Ardecore. San Cadoco. Santi, idee e fatti concreti alla prova del prog

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Ci vuole coraggio per pubblicare un album doppio. In tempi di singoli ascoltati insieme ad altri media. Diciannove canzoni possono lasciare perplessi. Ma non è solo la quantità. La prima parte, fatta eccezione per Tentazione, è composta di liriche e musiche originali scritte dal leader Giampaolo Felici e si inoltra nei temi del rock psichedelico. La seconda invece ricorda gli album precedenti degli Ardecore con interpretazioni di brani e testi, spesso poco noti, che risalgono fino al 1200. Quindi anche la complessità dettata dalla duplicità.
Un doppio che vede anche Felici dare voce alla potenza del suono rock, mentre Sarah Dietrich a quella della musica del passato. E Dietrich è il nuovo arrivo nel gruppo, l’elemento di discontinuità, <<se si ha una linea ben precisa gli strumentisti possono anche variare, ma se c’è una guida il progetto manterrà quella direzione, mentre una seconda voce, paritaria rispetto a quella “primaria”, dà sicuramente qualcosa in più>>, sottolinea Felici stesso in una recente intervista[1].
I nuovi testi trovano ispirazione da due leggende che ruotano intorno alla figura di San Cadoco. In una di queste entra in scena Santa Gilda che aiuterà il santo a recuperare l’Eneide di Virgilio con la quale insegnava il latino. Il binomio resta come impronta e l’amore, mai banale, ne è un’espressione invadente. Vita e morte, dolore e gioia, scelte giuste e sbagliate della quotidianità.

A Valtorta il disco è piaciuto a partire dalla copertina disegnata da Scarful. E’ un’opera che tramuta nel primo cd <<la tradizione italiana in avanguardia, che suona prog…, che si spinge nelle tenebre di certo folk apocalittico e hard rock>>, mentre nel secondo rivisitano la tradizione e bene come fanno dall’inizio della loro storia. Tra i brani cita Io de’ sospiri, La povera Cecilia, Per quella lei ci muore e Gronge Meraviglia <<fiera ballata che ricorda una Roma da Romanzo Criminale>> [2].

Curelli scrive di santi che aiutano ad interpretare la visione dell’esistenza degli Ardecore fatta appunto di doppi, binomi e di durezze indelebili. E nonostante la complessità nel sovrapporre idee e concetti mantiene originalità e <<alla fine conquista ed ammaglia>>.
Della prima parte ricorda la canzone del 1936 Tentazione <<rilettura ciondolante alla Tom Waits>>, Per quella lei ci muore, Il nuovo giorno con le sue <<divagazioni hard-prog settantine>> e Meravigliosamente. Della seconda Vola, vola, La povera Cecilia e I biondi capelli [3].

Ardecore

Ardecore, 2010. Foto Carlo Roberti

Ciucci, come per gli altri lavori, è entusiasta del terzo album degli Ardecore che con la qualità e le collaborazioni giuste presentano una summa del loro progetto nato nel 2005. Ed è uno dei migliori lavori dell’anno appena trascorso che va consumato dalla reiterazione dell’ascolto. Nella loro miscela di completamente nuovo e originale reinterpretazione del passato annota Per quella lei ci muore e Io de’ sospiri ed è giusto per dover fare due nomi [4].

Anche Fabris nella sua breve recensione assegna un voto altissimo a San Cadoco che allarga gli orizzonti sonori della band e che può considerarsi un punto di riferimento nel musica italiana. Un album grandioso che amalgama <<sia la profonda ricerca sulla storia della canzone popolare che li contraddistingue dagli inizi, sia la volontà di esplorare nuove forme espressive>>. Da scaricare Meravigliosamente, I biondi capelli e Tentazione [5].
Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

 

genere: folk cont
Ardecore
San Cadoco
etichetta: Sol – Godfellas
data di pubblicazione: 3 dicembre 2010
brani: 10 + 9
durata: 43:28 + 23:54
cd: doppio

[1] Patrizio Roman, “<<San Cadoco>>, occhio ai gatti neri”, Alias, 8 gennaio 2011, pag. 6
[2] Luca Valtorta, “Martiri, diavoli e stornelli: i suoni pagani ddi “san Cadoco”, Il Venerdì di Repubblica, 7 gennaio 2011, pag. 111
[3] Enzo Curelli, www.impattosonoro.it
[4] Gianluca Ciucci, www.indieforbunnies.com, 27 dicembre 2010
[5] Giuseppe Fabris, Rolling Stone, gennaio 2011, pag. 117

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