Aperto l’anno giudiziario tra pandemia e crisi della magistratura

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Nel fine settimana appena trascorso si è aperto il nuovo anno giudiziario in tutta Italia.
Aperto dapprima presso la Corte di Cassazione, con una cerimonia della durata di poco più di un’ora causa pandemia, tenutasi alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di poche altre cariche dello Stato e quindi presso tutti i distretti di Corte di Appello.

Ovunque la fastosità, che da sempre caratterizza questo appuntamento istituzionale, è venuta meno e d’altronde mal si sarebbe legata non solo all’accortezza sanitaria, ma anche alla crisi esplosa dentro la magistratura in conseguenza del caso Palamara.
A questo riguardo in tutte le sedi si sono spese parole di grande di preoccupazione. Giudizi in linea con quanto dichiarato nel suo intervento dal Primo Presidente della Corte di Cassazione, che non ha nascosto come gli ultimi tempi siano stati difficili per il Consiglio Superiore della Magistratura e per l’associazionismo giudiziario pur nella consapevolezza che la magistratura italiana possieda tutte le risorse atte a superare questo travagliato periodo.

A queste risorse ha fatto riferimento anche il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura asserendo che queste dovranno permettere di cambiare le modalità di nomina dei magistrati e di non disperdere le responsabilità dei singoli dentro archivi da dimenticare il prima possibile. Per questo, ha aggiunto, si avverte la necessità di un profondo cambiamento e di una vera rifondazione morale di tutta la magistratura.
Sarà il coraggio di tanti magistrati, ha sottolineato il Procuratore Generale presso la Cassazione, a dare la forza di ricostruire la credibilità della magistratura scossa e vilipesa da condotte di assoluta gravità.
Parole forti a riguardo sono state espresse dal Presidente della Corte di Appello di Reggio Calabria che nel suo intervento, ha auspicato un’autocritica piena da parte di tutti i magistrati senza pensare di poter scaricare le coscienze su condotte dei singoli i quali, pur se responsabili, hanno potuto continuare a operare imperterriti grazie alla consapevolezza se non alla complicità ed al tornaconto di molti.
A questo tema, preponderante nell’occasione, si è aggiunto il perenne problema delle pendenze. Problema che il Ministro della Giustizia ha affrontato dicendo come, nonostante la pandemia, nel 2020 nei tribunali e nelle corti di appello di tutta Italia, sia in primo che in secondo grado, le pendenze del civile sono diminuite rispetto al 2019. Ciò è avvenuto, ha aggiunto, soprattutto nel secondo semestre dell’anno ove la produzione degli uffici del settore civile è stata tale da determinare un indice di smaltimento dell’arretrato di segno positivo.

Non va nascosto che, leggendo i resoconti giornalistici, rari sono stati i riferimenti al personale amministrativo della giustizia se non per quanto risulta essere stato citato presso la Corte di Appello di Milano, dove si è sottolineato come gli uffici abbiano saputo reagire con immediatezza e reggere l’impatto della pandemia grazie al grande sforzo e all’eccezionale senso del dovere dimostrato dal personale di magistratura e amministrativo.
Da ultimo è emersa nelle relazioni di diverse Corti di Appello, tra cui quella di Palermo, la crescita del reato di usura, legato come sempre a doppio filo con il fenomeno mafioso e, in questi ultimi mesi, alla crisi economica derivata anche e soprattutto dalla pandemia.
Poco d’altro è stato detto e riportato.

Noi potremmo aggiungere senza utilità e quindi non lo facciamo, pochi numeri citati in qualche sede per mero scopo statistico mentre ci interessa sottolineare l’enorme disagio, di cui non risulta citazione oltre qualche raro riconoscimento, dei lavoratori amministrativi della giustizia che attendono da anni, seppur ignorati, vilipesi, umiliati e mai difesi veder riconosciuta la propria professionalità e il proprio attaccamento al dovere che ne fanno il “motore mai domo” della giustizia italiana.
Per tutto questo non possiamo che chiudere con le parole con cui Piero Sansonetti apre, sabato 29 gennaio in prima pagina su Il Riformista, un suo articolo a riguardo: Hanno aperto l’anno giudiziario in un clima surreale. Quasi non fosse successo niente nella magistratura in questi 12 mesi. Una cerimonia davanti al Presidente della Repubblica, piena di toghe, ermellini, velluti, ori e princisbecchi. E poi montagne, montagne infinite di ipocrisia.

Guido Peparaio

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