Animal Collective. Merriweather Post Pavillon. All’orizzonte del pop sintetico un capolavoro in pista

Animal Collective Merriweather Post Pavillon
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Accoglienza trionfale per l’ottavo lavoro in studio degli Animal Collective: Merriweather Post Pavillon. Animal Collective Merriweather Post PavillonNelle riviste italiane non è raro leggere che sarà uno dei migliori album dell’anno. E siamo ancora alle uscite di gennaio.Del resto, i novantuno punti su cento che rappresentano la sintesi delle trentadue riviste esaminate da Metacritic dovrebbe bastare a collocarlo se non al primo posto almeno sui gradini più alti [1].

Il disco arriva dopo una parentesi con l’EP Water Curses dello scorso anno e Strawberry Jam del 2007 che già aveva  destato notevole interesse. Rispetto al precedente lavoro il gruppo originario di Baltimora ha perso il chitarrista Deakin (Josh Dibb) che non aveva partecipato al tour di Strawberry Jam.

Una perdita che ha accelerato il processo verso un maggior utilizzo dell’elettronica verso la quale sono stati sempre attratti come dichiara Avey Tare (David Portner) in un’intervista facendo i nomi dei Tangerine Dream, Kraftwerk, Göttesching, Riley e Reich fino alla <<minimal techno e l’hip-hop più sperimentale di oggi>>. Il dato più significativo è forse l’influenza del lavoro da solista di Panda Bear (Noah Lennox): più sampler e una registrazione che non è generata da quanto creato dal vivo ma direttamente dal lavoro alla console.

Se è vero che gli AC non inventano a tavolino la loro musica è altrettanto vero che <<lavorare con i sampler impone comunque un approccio diverso, più mentale e meno legato all’esecuzione delle parti>>. Sempre dalla stessa intervista Portner è il caso di leggersi le descrizioni di alcuni brani dell’album come per In The Flowers che narrando il distacco dalla moglie a causa del tour si struttura con <<l’alternanza di una parte più pastorale e una giocata sul martellare della ritmica. L’idea era quella di descrivere quel momento in cui giri senza meta per una città che non conosci, e alla fine vieni attratto dal rumore della gente dentro un locale. Così decidi di entrare e vieni investito dall’energia di quelle persone>> [2].

Nella recensione di Palazzo non si trovano cali di tensione per questa prova che viene definita <<Sgt. Peppers versione 2009>>. Nello scorrere i passaggi dei brani segnala alcuni rimandi che danno conto della forza della creatività e sintesi del trio. Da In The Flowers dove ad il cantato è accompagnato da una <<sei corde che pizzica una nenia pinkfloydiana avvolta in riverberi di inquietudine>> a My Girls che presenta assonanze con TV On The Radio e MGMT, a Summertime Clothes con <<sinth pulsanti Philip Glass>> o a Daily Routine un pezzo degli Yes <<remixato da Max Tundra>> [3].

Una nota sulle influenze è presente anche nell’articolo di De Luca. Ognuno dei componenti ci mette la propria dimensione sonora alterando continuamente la previsione del risultato finale. Un risultato spesso giocoso, ballabile. L’unico gruppo che forse potrebbe rivendicare con pieno merito radici che giungono dalla <<pastorale psichedelica>> e dai <<vocalizzi sinfonici dei Beach Boys>>. Del lavoro è affascinante l’intreccio post-pop con <<certe ripetitività daftpunkiane o genericamente technoidi>> come accade in My Girls.  [4].

Non da meno è Frattini che da atto al gruppo di essere riuscito ancora una volta ad essere strepitoso: come all’inizio avevano dato modernità al folk adesso con Merriweather Post Papillon hanno ricreato il pop psichedelico. Il folk, le chitarre e in genere gli strumenti tradizionali sono quasi svaniti del tutto a vantaggio dell’elettronica producendo <<una pastosa psichedelia, capace di plasmarsi a seconda dell’input melodico che il combo vuole seguire>>.
Quando cita le canzoni Also Frightened e Lion In A Coma fa riferimento a Sgt. Pepper’s, gli ottanta per Bluish, a spiccare sono Summertime Clothes, <<euforica giostra di elettronica disturbata attraversata da battiti acquosi e sottofondi di voci primordiali>>, In The Flowers, e My Girls <<pura grandeur melodica>> [5].

