Antonio Motta presenta “Quando la Daunia bruciava” di Joseph Tusiani

alla presentazione di Antonio Motta
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A Rodi Garganico, in uno spazio suggestivo e vivace del “Rodi Art Discrict”, si è raccontata la vita e le opere di Joseph Tusiani e, nello specifico, il primo romanzo scritto dall’autore nel 1948 sull’onda dello struggente ricordo del bombardamento della città di Foggia, dal titolo “Quando la Daunia bruciava

Antonio Motta

Il professor Antonio Motta, fine intellettuale e responsabile del “Centro di documentazione Leonardo Sciascia – Archivio del Novecento”, curatore con Cosma Siani della stampa del romanzo, ha narrato la vita dello scrittore dalla nascita al ’48 per fornire elementi di approfondimento nell’approccio alla lettura.

Un racconto che ha condotto il pubblico nella vita privata di Tusiani, nella povertà desolante della sua famiglia, nell’infanzia vissuta religiosamente facendo il chierichetto con la vocazione sacerdotale che perderà nel ‘40, nello studio del violino che la madre aveva comprato di seconda mano. Una vita di stenti e di mancanze, soprattutto quella del padre che lo stesso Tusiani definisce “un quadro appeso alla parete”.

Nel ’40 scrive un romanzo per partecipare ad un concorso letterario per giovani scrittori e che redige a mano in tre copie, alla luce di un lume a petrolio.

Joseph Tusiani

Era determinato a diventare poeta, filologo e narratore. L’audacia, il sacrificio, lo studio lo porteranno a realizzare questo sogno. La continua ricerca della sua identità che si sentiva americano quando era in Italia e italiano quando era in America, ma nel cuore sempre il Gargano e il dolore della nostalgia che lo ha accompagnato fino alla fine. Un emigrante di “lusso”, come amava definirsi, perché migrante con una laurea in tasca che gli ha permesso di non passare per la Ellis Island l’isola dove era sbarcato il padre.

Antonio Motta descrive il romanzo come un intreccio di storie nella storia, difficile da illustrare, ma accattivante da leggere, costruito come la trama di un film, autobiografico perché i protagonisti incarnano il sogno di Tusiani da giovane di diventare, come dicevo nelle righe precedenti, poeta, filologo e narratore.

Motta, in questi anni, ha pubblicato molti dei lavori di Joseph Tusiani e quest’ultimo, postumo solo nella presentazione, è tornato nelle mani dell’autore poco tempo prima della sua scomparsa, regalandogli un ritorno al passato come per restituirgli la giovinezza perduta.

Sulla banchina del Porto Turistico il “Rodi Art Discrict” ha messo in scena una pagina culturale che fortemente rivendica la natura “bella e colta” della terra garganica. Sì, perché il Gargano non è solo la terra della mafia garganica, oggi più che mai alla ribalta delle cronache, ma è soprattutto una terra di belle menti.
È la terra che ha dato natali a uomini che hanno creduto nella cultura come arma potente per sovvertire la durezza di questo territorio. Uomini come il professor Motta che nel suo “Centro di documentazione Leonardo Sciascia – Archivio del Novecento” a San Marco in Lamis ti accompagna in un luogo magico dove ogni minimo spazio è occupato da un libro. Un lavoro incessante di ricerca e studio, di necessità di diffondere la conoscenza del nostro territorio e dei nomi illustri che lo hanno attraversato, la necessità di elargire strumenti per diffondere bellezza. In questa terra che Lucia Tancredi in “Gargano negli occhi” definisce “un’isola”, c’è bisogno dell’acqua che sorregga e circondi questo luogo incantato e quest’acqua può essere solo la cultura con la diffusione della stessa per sopravvivere. Nelle menti illuminate possiamo trovare sostegno e forza per germogliare come fiori nel deserto.

A Ria Lussi, artista “utopista” così definita da Motta, e Carlo Borriello un grazie per il lavoro tenace che svolgono animando lo spazio del “Rodi Art Discrict” con eventi e mostre, come quelle presenti in questi giorni con i lavori della stessa Ria Lussi, il fotografo Mario Giacomelli e l’esordiente Pasquale Ottaviano.
Nicla Pirro

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