Architettura mediterranea, malleabile per natura

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Continuo a parlare di Architettura mediterranea, quella che ci circonda da ogni lato, sopra e sotto. Che anzi è parte di noi stessi. Peccato che siamo tanto bravi a nasconderla con la brutta Architettura dei tempi nostri, ovvero con la cosiddetta Edilizia corrente di stampo moderno, che significa standardizzazione fuori luogo in tutti i sensi. Basterebbe ricordare ancora una volta che l’Architettura mediterranea è stata ed è prima di tutto total-cultura.
L’Architettura mediterranea si compone anch’essa (come tutta l’Architettura in generale) di propri archetipi della tradizione e cultura dei luoghi. Ma in modo assai particolare e speciale. Anzi relativa, nel senso che è talmente legata alla natura e all’ambiente del posto, che è molto più difficilmente classificabile. Per legarsi al suo contesto si articola in modo complesso. Si adatta, si adegua, in modo flessuoso. Si diversifica a seconda delle esigenze umane e naturali (simbiosi). È malleabile per natura. Mi verrebbe da dire che è liquida per scivolare meglio sulla natura impervia, e dolce al tempo stesso e per altro verso parafrasando Sygmunt Bauman.

Riguarda in modo assai mirato il bacino interno del Mediterraneo. Un mare di dimensioni giuste per le popolazioni che vi si sono sempre affacciate. Con le loro culture antichissime. Che lo hanno circoscritto, abbarbicandosi. Come una grande corona umana. O ponendosi al centro. Culture umane di eccelso valore. Forse tali proprio perché il bacino mediterraneo è fortemente ispiratore.
Così la stessa ed antica Architettura mediterranea ripercorre questi grandi tracciati culturali. Omogenei nello spirito. La storia e la cultura spagnola, quindi centro-meridionale italica (il baricentro del sistema), e, soprattutto le architetture greche ed arabe. Forse invertendo l’ordine logico. La forza del Mediterraneo sono le sue condizioni climatiche, simili lungo tutto il suo arco costiero, prediligendo i climi miti, solari, verdeggianti. Luce netta, con forti alternanze luce/ombra.

panoramica dei trulli della città di Alberobello
I trulli della città di Alberobello

I caratteri morfologici e tipologici dell’Architettura mediterranea costituiscono una grande varietà di invarianti architettoniche, che, però, sono strettamente dipendenti dal contesto, come detto. Questa è una condizione di relazione necessaria tra l’Architettura – pietra artificiale – e l’ambiente anteprima fisico. Più in particolare una costante culturale tipicamente italica, grazie alla maggiore concentrazione, sulla Penisola centro-meridionale, di Arte in tutte le forme. L’Arte mediterranea è natura sublimata.
L’Architettura mediterranea storica (antica), dopo alcune parentesi, soprattutto quelle ultime di modernità astratta (internazionalizzazione a-contestuale dell’Architettura del ‘900, per declinate esigenze dell’uomo biologico, in se’ isolato), ha ripreso il suo processo di continuità inarrestabile. Si sta sviluppando una nuova Architettura mediterranea contemporanea. Gli antichi modelli architettonici reali non sono solo riferimenti pedissequi, quanto ispirazioni concettuali di antichi modi di stare in uno spazio accondiscendente. Definibili come astrattismo della natura e viceversa.

Ostuni. Foto Lorena Franzini

L’Architettura mediterranea insegue la sua natura ispiratrice, assegnandole attributi antropomorfi.
La maggior parte delle Architetture mediterranee antiche sembrano protesi umane.
Molte Architetture mediterranee contemporanee sembrano aver capito questo aspetto, articolandosi in modo complesso, ovvero inversamente semplificato, come un voler mettere la mano nuda sul nudo terreno. L’Architettura mediterranea preferisce le asperità, i picchi, i versanti, ovvero le conformazioni diffuse, concentrate, armonizzandosi. In modo quasi scontato. Dalla natura prendendo il meglio, o rubando il meno possibile (sostenibilità mediterranea). Magari restituendo il tolto, in termini, non minori, di particolare Paesaggio umano.
L’Architettura mediterranea antica era una vera sostenibilità out court. Non c’era bisogno di dirlo.
La murature spesse di nuda roccia, o di argilla cotta massiva. Il risparmio energetico era spontaneo. Calura che sfiora e succhia aria fresca. O il contrario invernale. I trulli di Alberobello come pipe al contrario. I porticati, le verande, le terrazze, i pergolati. Tutte invenzioni mediterranee. Per vivere soprattutto più fuori che dentro.

L’Architettura mediterranea predilige il bianco. Per un fatto naturale. Per mettere in risalto la luce. Per rispondere tono su tono al sole vivido. Non sono disdegnati gli altri colori. Vivaci. Anche questi per rispondere al rimbalzo del sole. Come segno di una varietà di vita senza limiti. Molto di più di quella di oggi, che, falsamente, sembra offrire di più. Un eccesso contemporaneo, che, però, dona anche insolita solitudine.
Il bianco dell’Architettura mediterranea è più profondo di quello che sembra. Non è solo un colore. È la somma di tutti i colori, cioè luce. Colmo zeppo di colori, che non si vedono ma si sentono.
Soprattutto è l’uso di materiali locali, poveri, primari, che creano l’effetto clou.
Il Mediterraneo abbonda di roccia bianca. Sembra fatta apposta. Un modo per entrare direttamente nella natura generosa dei luoghi, che così partecipa.

