Anna Loretoni: Ampliare lo sguardo. Genere e teoria politica

la copertina del libro Ampliare lo sguardo di Anna Loretoni
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Partendo dagli studi di genere, il testo, secondo il modello della decostruzione, s’interroga sulla necessità di rinnovare alcune delle categorie fondamentali della filosofia politica: cittadinanza, identità e cultura.
La crisi degli schemi interpretativi legati all’idea di nazione costringe a ripensare anche il ruolo dell’Europa.
la copertina del libro Ampliare lo sguardo di Anna LoretoniCi sono libri che appaiono necessari, anche per il frangente in cui appaiono. Questa sensazione accompagna nella lettura del testo di Anna Loretoni.
La strumentazione che esso concede al lettore, relativamente ad un’epoca come questa che è spesso presentata come critica, ci costringe a riflettere e anche, si oserebbe dire, a prender tempo.
Nel mezzo di una crisi importante, come quella che viviamo, il compito della filosofia, e di quella politica in particolare, è invitare a riflessioni sommesse e approfondite che siano in grado di render conto della complessità delle situazioni.
Fuori dalle urla e dalla mischia, il testo affronta, con competenza e chiarezza, contributi di studiose e studiosi che hanno approfondito differenti campi d’indagine e analisi e che hanno, però, assunto la riflessione di genere come asse portante della loro ricerca.
Questa particolare prospettiva costringe a una rilettura del lessico politico degli ultimi secoli e a una declinazione tutta nuova d’idee e concetti che davamo per scontati e, incredibilmente, abbiamo comodamente ritenuto come assoluti.

Citazione 1
L’immagine che ho adottato sin dal titolo, quella dell’ampliamento dello sguardo, vuol rendere in primo luogo conto del tratto per me fondamentale nella ricerca sociale che ha assunto il genere come categoria critica e decostruttiva, e che proprio in virtù di questa inclusione categoriale è stata in grado di rileggere – da un diverso e inusuale punto di vista – il percorso concettuale della modernità.

Le questioni di genere, secondo il modello di lavoro presupposto nel titolo, conducono a “allargare lo sguardo”.
Il metodo decostruttivo mette, infatti, in discussione i paradigmi e i concetti attraverso i quali abbiamo pensato noi stessi (identità) e gli altri (alterità) in questi ultimi secoli, e costringe a rivedere le idee di cittadinanza, di diritto e di libertà.
La necessità di “ampliare lo sguardo” nasce, e per così dire, grazie ai materiali “alluvionali” che gli studi di genere hanno riversato sulla scena pubblica: le condizioni di marginalità, di minorità, di subalternità mettono, dialetticamente, in crisi l’idea di centralità, di universalità, di potere.
Appare, allora, evidente che alla crisi, e alle crisi, non è possibile rispondere né con una sorta di nostalgia perduta del modello maschile né con una riproposizione dell’Europa quale centro portante degli assetti mondiali.

Citazione 2
Una delle sfide più interessanti che gli studi di genere hanno posto alla tradizione liberale concerne l’interpretazione di cosa sia l’individuo e di quanto siano rilevanti le relazione intersoggettive e sociali, tanto nella costituzione dell’identità individuale quanto nel modo di abitare insieme lo spazio pubblico della politica. Tutto ciò ha portato a mettere in discussione il tradizionale approccio liberale e contrattualista, e il modo con cui in questo contesto è stata tematizzata la nozione di autonomia.

La lettura di questo testo si rende, quindi, ancor più utile, perché l’analisi individua una serie di cerchi concentrici che non possono essere pensati separatamente: i grandi mutamenti che le società occidentali hanno conosciuto grazie alle riflessioni sulla condizione femminile e sul potere maschile; le mutate relazioni internazionali che, mentre sembrano allargare le possibilità di accesso ai diritti, riproducono immense sacche di marginalità e di esclusione, colpendo ancora e prioritariamente le donne.
Ampliare lo sguardo” significa, dunque, avere la consapevolezza che le differenze, partendo da quelle di genere, non sono sopprimibili in una vaga idea di uguaglianza universalizzante e omogeneizzante – uguaglianza che, tra l’altro, non è più facilmente riconoscibile con riferimento ad una comunità politica che ha pensato se stessa a partire da vincoli nazionali e geografici – .
Senza alcuna nostalgia per modelli presentati come universali, si tratta di vivere fino in fondo la necessità di ripensare i caratteri delle relazioni tra i generi, e quelli delle relazioni fra gli stati, secondo un multiculturalismo che non nasconda in sé la pretesa di sopprimere le differenze. In questo quadro, il ruolo dell’Europa può ancora essere quello di mettere in relazione lingue e culture diverse nell’ottica del dialogo.
Un ruolo, quindi, ancora importante, se l’Europa rinunciando alla centralità che la storia le aveva concesso, saprà ripensarsi come luogo di contatto, traduzione e interpretazione fra culture diverse.

Citazione 3
Seguendo questa linea d’indagine, dobbiamo pensare il progetto europeo a partire da un punto di vista nuovo, incarnato e situato, che interpreta l’Europa come una periferia e non come un nuovo centro sovrano caratterizzato da un’omogeneità culturale. Solo così lo spazio europeo può divenire un nuovo spazio sociale antirazzista, includente e multiculturale.
Antonio Fresa

Anna Loretoni
Ampliare lo sguardo
Genere e teoria politica
Donzelli, 2014
Pagine 194; € 30

 

Per saperne di più
Anna Loretoni è docente di Filosofia politica presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dove coordina il perfezionamento in «Politics, Human Rights and Sustainability». Ha pubblicato, tra l’altro, Pace e Progresso in Kant (Esi, 1996) e Teorie della pace. Teorie della guerra (Ets, 2005). È autrice di vari saggi in italiano, inglese e tedesco e ha curato Interviste sull’Europa. Integrazione e identità nella globalizzazione (Carocci, 2002) e Questioning Universalism. Western and New Confucianist Conceptions (con A. Pirni e J. Pauchard, Ets, 2013).

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