Anselmo

foto Maria Grazia Galatà
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Anselmo si era ritirato a vivere in campagna per sfuggire agli immensi condomini cittadini in cui aveva vissuto per anni. Amava il canto degli uccelli sul far del giorno e il suo animo coglieva poetiche sfumature in questo nuovo orizzonte.

Giorno dopo giorno, scoprì che poteva rilassarsi e tornare a fare anche un breve e ristoratore sonnellino pomeridiano, prima di riprendere la giornata.
Che incanto, che paradiso”, si diceva, a ribadire la bontà della sua scelta che pure lo esponeva a percorrere non pochi chilometri al giorno per recarsi al lavoro.

Il suo vecchio vicino, il buon e placido Golia, morì qualche tempo dopo e gli eredi misero in vendita la casa che confinava, lungo la linea del giardino, con quella di Anselmo. Una giovane coppia venne dalla città con i suoi due bambini. Erano gente di città, come lo era stato lui un tempo, e questo lo rassicurò all’inizio. Chi fugge dalla città deve amare la quiete, pensò, quasi contento di avere una nuova possibile compagnia.
Che brusco risveglio di lì a poco. Il padre parlava al telefonino, urlando nel suo giardino; la madre sembrava non gestire quelle due piccole pesti che si alternavano nello strepitare in pubblico.
Insomma i veri mostri della postmodernità, quelli che sono convinti che educare un bambino al rispetto degli altri implichi il limitarne le capacità.

Anselmo iniziò a covare un odio sordo che non ammetteva correttivi. Certo erano bambini e come potresti odiarli, si diceva. Questa scusante non valeva per i genitori che anzi appartenevano alla categoria che Anselmo odiava di più. I falsi educati, quelli che fingono di rispettarti e dicono al figlio con voce melensa, mentre quello urla come un dannato: “E dai…non urlare”. Poi ti guardano come a dire e che ci posso fare? In realtà ti dicono che non gli frega niente e tutto deve andare così perché si sentono i signori del mondo…

Anselmo non era, in fondo, cattivo e neanche violento, ma un giorno dopo l’altro, articolò la sua vendetta. “Vi piace urlare?”.
Imbracciò dalla finestra il suo fucile da caccia e sparò con destrezza: prima le donne e i bambini e infine il padre che, ovviamente e sulle prime, non aveva capito che cosa stesse accadendo, preso com’era a urlare dentro un telefonino.

Il racconto è tratto da
Antonio Fresa
Delitti esemplari nel Bel Paese
L’Erudita, 2016
pagg. 124
€ 13,00

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