Apollo 11

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È trascorso mezzo secolo da quando Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, equipaggio dell’Apollo 11, intrapresero il viaggio che porterà l’uomo a camminare sulla Luna e che determinerà per l’intera umanità un balzo tecnologico e mentale verso il futuro.

Durante quell’incredibile viaggio l’equipaggio girò una serie di riprese in formato 70 mm di straordinaria qualità e oggi grazie ad un archivista del NARA, agenzia americana che si occupa del recupero e conservazione di documenti storici, con quei filmati è stato realizzato uno strepitoso documentario che per la qualità dei dialoghi e delle riprese sembra girato ai giorni d’oggi con una perfetta ricostruzione degli ambienti anni 60.

Il documentario ha davvero grande fascino sia per chi quel giorno già c’era e può testimoniare ancora oggi la sua presenza seppure dinanzi ad una televisione, sia per tutti coloro che erano in quel lontano 1969 troppo giovani o che sono nati dopo.

Rivediamo una America “really great” dove incredibilmente la prima notizia dei telegiornali in quei giorni non è la missione Apollo 11, ma l’incidente automobilistico causato dal senatore Ted Kennedy che ha provocato la morte di una giovane donna e la tregua in corso in Vietnam.

I tre membri dell’equipaggio, per intere generazioni tutti i bambini del mondo sogneranno di fare l’astronauta, sono consapevoli che con loro in quella missione c’è non solo l’America, che per prima ha voluto raggiungere quell’obiettivo a partire dal grande progetto lanciato dal Presidente John F. Kennedy nel 1961, ma l’intera umanità che attraverserà un confine dal quale non potrà più tornare indietro.

Gli astronauti affrontano la missione con lo spirito tutto americano dei Pionieri alla scoperta del West, mentre in Texas la centrale di controllo di Houston li seguirà per quanto possibile, con i limitati mezzi tecnologici dell’epoca.

Poter vedere nei filmati originali quei volti , gli ambienti nei quali lavoravano è stupefacente: piccoli monitor in bianco e nero incastonati in enormi hardware, ciascun operatore ha dinanzi a se blocchi di carta su cui prende appunti e fa calcoli manuali, si respira l’assoluta mancanza di norme sulla sicurezza dell’epoca; molti fumano sigarette o anche sigari e nessuno pare lamentarsi dei danni del fumo passivo, sulle scrivanie non si vedono posacenere il che fa immaginare cosa possa esserci sul pavimento, le pareti sono tappezzate di mappe geografiche della terra e mappe astronomiche,

Ma è nei dialoghi tra l’equipaggio ed il centro di controllo di Houston che si respira la portata della missione: l’equipaggio deve talvolta disattivare il pilota automatico e procedere con manovre manuali, Armstrong, che pilota l’Apollo 11 in ben due occasioni invita Houston a fare silenzio per non essere distratto è tutto talmente empirico ed il fattore umano pesa ancora tantissimo .
Pesa enormemente anche il carattere di questi tre uomini almeno tanto quanto le loro conoscenze tecniche, quando il modulo lunare Eagle si sgancia dall’Apollo 11 con a bordo Neal e Buzz per procedere verso l’allunaggio, Michael rimane solo, continuerà a girare in orbita attorno alla luna e tutte le volte che percorrerà il lato oscuro della luna resterà solo, anni dopo definirà se stesso in quelle ore l’uomo che è stato più solo al mondo.

I due astronauti esploratori si avvicinano con il modulo alla superficie lunare e possiamo ascoltare incantati le voci autentiche dalle quali trapelano tutte le emozioni umane di chi sa che sta facendo la storia; i due parlano tra loro del colore della superficie lunare che dalla Terra pare giallo mentre da vicino è quasi marrone, sembra di sentire gli uomini a Houston trattenere il fiato mentre si avvicinano alla crosta lunare, in realtà in tutto il mondo milioni di persone sono attaccate alla televisione per la prima volta dopo le grandi guerre ci si sente parte della grande famiglia umana, chi bambino o ragazzo quella sera ha assistito a quell’evento per tutta la vita ricorderà dove era quando l’uomo ha fatto il primo passo sulla Luna .

I Sapiens sul piccolo pianeta blu trattengono il fiato, Neil Armstrong scende la scaletta e poggia il piede le sue parole rimarranno nella storia “un piccolo passo per un uomo un grande passo per l’umanità”.

La qualità delle immagini è impeccabile se consideriamo l’epoca e anche le voci ci arrivano sorprendentemente nitide.
A Houston esplode l’emozione e si accendono i sigari, ovunque si assiste a come si formano le impronte del primo uomo sul suolo lunare.
Il successo degli Stati Uniti nella corsa con la Russia è “stellare”.

Poche decine di anni ci separavano dalla carneficina e dagli orrori della seconda guerra mondiale di fronte ai quali noi stessi saremo stati increduli eppure le parole iscritte nella targa lasciata sulla Luna sono parole di pace: “Siamo venuti in pace a nome dell’intera umanità” , la targa riporta una mappa dei due emisferi terrestri, le firme dei tre astronauti e dell’allora Presidente Richard Nixon, il successo deve essere completo.
Anche con il senno di poi lo spettatore non può non vivere l’ansia del rientro nell’atmosfera e dei minuti in cui Houston perderà il contatto con i tre astronauti, le registrazioni dei rumori di sottofondo originali ti riportano a quei momenti.

Il rientro è da manuale e degno dei più grandi colossal di Hollywood; tutto funziona come un orologio: i grandi paracaduti con i colori della bandiera americana si aprono mentre dalle navi militari la banda musicale inizia a suonare e gli elicotteri si precipitano a recuperare gli eroi nazionali, da li è un susseguirsi di bellissimi filmati di epoca su quella che fu l’accoglienza americana, sfilano le mogli dell’equipaggio con i capelli gonfi dalle messe in piega, i bambini, il bagno di folla festante che li attende in una Chicago vestita a festa per l’occasione, sembra davvero di rivivere la grande ubriacatura di quel momento.

Documentario davvero splendido, ma assolutamente imperdibile per quel bambino che negli anni ’60 e ’70 ha sognato di diventare astronauta.
La scienza dello spazio così come la scienza nucleare e qualsiasi altra tecnologia non porta con se nessuna coscienza, il fatto che la sua forza sia posta al servizio del bene e del male dipende dall’uomo
John F. Kennedy, discorso 1961.

Adelaide Cacace

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