Appunti sulla resistenza palestinese

Cisgiordania, campo profughi Jenin

Come giudicare la resistenza palestinese in modo corretto tenendo presente la complessità della storia del ? L'occupazione della terra palestinese si basa sulla negazione dell'esistenza di questo popolo e sul diritto “divino” di un'agenda coloniale. La resistenza palestinese ha adottato la strategia di una guerra popolare di lunga durata, affinché la venga riconosciuta come nazione a cui si è sottratto il possesso delle proprie terre.

Alla fine del 1947 iniziò una ben organizzata campagna militare durante la quale le forze sioniste uccisero circa tredicimila , distrussero almeno 530 villaggi ed espulsero con la forza l'80% della popolazione palestinese dalla loro terra. Perirono anche oltre  cinquemila combattenti e civili ebrei.

Il coprifuoco, le demolizioni delle case, la tortura legalizzata, le espulsioni agite dallo stato israeliano sugli abitanti dei territori occupati, rientrano in un vasto assortimento di violazioni dei diritti umani. Non si può giustificare l'intensa azione violenta degli israeliani in risposta alle azioni solitarie di qualche individuo, azioni che ricadono su tutto il popolo palestinese.

Cisgiordania, campo profughi Jenin
Cisgiordania, campo profughi Jenin. Foto Hamad Tqatqa 2023

E di qualche giorno fa la notizia (l'ennesima) che un tribunale israeliano  ha concesso alle famiglie palestinesi nel Negev (o Naqab) fino a marzo del prossimo anno per distruggere le loro case e lasciare il loro villaggio per far posto all'espansione di una vicina città israeliana. Si tratta di 500 persone del villaggio di Ras Jrabah [1].

Il Segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, non più di qualche giorno ha detto con chiarezza che la crescita delle colonie israeliane nei territori palestinesi sono «una violazione flagrante del diritto internazionale»  e rappresentano un importante ostacolo «significativo alla realizzabilità della soluzione dei due stati e al raggiungimento di una pace giusta, durevole e inclusiva». E ancora, gli insediamenti illegali sono «causa di tensioni e di violenze e aumenta in misura considerevole il bisogno di aiuti umanitari da parte della popolazione».

Può essere definito “terrorismo” la ricerca di libertà di un popolo? E il palestinese deve sempre ricoprire il ruolo stereotipato del terrorista?

La stragrande maggioranza dei mass media occidentali descrivono da sempre con un linguaggio neutro, la violenza agita da Israele sui palestinesi, modellando di fatto l'opinione pubblica. Le vittime palestinesi sono spesso enumerate in statistiche fredde e anonime, mentre immagini e termini coinvolgenti sono utilizzati per descrivere il dolore delle vittime israeliane. La distorsione dell'immagine collettiva della resistenza palestinese impedisce un dialogo franco sulla delicata vicenda che si perpetra da oltre settant'anni.

L'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite riconosce il «diritto naturale» alla legittima difesa, individuale o collettiva, nel caso in cui un Paese… sia oggetto di un'aggressione armata? [2].

E perché le azioni della resistenza palestinese sono definite con la parola terrorismo mentre gli attacchi con armi nucleari e con ordigni vietati internazionalmente usati da altri Stati, USA e suoi alleati inclusi, non lo sono?

Forse la parola terrorismo serve ai colonizzatori per screditare chi resiste?

Chi vive l'intera esistenza in condizioni disumane rischia di compiere azioni inumane.? Dunque non è l'Islam, ma sono le condizioni ambientali e la natura dell'uomo sia esso credente, profano o agnostico.

La resilienza è la prova lampante con cui ogni giorno i palestinesi continuano a vivere, studiare, pregare e lavorare in questa terra martoriata. Tra un checkpoint e una perquisizione, tra gli spari all'alba e i rastrellamenti, tra gli espropri e le violenze gratuite. Vivere nella violenza, sottomessi all'ingiustizia è incompatibile con la salute psicologica. I palestinesi non anelano a farsi saltare in aria e allo stesso tempo i palestinesi non hanno invaso la terra altrui.

Aspettarsi dunque che i palestinesi non provino sentimenti di astio verso lo stato di Israele sarebbe come aspettarsi che una donna violentata provi empatia per il suo aguzzino. Non è l'odio, e non la sicurezza, che ha permesso agli occupanti di compiere massacri di civili, di bruciare distese di ulivi centenari, di sparare sui giovani ammanettati, di distruggere con i bulldozer villaggi e vite?

In nome dell'occupazione si perpetra la pulizia etnica mentre l'Occidente e buona parte del resto del mondo guardano dalla parte.

Vi lascio con i versi, tra i più noti, del poeta scrittore e giornalista palestinese Mahmoud Darwish. La poesia è Carta d'identità  e fu scritta d'impulso, negli anni Sessanta, dopo che Darwish uscì da un ufficio amministrativo israeliano. Versi nei quali si identifica con la figura del padre.

Ricordate!
Sono un arabo
E la mia carta d'identità è la numero cinquantamila
Ho otto bambini
E il nono arriverà dopo l'estate.
V'irriterete?

Ricordate!
Sono un arabo,
impiegato con gli operai nella cava
Ho otto bambini
Dalle rocce
Ricavo il pane,
I vestiti e I libri.
Non chiedo la carità alle vostre porte
Né mi umilio ai gradini della vostra camera
Perciò, sarete irritati?

 Ricordate!
Sono un arabo,
Ho un nome senza titoli
E resto paziente nella terra
La cui gente è irritata.
Le mie radici
furono usurpate prima della nascita del tempo
prima dell'apertura delle ere
prima dei pini, e degli alberi d'olivo
E prima che crescesse l'erba.
Mio padre… viene dalla stirpe dell'aratro,
Non da un ceto privilegiato
e mio nonno, era un contadino
né ben cresciuto, né ben nato!
Mi ha insegnato l'orgoglio del sole
Prima di insegnarmi a leggere,
e la mia casa è come la guardiola di un sorvegliante
fatta di vimini e paglia:
siete soddisfatti del mio stato?
Ho un nome senza titolo!

Ricordate!
Sono un arabo.
E voi avete rubato gli orti dei miei antenati
E la terra che coltivavo
Insieme ai miei figli,
Senza lasciarci nulla
se non queste rocce,
E lo Stato prenderà anche queste,
Come si mormora.
Perciò!
Segnatelo in cima alla vostra prima pagina:
Non odio la gente
Né ho mai abusato di alcuno
ma se divento affamato
La carne dell'usurpatore diverrà il mio cibo.
Prestate attenzione!
Prestate attenzione!
Alla mia collera
Ed alla mia fame!

Quando tempo occorrerà ancora per vedere la pace?
Cinzia Santoro

 

[1] Lubna Masarwa, Israel: Court orders removal of Palestinian Negev village to build Jewish neighbourhood, 28 luglio 2023
[2] dal dizionario della Treccani: “Condizioni per l'esercizio della legittima difesa. – La legittima difesa può esercitarsi solo in caso di attacco armato in atto, sferrato da forze regolari attraverso una frontiera internazionale o attraverso l'invio di bande armate sul territorio di un altro Stato, quando tale operazione, per la sua ampiezza, configuri un'aggressione armata (Aggressione. Diritto internazionale). L'azione militare deve inoltre rispettare i parametri della necessità e della proporzionalità. L'art. 51 della Carta dell'ONU e la corrispondente norma di diritto consuetudinario vietano pertanto un'occupazione militare prolungata e l'annessione del territorio dello Stato autore dell'attacco.”

 

 

 

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