Ostuni
Ostuni. Foto Lorena Franzini

Il bianco assoluto è il colore che mescola l’intera scena (Ostuni, “la città bianca”). Ad esso si aggiungono in modo complementare (equilibrato) gli altri colori e tutti i materiali antichi (La pietra locale, il ferro battuto il legno), usati nella loro essenza sincera. Il blu e l’azzurro chiaro, colore cristallino del mare per sfumare.
I paesaggi delle Isole greche, più bianchi che mai, sono appiccicati sulla roccia selvaggia, con la marcatura celeste delle cupole in opposizione gentile, e i tipici mulini a vento di marca greca.
E poi l’arcobaleno dei colori della Costa amalfitana, da una natura ancora più sgargiante.
Materiali bianchi, luminosi dell’Architettura mediterranea, che non hanno necessità di mediazioni. È natura verace sotto la luce diretta. (Forse in Le Corbusier la razionalità era ovunque e il cuore nel Mediterraneo).
È la luce che trasforma la natura. E viceversa. L’artificio dell’uomo che vi sta sopra cattura e riverbera tutto. Qui sta la grandezza dell’Uomo Mediterraneo. Che va sempre il verso al sole.

L’Architettura mediterranea è una consuetudine di interni ed esterni, per giocare a rimpiattino con la luce e l’ombra, con il caldo e i freddo. Il sociale (aperto più che mai) e l’intimo necessario.
L’Architettura mediterranea è anche quella delle ville di Pompei, dove tutto si consuma e si recupera nel patio interno. Un clima protetto, dove non esistono inclemenze stagionali. Le stanze sono più segrete. Forse vissute di meno o più intensamente. Le strade esterne per l’Agorà.
L’Architettura mediterranea ha esaltato le distribuzioni interne libere. La luce deve girare più lenta/veloce che può, senza ostacoli. Stemperando o concentrando. In un’articolazione di tempi scanditi dalla vita. L’Architettura mediterranea è pigra. Si evolve con calma serafica, scanzonata.
Sembra anche precaria, come se la provvisorietà fosse una sua regola nomade (apparente). Ed invece è proprio un’architettura sicura, stabile, che più di altre si radica al territorio Mediterraneo, impervio. Anch’esso apparentemente provvisorio. E invece duro, irremovibile.
Secondo questo processo insediativo l’Architettura mediterranea diventa spontaneamente Urbanistica mediterranea. Quella che ci restituisce cartoline irresistibili di paesaggi urbani abbarbicati sulle rocce scoscese. Senza fretta o senza tempo. Stampo-memory della natura aspra del paesaggio Mediterraneo. Che sembra voler sfidare la stessa Architettura nel suo sforzo di adattamento alla natura impervia. O è il contrario?
La visione da lontano degli abitati mediterranei lenti è quella della compattezza/continuità massima del costruito, che si differenzia nettamente dal frazionamento dei volumi moderni razionalizzanti, frutto di uno zoning distruttivo.

L’Architettura mediterranea è creativa. Sembra azzardato dire che la genialità è soprattutto mediterranea, ma certamente la fantasia è senz’altro mediterranea. Quanto è il tasso della fantasia mediterranea di Napoli? Totò mediterraneo.
Lo stesso Vesuvio non è un vulcano qualsiasi. È O’ Vesuvio mediterraneo, che, insieme alla città di Napoli, ha contribuito alla caratterizzazione di un territorio unico, vasto, fino ai confini ultimi del Mediterraneo. Oggi baricentro della italianità (o mediterraneità) nel mondo.
Con il fuoco violento O’ Vesuvio ha creato Pompei ed Ercolano, che sono praticamente gli stampi mediterranei per eccellenza.
Una delle strane caratteristiche dell’Architettura mediterranea antica e contemporanea (è, forse, il suo distinguo dal resto dell’Architettura canonica) sta nel dilemma su chi genera cosa e cosa viceversa. Come dire che l’Architettura mediterranea deriva da qualcosa che oscilla tra le capacità personali e l’umore del luogo, che misteriosamente sta sotto, sopra, dentro.
L’accostamento tra costrutto architettonico e la materia cruda mediterranea, per esempio, è l’analogo tra pensiero e azione. Tra concetto e modo di essere mediterranei.
Quando le condizioni climatiche di un luogo sono eccezionali, lo stesso luogo diventa splendido. Chi dei due genera l’altro? Mistero profondo del mediterraneo o dell’Architettura mediterranea.

Antonino Terranova – docente di Progettazione Architettonica all’ Università La Sapienza di Roma e Vice Presidente ANCSA, di recente scomparso – pone una duplice interpretazione moderna della mediterraneità, “il Mediterraneo come classicità apollinea, nobile, artificiale sopra la naturalità diversamente divina del dionisiaco irrazionale, come dominio della regola dell’arte sopra le irregolarità della vita, come nobilitazione sublimazione esorcizzazione dell’istintuale (è il nostro modo di rivendicare la nostra nobiltà antica, di illuderci di poterla continuare); il mediterraneo come mediterraneità pittoresca, spontanea, vernacolare, contadina e popolare-populista, anonima, naturalistico-organica, minore, neo-realistica – il neo-realismo poi ha continuità con ricerche precedenti sul rurale (è il nostro modo di rivendicare libertà dalle gabbie della tecnoscienza, verso diritti peraltro ancestrali alla desublimazione disinvolta)”.
Eustacchio Franco Antonucci

Bibliografia navigante
La serie di interventi su Paesaggi d’Architettura mediterranea – Agorà Edizioni – unicam.it
Roberto Gamba, Architettura del Mediterraneo
Mariangela Martellotta, Il bianco nell’Architettura tradizionale mediterraneaarchitetturaecosistenibile.it
Antonino Terranova, Roma città mediterranea
Ascoltate le canzoni sul Mediterraneo di Pietra Montecorvino
Ricercate “Architettura mediterranea contemporanea” nei motori di ricerca nella sezione immagini

La foto di copertina è Ostuni (Lorena Franzini)

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