutela, non viene accettato ed ecco che alcune voci ripropongono ancora fantasmi da valutare. Qualche importante critica viene anche espressa anche da un componente la giunta regionale e da altri politici alla guida della provincia appartenenti al partito di maggioranza. Con le ferie estive, la proposta sembra subire un ridimensionamento in consensi ed ipotesi realizzativa. Nascono però nuovi dubbi sulla possibilità che si riproponga il progetto includendo in esso anche una nuova rete ferroviaria a scorrimento veloce che congiunga la capitale alla costa. Vengono a questo proposito rispolverate alcune dichiarazioni dell’allora candidato governatore che in campagna elettorale ipotizzava una rete ferroviaria più veloce dalla costa verso Roma. Se reali però, queste ipotesi, sono davvero difficili da immaginare per le dimensioni che acquisterebbero le realizzazioni, ma anche i finanziamenti sarebbero di dimensioni …ancora più grandi.

Resta una considerazione finale da tenere a mente e valutare: se in sette anni è stato necessario far sobbarcare all’utenza aumenti dei pedaggi del 42,9 % vuol dire che: o il gruppo concessionario Toto non era contento dei profitti perché inadeguati ai suoi investimenti, oppure voleva approfittare per aumentarli ingiustificatamente. Se fosse reale come crediamo la prima ipotesi, a causa della scarsa presenza di traffico veicolare che non ha permesso neanche di investire sulla necessaria manutenzione della rete stradale, come può essere giustificato il nuovo enorme investimento che sarebbe a carico sempre degli stessi fruitori dell’autostrada? Sarebbero cioè sempre gli stessi a pagare, come visto per il passato. Lo farebbero oltre che economicamente anche come collettività che immola il suo ambiente, una delle risorse più lusinghiere che madre natura ha concesso!
Emidio Maria Di Loreto

Un grazie allo studio fotografico di Luciano e Guido Paradisi e a www.tripsinitaly.it
Un grazie a Gabriele Boh Vallera
Un grazie a Aldo Di Bacco e Giancarlo Santilli
Un grazie al Coordinamento NO Toto

[1] Per una lettura completa dell’articolo  http://www2.consiglio.regione.abruzzo.it/affassweb/LEGGI%20REGIONALI%20HTML/Statuto/Testo_Statuto.asp#Art.9
[2] http://www.stradadeiparchi.it/azienda/la-nostra-storia/
[3] http://www.confartigianatoabruzzo.it/2016/02/ancora-rincari-per-a24-e-a25-associazioni-trasporto-lanciano-protesta-saltare-un-casello-per-trovare-unintesa/
[4]
[5] dossier_no_toto_03_08_2016.pdf

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