Armi nucleari in Italia e Turchia

aereo da combattimento
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Il Vertice NATO di Lisbona che si è concluso la scorsa settimana ha affrontato molti temi a cominciare dalla guerra in Afghanistan che continua a mietere vittime soprattutto civili senza che la situazione all’interno migliori significativamente per le popolazioni. Si è approvato lo scudo antimissile che nella sua implementazione continuerà a creare frizioni con la Russia. Senza contare dei problemi con la Turchia che in questo contesto potrebbe vedersi alienare le simpatie del mondo islamico e peggiorare le sue relazioni con Teheran individuato come uno dei principali nemici da contrastare.
Si è anche definito un nuovo “Concetto Strategico” che delinea ruolo e obbiettivi dell’Alleanza alla luce dei ruoli dei vari paesi che si stanno determinando.
Ma quello che ci preme qui non è analizzare tattiche, strategie, intrecci, crisi diplomatiche ed exit strategy, ma ricordare che dalla riunione nulla si è saputo della questione del ridislocamento o eliminazione delle bombe nucleari tattiche sul suolo europeo.

La domanda a cui bisognerebbe trovare una risposta e una soluzione per lo smantellamento è la stessa che si poneva un’interrogazione parlamentare di qualche giorno fa [1]. E’ vera l’indiscrezione secondo cui a Bruxelles il 14 ottobre scorso è stata approvata una direttiva NATO secondo cui l’Alleanza atlantica manterrà un arsenale nucleare in Europa? E che questo avverrà attraverso un ridispiegamento che concentrerà le bombe in Italia e in Turchia?
Facciamo un passo indietro. L’anno scorso il 5 aprile il presidente Obama durante il suo storico discorso per il  60° anniversario della Nato a Praga si augurava un mondo senza armi nucleari e spingeva verso il consolidamento del Trattato di non-proliferazione che impegna i paesi nucleari ad eliminarle e quelli non-nucleari a non procurarsele. La conseguenza fu un arretramento delle posizioni di Belgio, Germania, Lussemburgo, Norvegia e Olanda che tra l’altro chiederanno di affrontare il tema dello smantellamento al vertice di Lisbona.

Secondo il rapporto “U.S. non-strategic nuclear weapons in Europe: a fundamental Nato debate“, presentato in questo fine ottobre da un comitato dell’Assemblea parlamentare della Nato durante la riunione dei ministri degli esteri nell’aprile 2010 il tema delle armi nucleari Usa in Europa è stato sollevato da Germania, Belgio e Olanda, ma Italia e Turchia non sono intervenute.
Il motivo di questo silenzio va ricercato nella probabile decisione dei due governi di accettare una riallocazione dell’arsenale europeo concentrandolo sul proprio territorio e precisamente nelle basi sotto controllo Usa di Aviano in Italia e Incirlik in Turchia.
E questo nonostante il 3 giugno 2010 la Camera abbia approvato una mozione firmata da tutti i gruppi parlamentari con la quale si impegnava il Governo «ad approfondire con gli alleati, nel quadro del nuovo concetto strategico della NATO di prossima approvazione, il ruolo delle armi nucleari sub-strategiche, e a sostenere l’opportunità di addivenire – tramite passi misurati, concreti e comunque concertati tra gli alleati – ad una loro progressiva ulteriore riduzione, nella prospettiva della loro eliminazione».
E nonostante l’Italia abbia ratificato tutte le disposizioni relative al diritto umanitario e la Corte internazionale di giustizia, nel parere del 1996 sulle armi nucleari, ha affermato che il loro uso è contrario al diritto internazionale umanitario.
E nonostante lo smantellamento definitivo possa essere un’arma negoziale migliore nei confronti della Russia con la quale Washington è impegnata nel processo di disarmo e per aumentare le pressioni nei confronti di altri paesi che vorrebbero dotarsi di armamento nucleare.
E nonostante la condivisione di queste armi sia una violazione del Trattato di non-proliferazione anche per gli «accordi nucleari bilaterali» segreti, in base ai quali parte di queste armi potrebbe essere utilizzata, dopo la decisione degli USA del loro impiego, dai paesi che le ospitano.
A questo si aggiungerebbe, secondo esperti, dell’arretratezza o addirittura della pericolosità di questi armamenti così come dislocati e mantenuti.

Di cosa stiamo parlando? Il numero esatto non è dato saperlo ma scorrendo articoli di mezzo mondo si parla di circa duecento bombe USA termonucleari tattiche e cioè con gittata inferiore ai 5500 km. Sono attualmente presenti in Belgio, Germania,  Italia, Olanda e Turchia. Quelle in Italia sarebbero circa 90 e presenti Aviano e Ghedi-Torre. Tutte bombe di potenza superiore a quella usata ad Hiroshima. E l’Italia insieme alla Turchia potrebbero aver dato disponibilità a concentrarlo sul loro territorio.
Pasquale Esposito

[1] www.camera.it, Seduta n. 394 dell’11/11/2010 e testo aggiornato al 19 novembre 2010; tra le richieste presentate al Governo ci sono anche quelle relative ad una lunga serie di impegni per investimenti a vario titolo in armamenti.

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