Anno scolastico all’avvio: Governo silente.

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L’annualità scolastica, prossima all’inizio, vede in azione il Ministero dell’istruzione sul versante amministrativo della gestione delle risorse umane.
Essendo necessarie, il Ministero competente sta procedendo alle assunzioni in ruolo del personale Docente per il 2018/2019. Come è noto, il piano assunzionale riguarda 57.322 posti autorizzati dal MEF a fronte di 58.295 posti privi di titolari; le procedure di assunzione riguardano anche il personale educativo ed il personale A. T. A.; c’è da rallegrarsene per le migliaia di insegnanti che escono dal mortificante precariato e da un orizzonte di troppo lunga incertezza professionale ed esistenziale, pur inserendosi all’interno d’una categoria di lavoratori che redditualmente è ancora ampiamente mortificata.

Secondo la trionfante ideologia del non–pensiero propria dei fautori del pragmatismo populista, sembra che nulla d’altro l’attuale compagine governativa sia in grado di riservare alla scuola pubblica statale. Nonostante i pronunciamenti politico-elettorali allusivi all’abrogazione della  L. n° 107/2015 (Buona Scuola), il M.I.U.R. è silente su tutto il resto – fondamentale – che riguarda il sistema d’istruzione e formazione del Paese.

Che quota di PIL il Governo intende destinare all’istruzione? È da attendere almeno una quota paragonabile agli altri Paesi membri dell’Ue? In secondo luogo, il Piano nazionale Scuola digitale continuerà ad essere finanziato adeguatamente (strumenti per l’innovazione didattica ed organizzativa e la correlata formazione dei Docenti e degli studenti) evitando sperequazioni territoriali?
Ancora: in che modo il Ministero, in solido con le Regioni, proseguirà, migliorandone l’efficacia, l’implementazione degli Avvisi F.S.E. P.O.N. 2014-2020? Come rifletterà il Ministero sull’esperienza triennale dell’obbligatoria – curricolare, valutabile – attività di alternanza scuola-lavoro, al di là delle modifiche introdotte dai Decreti legislativi attuativi della L. 107/2015 recanti, in particolare, norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze e degli Esami di Stato?
Queste le prime questioni per ora sottaciute dal Governo. Ad esse va aggiunta per rilevanza la tematica dell’edilizia scolastica e della sicurezza degli edifici che accolgono i bambini, i ragazzi ed il personale. Conseguentemente, non va trascurata la reale portata del diritto allo studio, della “cittadinanza” effettiva, dell’integrazione, dell’inclusione sociale, della multietnicità, della multiculturalità e delle “differenze”.

Il silenzio pare contraddistinguere il Ministro, l’apparato ed i maître à penser pedagogico come se un’idea di scuola pubblica, costituzionalmente fondata, nel XXI secolo sfugga di senno e resti priva, come sembra albeggiare, di una rigorosa ed utile concezione dell’educazione; come se una filosofia dell’agire apprenditivo e formativo non serva.

Una filosofia dell’agire apprenditivo e formativo, dunque non ha rilevanza scientifica né ragione di sussistere politicamente per il Governo pro tempore. Servirebbero e avrebbero ragion d’essere solo quelle sub-questioni lavorative che appaiano capaci di incrementare l’efficacia e l’efficienza (insensate poco conta) dei processi istruzionali, formativi ed educativi di ogni ordine e grado di scuola e confortare con risultati ostensibili a breve termine la spesa per l’istruzione. Ciò di cui invece la società e la scuola hanno bisogno è un progetto per le nuove generazioni degne eredi di quelle che hanno conquistato il pluralismo culturale, la democrazia partecipativa e contrastato la selezione classista e l’autoritarismo. Una scuola critica e creativa, nel silenzio e nell’inazione, è destinata ad estinguersi creando terra bruciata intorno e favorendo la penetrazione della logica profittevole del mercato capitalista nel dispositivo sociale di produzione culturale.

Consapevoli dei limiti annichilenti del “passare la nottata”, ma anche della grandezza del pensiero della resistenza ai tentativi di annientamento della “scuola dell’autonomia”, vanno immediatamente allertati i protagonisti degli eventi cognitivi e socializzanti che la comunità scolastica, in tutte le sue storiche componenti, può organizzare e proporre come reali agenti del “cambiamento”, tanto indispensabile quanto eticamente corroborante.
Protagonisti d’una concezione critica di fronte alle assiologie di successo, in grado di porre il problema dell’orientamento socio-valoriale da additare ai giovani come prospettiva, di una alternativa culturale e di vita che lasci spazio all’autonoma costituzione dello scenario complessivo, non necessariamente “compatibile” con il gioco della domanda ed offerta di beni e servizi.
Giovanni Dursi

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