Anni felici di Daniele Luchetti

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Nel 1974 il nostro paese si prepara ad affrontare il periodo più buio della propria storia (a parte l’odierno ovviamente), infatti di lì a poco si manifesteranno le prime avvisaglie degli ‘anni di piombo’; ma il 1974 è soprattutto l’anno del referendum abrogativo, meglio noto come referendum sul divorzio, attraverso il quale gli italiani ebbero occasione di esprimere la propria opinione sull’approvazione della legge divorzista; è chiaro che in Italia qualcosa stava davvero cambiando e la famiglia Marchetti coerente con questi mutamenti sociali, compie la sua piccola rivoluzione.

Dario e Paolo, sono solo dei bambini, inconsapevoli ai quei tempi di quanto fossero davvero felici. Il più grande dei due Dario, ci racconta e ci rende partecipi della sua estate calda di quel ’74, anno in cui venne meno l’innocenza o forse anno in cui venne definitivamente riconquistata.
Testimoni diretti delle difficoltà della loro famiglia, sospesa tra tradimenti, bugie, crisi esistenziali e soprattutto sentimentali, si trovano ad essere attivi protagonisti anche della storia d’amore tra i loro genitori: Guido e Serena. La coppia rompe qualsiasi tipo di equilibrio imposto dalle convenzioni sociali e si lascia andare ad una vera dissoluzione coniugale.
La famiglia, dopo averla affrontata in Mio fratello è figlio unico e ne La nostra vita riemerge ancora come tema principale di discussione. Questa volta Daniele Luchetti, parla della sua esperienza personale lasciando allo spettatore il dubbio su cosa possa essere davvero autentico e cosa inventato di sana pianta. I due ragazzini protagonisti del film sono il doppio punto di vista narrante dell’evoluzione o involuzione della relazione tra la loro madre e il loro padre, i due adulti non riescono a trovare la giusta serenità, né il punto di incontro del loro rapporto, se non nello spazio circoscritto di una macchina o di un letto. Due luoghi prescelti, nei quali andranno a svilupparsi buona parte delle dinamiche familiari, era avvenuto già ne La nostra vita, il letto in particolare diventa spazio intimo di incontro, di confronto o scontro tra i 4 componenti e l’automobile è l’unico momento di riappropriazione del propri ruoli: figli e genitori.

Il film esplicita chiaramente una posizione tutta al femminile, in particolar modo è attraverso l’evoluzione spirituale di Serena, moglie e madre, che progredisce l’intera famiglia. Una progressione che è un po’ un’inversione di marcia, un nuovo senso di libertà che spoglia il nostro nucleo familiare da ogni forma di conformismo e Serena si denuda per Guido, ma soprattutto si denuda da Guido.
L’artista affascina questa donna devota al suo uomo e ai suoi figli, ma lasciarsi affascinare da se stessa è l’unico modo per rendersi desiderabile anche agli occhi di chi la vuole tenere chiusa nel suo cassetto.
Attraverso i primi piani stretti, sui volti dei protagonisti, in particolar modo sulla coppia, osserviamo l’espressione di onnipotenza di un artista quasi fallito, che ritrova la sua ispirazione solo attraverso la perdita del suo alibi, del suo punto di appoggio, Kim Rossi Stuart lo riempie di tic nervosi e atteggiamenti irritanti; e poi l’espressione di una donna che rasentando quasi l’estrema insicurezza dimostra più determinazione di chiunque altro e mette a punto la sua vera performance artistica, Micaela Ramazzotti, in particolare è in grado di rendere chiaro l’atteggiamento di Serena, attraverso la sua interpretazione al limite del disorientamento, ma in grado in ogni momento di riacquisire il giusto equilibrio vitale per riprendere in mano la sua femminilità. Una presa di coscienza  guidata da uno spirito libero, che riconosce il valore autentico ai sentimenti di amore e libertà, Helke è il simbolo dell’indipendenza da qualsiasi ruolo o stereotipo, calda e accomodante come solo Martina Gedeck sa rendere, diventa il ponte di attraversamento verso una rivoluzione generazionale.

Anni difficili, sofferti, dove c’è bisogno di una madre che ci soffi l’aria direttamente tra le nostre labbra, per riprendere respiro e tornare a galla e Dario e Paolo sono i compagni di avventura di questa mamma, donna amante e donna devota, i due ragazzini sono il punto di vista critico dell’intera storia, non si sentono mai soli, anche quando il più grande dei due cerca di far riacquisire coscienza ai suoi immaturi genitori. Li affiancano, li ascoltano e soprattutto li osservano attraverso i loro occhi e tramite una cinepresa super 8 che diventa mediatrice artistica di una realtà forse di eccessivi tormenti, ma che quei frammenti di pellicola sfarfallante sono in grado di testimoniare direttamente di quanto quegli anni così travagliati, malgrado nessuno se ne stesse accorgendo, fossero davvero Anni felici!

Annalisa Liberatori

 

Titolo originale: Anni felici  – Genere: Commedia – Distribuzione: 01 Distribuzione – Origine/Anno: Italia/2013 – Regia:  Daniele Luchetti – Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Catterina Venturini e Daniele Lucchetti – Interpreti: Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti, Martina Friederike Gedeck, Samuel Garofalo, Niccolò Calvagna, Benedetta Buccellato, Pia Engleberth– Montaggio: Mirco Garrone e Francesco Garrone – Fotografia: Claudio Collepiccolo– Scenografia: Giancarlo Basili – Musiche: Franco Piersanti

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