Argentina: tra crisi interne, debiti e relazioni internazionali

Argentina Buenos Aires
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Nubi sempre più nere si addensano sul cielo di Buenos Aires. La situazione politica ed economica resta molto seria. Dalla scorsa estate l’Argentina è di fatto in default tecnico dopo che il giudice americano Thomas Griesa, nonostante i regolari pagamenti effettuati dagli argentini, ha dato ragione ai “fondi avvoltoio” che non avevano mai accettato la ristrutturazione del debito dopo la crisi del 2001 e ai quali la presidente Cristina Fernández de Kirchner aveva deciso di non dare un dollaro.

Argentina Ushuaia 2014
Argentina, Terra del Fuoco. Ushuaia. Foto Pasquale Esposito, 2014
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Il paese non può più finanziarsi sui mercati internazionali a meno che, il 3 marzo prossimo, non si trovi una soluzione per nulla scontata perché si tratterebbe di scendere a patti con il maggior nemico per molti argentini e sostenitori del governo .
La liquidità ridarebbe ossigeno alle casse dello stato frenando la deriva valutaria e inflazionistica.

A proposito di debiti il Ministro dell’Economia e delle Finanze argentino, Axel Kicillof, e l’Ambasciatrice a Buenos Aires, Teresa Castaldo, hanno recentemente siglato un accordo per regolare i pagamenti all’Italia di circa 450 milioni di Euro di crediti commerciali e di aiuto in precedenza insoluti.

Se è vero che, come spiega in un report, l’Istituto Nazionale di Statistica e Censimento Argentino il tasso di disoccupazione è del 6,9%, la ricchezza del paese nel 2014 è scesa dell’1,7% e continuerà a scendere anche nel 2015. Con la l’inflazione che continua a crescere, i salari e gli stipendi sono destinati a perdere valore mentre la svalutazione del pesos rischia di far riprendere la fuga di capitali.
Una delle risposte della presidente a questa crisi è quella del consolidamento e dell’allargamento delle relazioni economiche con paesi come la Russia e soprattutto la Cina favorita da un processo multipolare che caratterizza il quadro mondiale. Il capo di stato cinese Xi Jinping in un anno ha incontrato già tre volte la presidente.
Gli accordi sottoscritti con la Repubblica popolare cinese oltre ad aperture culturali porteranno investimenti nel settore energetico, sia nell’idroelettrico che nel nucleare, in quello delle infrastrutture e della logistica per sviluppare il trasporto statale su strada ferrata e della cooperazione tecnologica.
Inoltre sul piano politico i due paesi condividono i progetti di riforma di alcuni organismi internazionali ed in particolare quello del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Va anche detto che il leader cinese è favorevole ad una regolamentazione internazionale sul tema dei debiti degli stati così come richiede l’Argentina.

Argentina El Calafate
Argentina, Patagonia. El Calafate. Foto Pasquale Esposito, 2014
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Le difficoltà non sono solo sul fronte economico perché la popolarità della Kirchner è in declino soprattutto dopo l’apparente suicidio del procuratore Alberto Nisman che aveva deciso di incriminarla. Il procuratore federale Gerardo Pollicita che ha preso in carico il dossier ha mantenuto la decisione e oltre a lei ci sono nella lista anche Fernández de Kirchner, ministro degli Esteri, Héctor Timerman, deputato della maggioranza Andrés Larroque, Luis D’Elía, dirigente sindacale e Fernando Esteche, dirigente della coalizione di sinistra Quebracho.
Nel 2004 Nisman aveva ricevuto dall’allora presidente Néstor Kirchner l’incarico di indagare sui due attentati anti-ebraici. Il primo avvenne all’ambasciata israeliana il 17 marzo 1992 provocando 29 morti, mentre fu contro la sede dell’Associazione Mutualistica Israelita Argentina (Amia) quando ci furono 85 morti e più di 300 feriti. I maggiori indiziati sono i servizi segreti iraniani e Hezbollah. L’accusa alla presidente Kirchner è quella di aver trattato segretamente con il governo di Teheran per cancellare le responsabilità dei servizi segreti iraniani in cambio di vantaggi commerciali.
Il caso resta complicato per una serie di aspetti investigativi e di quadro internazionale e quindi i dubbi, da una parte e dall’altra, fanno sorgere molte domande, ma di fatto ieri a Buenos Aires e in altre città ci sono state marce silenziose, nonostante un diluvio nella capitale, per protestare contro l’esecutivo che a sua volta ha definito “golpista” la manifestazione il cui intento è quello di destabilizzare il governo.

Argentina Buenos Aires Casa Rosada
Argentina. Buenos Aires, la Casa Rosada. Foto Pasquale Esposito, 2014separa_didascalia.gif

Quest’anno la Kirchner dopo due mandati lascerà la Casa Rosada e non ha molto tempo per risollevare la sua immagine aiutando a far riprendere il suo paese.
Pasquale Esposito

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