Non si risparmia nelle lodi nemmeno Speranza che dice di aver difficoltà ad inquadrare il sonoro di questa band tra le più influenti della scena musicale contemporanea. Senza farsi ingannare dalla sinteticità dei suoni questo disco <<potrebbe già essere definito come un punto di non ritorno all’interno del percorso che la musica moderna sta compiendo per cercare la propria identità>>. Per la sua verità ma anche per la capacità di sintesi che si nota nelle liriche e nel canto che non invidiano nulla ai lavori di decenni addietro, <<sintesi tra sperimentazione, indipendenza artistica e melodia>>. My Girls, Summertime Clothes, Bluish, Brothersport, Lion In A Coma, Taste <<non sono solo ottimi saggi di ecletticità stilistica ma anche grandissime pop-song>>, No More Runnin con <<un andamento fumoso quasi accostabile al trip-hop ma anche alla psichedelia dei Pink Floyd>> [6].

L’avanzare dell’elettronica e la capacità di sintesi sono gli elementi di questo disco che probabilmente per Coacci ha già chiuso i giochi del 2009. Sono riusciti a saldare le <<dicotomie>> della musica recente <<natura e artificialità, campagna e metropoli, fotosintesi e fotocellule, elettrolisi ed elettronica, corali ariose e suoni pressurizzati>>.
Nemmeno per lui ci sono momenti di stanca nell’incedere dell’ascolto. Solo per citarne qualcuno:  Summertime Clothes <<forse la melodia più memorabile della loro intera carriera>>, Taste <<Beach Boys processati da un Commodore 64>>, No More Runnin <<pura narcosi downtempo avviluppata in un periplo di coralità tacitiane>> e Brothersport <<un inno alcolico da confraternita universitaria>> [7].

Giudizio lusinghiero per Santoro che invita ad un ascolto più attento per evitare di giungere alla conclusione che si tratti di un caleidoscopio di sonorità messe lì casualmente ed evitare di <<farsi sopraffare dalla quantità di pennellate>> presenti nel quadro sonoro. Il risultato è semplice e porta a pezzi come My Girls <<bellissima canzone di pop alternativo>> [8].

Riuscito anche per Avella che lo considera <<brillante>>, con suoni di ogni genere e fatto di canzoni con <<struttura>> e <<melodie che scottano e irradiano lo spirito>> [9].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: pop
Animal Collective
Merriweather Post Pavillon
etichetta: Domino
data di pubblicazione: gennaio 2009
brani: 11
durata: 54:41
cd: singolo

[1] Nel 2008 il vincitore To Mali di Amadou & Mariam aveva racimolato 91 punti, mentre From Here We Go Sublime di The Field vincitore nel 2007 ne aveva 90 o Savane di Ali Farka Toure con 94 nel 2006, www.metacritic.com, febbraio 2009
[2] Diego Palazzo, “Bearfriend in a coma”, BLOW UP., gennaio 2009, pagg.16-19
[3]  Diego Palazzo, BLOW UP., gennaio 2009, pag. 55
[5] Ciro Frattini, www.ondarock.it, 5 gennaio 2009
[6] Mino Speranza, www.indie-rock.it, gennaio 2009
[7] Simone Coacci, www.storiadellamusica.it, gennaio 2009
[4] Fabio De Luca,”Folk extra-galattico”, Rolling Stone, gennaio 2009, pag. 132�
[8] Gianni Santoro, “Quanto è semplice il pop che sembra complicato”, xL, gennaio 2009, pag. 169�
[9] Gianni Avella, Sentireascoltare, gennaio 2009, pag. 25

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