Alfabeto letture alternative: Antonio Iovane

Il brigatista Antonio Iovane
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“Chi vince piglia tutto, anche le coscienze. La Storia non è la verità dei fatti, ma la legittimazione del presente. Basta che prenda una direzione anziché un’altra ed ecco che i ruoli si invertono, il martire può diventare un terrorista e poi trasformarsi di nuovo in martire. Altrimenti sarebbe possibile scriverla subito, la Storia. E invece chi vince si guadagna anche il diritto di farlo, e così di giudicare il passato. E’ la fine a illuminare l’inizio.”

Antonio Iovane, nato a Roma nel 1974, giornalista e inviato per Radio Capital dal 2003 allo scorso anno, con Il brigatista, pubblicato nel 2019, ci offre una ricostruzione romanzata, ma ricca di precisi e documentati riferimenti storici, di un periodo particolarmente significativo nella storia del nostro paese: quello dei cosiddetti anni di piombo, dalla strage di piazza Fontana a Milano nel 1969 al sequestro e alla liberazione del generale Dozier nel 1982.
Il libro si apre con la cattura di due brigatisti nel giugno 1979, registrata quasi per caso dalla giornalista di una televisione locale. Uno dei due brigatisti riuscirà a fuggire, si metterà in contatto con la giornalista e a lei racconterà la sua storia e, di riflesso, quella delle Brigate Rosse nelle quali ha militato. Emergeranno così le incertezze e le paure, gli entusiasmi e le delusioni, i dubbi, i tradimenti, le violenze che hanno segnato la sua vita dal momento del suo ingaggio alla cattura, attraverso il progressivo coinvolgimento nelle rapine, negli attentati, nei rapimenti, negli omicidi che hanno caratterizzato l’evoluzione dell’organizzazione.
Le vicende del brigatista si intersecano con quelle di altri personaggi: un giovane che sogna di fare il carabiniere e che finirà per far parte dello speciale gruppo di polizia guidato dal generale Dalla Chiesa; un timido e talentuoso cronista che, prima dei paludati colleghi, saprà intuire la pericolosità delle trame eversive delle BR e pagherà con la vita le sue scomode verità; due giovani di periferia che entreranno tragicamente in contatto con il dramma della droga; uno sceneggiatore di film di cassetta con il sogno di girare un film serio con il grande Gian Maria Volonté.
Il continuo intrecciarsi degli avvenimenti riguardanti la vita di questi personaggi immaginari con i fatti reali che hanno costituito la storia della tentata eversione da parte delle Brigate Rosse regala al romanzo un ritmo incalzante e serrato, degno di un thriller (e infatti non manca un colpo di scena finale), e ci offre una ricostruzione estremamente credibile di un periodo storico complesso e pieno di ombre e misteri irrisolti.
Antonio Iovane non ha la pretesa di spiegare le ragioni di scelte che hanno portato a drammatiche e sanguinose conseguenze, né tanto meno di giustificarle. Ma mostrandoci il lato umano, a volte sentimentale, dei suoi personaggi, ci aiuta a meglio comprenderle, inquadrandole in un contesto ancora scarsamente indagato e ricco di dubbi, domande rimaste senza risposta, incertezze e contraddizioni.

La lettura alternativa di questa settimana è la seguente:

Lucia Tilde Ingrosso, Una sconosciuta

“Non saprei dire se la sconosciuta è bella o brutta: persa nei dettagli, non riesco a coglierne l’insieme. Ha piccole rughe intorno agli occhi, la pelle sottile, il collo lungo. Non troverei il suo sguardo minaccioso, la sua presenza sgradevole o la sua vista angosciante, se non fosse che quella sono io.
Ma io chi? Non ricordo assolutamente nulla di me. Non so chi sono, da dove vengo, perché sono qui.”

Lucia Tilde Ingrosso, nata a Milano nel 1968, è una giornalista e scrittrice estremamente eclettica. Ha pubblicato oltre 20 libri, alcuni in coppia con il marito Giuliano Pavone, misurandosi con i generi più disparati: noir, thriller, comico, rosa, fantasy.
Una sconosciuta, il suo ultimo romanzo edito nel 2018, è un thriller particolarmente originale e riuscito. Una professoressa di lingue perde la memoria in seguito a un grave incidente stradale e deve ricostruire il proprio passato attraverso una lenta e difficoltosa terapia cognitiva. Si rende così conto con sconcerto di non essere la moglie e madre modello che tutti credono, di aver avuto trascorsi oscuri e pieni di segreti e menzogne e di essere stata vittima di un tentato omicidio. Con l’aiuto di un ufficiale dei carabinieri, vecchia fiamma dell’adolescenza, riuscirà a ritrovare se stessa e a dare inizio a una nuova vita.
Una storia ben scritta, con una prosa rapida e vivace, una convincente alternanza dei punti di vista, un sapiente utilizzo dei flashback e un’apprezzabile attenzione agli aspetti intimisti e psicologici della complessa personalità della protagonista.

GianLuigi Bozzi

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La stesura di questo Alfabeto non ha alcuna particolare pretesa.
Vuole solo essere un gioco, un espediente per ricordare e segnalare autori e titoli che ritengo validi.

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