Aspettando il rullo francese. Quarto incontro nel Sei Nazioni 2011

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martedì, 8 marzo 2011

Una buon prestazione degli Azzurri contro il Galles nell’ultimo turno del Sei Nazioni ci ha ripagato delle sofferenze di Twickenham, il nostro IV è stato quasi sempre in partita e non sono mancate fasi di gioco di livello internazionale. Come al solito l’Italia non è riuscita a raccogliere in mezzo ai pali dei punti importantissimi, sbagliando nei momenti importanti della partita. Almeno rispetto a Londra si è vista determinazione e concentrazione nella fase offensiva del gioco, non solo una massacrante difesa ad oltranza. Fa bene il quotidiano la Repubblica con il giornalista Massimo Calandri ad evidenziare i successi della Nazionale femminile di rugby nell’analogo torneo (Italia 12 – Galles 8), perché in questa fase storica del nostro rugby occorre nutrirsi di buoni esempi, di esaltarsi con tutto ciò di buono che ruota intorno al movimento, altrimenti si rischia un medioevo complessivo, che taglierebbe le gambe ai giovani nel futuro.

E’ tempo che i nostri dirigenti della palla ovale imparino a ragionare come uno scienziato alle prese con un virus influenzale che muta continuamente: il rugby al top mondiale evolve in continuazione, il “vaccino” che si ritiene valido per l’anno in corso è poco efficiente, non basta a fronteggiare l’evoluzione (impressionante) degli antagonisti.
E’ una lotta contro il tempo, occorre lavorare il doppio, il triplo, per anticipare quanto le altre nazionali  riescono a realizzare programmando non solo, ad esempio, il Sei Nazioni ma addirittura il Mondiale con qualche anno d’anticipo. Il “fumino” mediano di mischia Gallese Mike Phillips, giustamente a più riprese “rampognato” a turno dai nostri, rappresenta per certi versi la sintesi di questo ragionamento: quante volte si è visto in campo un mediano di mischia alto un metro e novantuno centimetri per centoquattro chili, con le qualità di gioco a metà tra una terza linea ed un mediano? Roba da fantascienza. Almeno per noi.

Perciò l’Italia si appresta ad incontrare in casa sabato 12 Marzo la fortissima Francia, idealmente proiettata ai mondiali neozelandesi di settembre prossimo, con un amletico ed esistenziale dubbio: combattere fino in fondo e rischiare logorio fisico ed infortuni in vista dell’ultima spiaggia scozzese o tirare i remi in barca facendosi massacrare dai Galli e poi giocarsi il cucchiaio di legno dopo una settimana ad Edimburgo? C’è da scommetterci che nessun, giocatore, nessun allenatore, nessun dirigente, dichiarerà mai una programmazione “a perdere” ma ci sono diversi indizi a sostegno di una possibile “battaglia a metà” per sabato prossimo, il minimo sindacale per non essere asfaltati in casa, conservare le energie per battere fuori casa la Scozia tra due settimane.

Massimiliano Scanavini

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