Annotare e controllare. Il registro elettronico a scuola

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Tra i molteplici modi in cui le tecnologie digitali stravolgono e ricodificano la vita quotidiana di tutti, amanti o detrattori del bit, l’introduzione del registro elettronico a scuola merita sicuramente una  riflessione approfondita intorno a questa domanda: quanto spazio siamo disposti a sacrificare della nostra autonomia e della nostra libertà sull’altare laico della razionalizzazione e dell’efficientamento dei processi e delle relazioni.

Spunto per questa riflessione è un articolo pubblicato sulla rivista web Orizzonte Scuola che riporta di una lettera inviata al quotidiano La Repubblica da tre docenti di licei bolognesi, preoccupati per l’ansia che l’app /registro elettronico genera nei loro studenti. Risulta infatti che i collegamenti al registro siano superati soltanto da quelli ai social tipici della generazione Z (TikTok e Instagram).

Certamente per noi che fummo studenti in un’epoca diversa e che appare adesso artificiosamente remota per le rapide trasformazioni intervenute, il primo effetto dell’uso del registro elettronico a scuola che viene in mente è l’impossibilità di “fare filone”, “fare sega”, “fare forca”, “fare fughino”, “bigiare”, insomma marinare la scuola. Quel gusto proibito di ritagliare un inedito fuori orario alla ruotine quotidiana della vita dello studente è diventato impossibile dopo l’introduzione del sistema che, nel tempo massimo di un quarto d’ora, avvisa mamma e papà dell’assenza dalla classe del loro figlio, prima di quanto avrebbe mai fatto la più solerte delle presidi di una scuola privata di altri tempi.

Andando oltre questo aspetto nostalgico non si devono disconoscere i vantaggi offerti da questa tecnologia. Il maggior controllo consentito può essere molto utile a ridurre fenomeni di devianza giovanile e dispersione scolastica come pure a prevenire eventi drammatici cui abbiamo assistito nel passato, come suicidi di studenti bocciati o anche solo rimandati, mettendo sull’avviso i genitori di adolescenti fragili. Ora è possibile monitorare costantemente l’andamento scolastico dei figli e, in molti casi, venire a conoscenza degli esiti delle verifiche e interrogazioni anche prima di questi ultimi.

Occorre anche tener conto che l’applicazione va a incunearsi nella relazione scuola / famiglia che sta diventando, per questo e per molti altri versi, sempre più spinosa e conflittuale. È sotto gli occhi di tutti che, a partire da una sostanziale identità di vedute tra le due istituzioni che rispecchiava il conformismo sociale più generale degli anni ‘50 e ‘60, con le rivolte studentesche e le riforme scolastiche attuate negli anni ’70, scuola e famiglia hanno iniziato a guardarsi in cagnesco, e oggi difficilmente si trovano dalla stessa parte della barricata.

Recenti fatti di cronaca lo mostrano chiaramente, come il caso della prof colpita da proiettili di gomma in classe e privata della solidarietà delle famiglie che avrebbero potuto e probabilmente dovuto invece fare quadrato intorno a lei, redarguendo i propri figli e ponendosi serie domande sulla educazione e sui valori che stanno trasmettendo.

Le parodie di chat scolastiche dei genitori non riescono a tenere il passo con ciò che accade davvero nei “messaggi delle mamme” e di qualche papà, questi ultimi, generalmente in minoranza. Il fronte dei genitori non appare compatto al suo interno e questa frantumazione, oltre a dimostrare la straordinaria propensione al litigio che caratterizza la nostra epoca, fornisce spunti continui per criticare e attaccare il sistema scuola.

In questo scenario di ordinaria follia si insinua, con la spietata crudezza della matematica, un’applicazione  che trasforma ogni espressione dell’antica e sapiente arte di valutare un alunno, in un numero, in una curva, in un andamento inappellabile dove difficoltà emotive, cali e riprese, che una volta segnalavano il benessere o il disagio che l’alunno stava vivendo, contribuiscono unicamente a conferire discontinuità ai grafici.

I docenti di Bologna, firmatari dell’articolo Francesco Genovesi, Alberto Gualandi e Lorenzo Morri, si sono giustamente soffermati sul livello di ansia che questa riduzione alla media matematica comporta e soprattutto hanno posto un quesito fondamentale sulla libertà dell’insegnamento che dovrebbe affrancarsi da rigidi criteri di calcolo e propendere alla comprensione dello studente nella sua interezza e complessità; tralasciare la logica della performance e puntare alla conoscenza emotiva, sentimentale e mentale dell’alunno.

Andrebbe anche considerato l’effetto di abbattimento di ogni filtro tra la vita scolastica e quella familiare vissuto dallo studente, consapevole del fatto di essere costantemente esposto allo sguardo dei propri genitori, i quali sono in grado di conoscere gli esiti delle sue prove addirittura prima di lui. Quanto sia utile o dannoso un così alto grado di controllo familiare, anche sotto il profilo dello sviluppo dell’autonomia e dell’autodeterminazione del liceale, un inedito nella relazione genitori /figli, è qualcosa su cui riflettere seriamente.

In generale, l’utilizzo del registro elettronico deve renderci più consci di come l’implementazione delle tecnologie nella vita quotidiana possa trasformarla sostanzialmente con esiti non sempre scontati. L’idea ingenua secondo cui il mezzo informatico piuttosto che analogico non modifichi la funzione a cui è destinato, ovvero che la modifichi necessariamente in senso migliorativo va abbandonata.

Stefania Squillante

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