ATIR: teatro per il territorio, laboratori integrati, disabilità.

history 7 minuti di lettura

Qualche giorno fa a Milano, e precisamente a Palazzo Marino, ho assistito alla conferenza annuale che ATIR Teatro di ringhiera, tiene per illustrare il programma della stagione. Erano presenti tra gli altri Serena Sinigaglia e l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno.

Di A Da In Con Su Per Tra Fra Shakespeare. Arianna Scommegna e Mattia Fabris. Foto S. Serrani

La conferenza aveva un titolo emblematico ATIR on the road.
Emblematico perché da due anni, e questo è il terzo, ATIR è senza una sede. Vive con un grande sforzo di volontà e voglia di esistere, facendosi ospitare dai teatri milanesi per prove, rappresentazioni, produzioni. Ma questa situazione se pur ricca di incontri e collaborazioni stimolanti, rende difficile concentrarsi sul lavoro, sulle nuove produzioni come ha giustamente sottolineato Anna Chiara Altieri, della direzione organizzativa ATIR.

Se dovessi scrivere una lettera intima e di amicizia a Serena Sinigaglia, direttore artistico di ATIR, di cui ho sempre ammirato lo sguardo fiero e la forza delle parole, che accompagnano la sua visione di un teatro sociale, radicato sul territorio, scriverei qualcosa del genere:
Cara Serena, capisco la necessità di ATIR di avere una sede. Anche perché il vostro fare teatro non si limita a portare in scena degli spettacoli. Voi siete presenti sul territorio, nella zona sud di Milano, nel Municipio 5, con laboratori che coinvolgono la cittadinanza, le fasce deboli della popolazione. E come dici tu non si può semplicemente andare altrove. Capisco anche la necessità di una nuova sede non è solo quella di trovare quattro pareti e un tetto. Non è solo questo. Perché come giustamente affermi:

Dopo 10 anni passati al Ringhiera non volevamo né potevamo abbandonare quel luogo, quel territorio. Non potevamo abbandonare un investimento fatto di ore di lavoro, di tempo, di energia, di vita. Non c’è lavoro sociale che non sia un quotidiano, faticosissimo sforzo. Non è facile dire vabbè andati via da ringhiera si va in un’altra zona, si ricomincia. Ci vogliono anni per costruire dei rapporti reali, e i rapporti funzionano solo quando sono reali, quando sono tra persone. In più, noi abbiamo una configurazione particolare. Abbiamo sicuramente un’ambizione artistica, ma questa ambizione artistica si nutre di un senso sociale e umano molto forte.

Almeno tu nell’universo. Matilde Facheris, Virginia Zini
e Sandra Zoccolan

D’altronde che ATIR sia una presenza forte sul territorio, è dimostrato sia dagli innumerevoli laboratori attivati sul territorio, sia dagli oltre 20.000 spettatori che la stagione scorsa ATIR è riuscita a portare a teatro. Si tratta di cifre ragguardevoli. Se le parole della Sinigaglia ci sono parse convincenti, non altrettanto sono sembrate quelle pronunciate dall’assessore alla cultura.

La scelta che l’amministrazione fa è quella di coinvolgere Fondazione Cariplo, ed immaginare un progetto ambizioso per il Teatro Ringhiera. Quindi non solo di consolidare, ma di ripensare in modo radicale per quel teatro, struttura e funzioni. Il provvedimento fa in modo che Fondazione Cariplo finanzi un importante e significativo lavoro di ricerca che possa determinare un progetto non solo in termini di cubatura economica complessiva. Sto parlando di 3 milioni. Ma anche di un percorso per sviluppare insieme alla Fondazione una raccolta di fondi che determini lo sviluppo di un mecenatismo privato.

Operazione sicuramente interessante quella proposta da Del Corno. Purtroppo i tempi della pubblica amministrazione e della politica non sono i tempi della vita. Per realizzare tutte le fasi dell’operazione prospettata dall’assessore saranno necessari iter estremamente lunghi. Si farà tempo a nascere e morire, a vivere, innamorarsi a separarsi. Tempi lunghi quindi che non rispondono alla necessità di trovare una sede per ATIR.
Inoltre il percorso indicato dal Comune prevede alla fine di tutto un bando e una gara pubblica. Questo non assicura nulla ad ATIR, che apparirebbe soggetto tra i tanti, senza che venga riconosciuta la sua storia e il patrimonio che rappresenta per la città.
Solo perché incalzato dal pubblico l’assessore ha definito i tempi del lavoro di ricerca che Fondazione Cariplo effettuerà. Si parla di metà del 2020.

Se questa fosse una lettera intima direi a Serena Sinigaglia che le risposte fornite dall’assessore per quanto riguarda la ricerca di una nuova casa per ATIR assomigliano alle risposte fornite in conferenza stampa, sul tema dell’accessibilità dei luoghi della cultura per le persone disabili. Si assomigliano in quanto a inadeguatezza.
Non ci sembra sufficiente affermare che il Comune ha predisposto un piano delle opere a cui si sta attenendo. Non basta dire che l’Amministrazione ha bisogno delle segnalazioni dei cittadini per poter intervenire. Anche perché le lettere d’amore che ho personalmente inviato, hanno sortito ben pochi effetti sulle reali condizioni di accessibilità nella città.
Io continuerò a scriverle, così come ATIR continuerà a scommettere sul proprio modo di fare teatro. È un modo che vuole giocare a tutto campo, come testimoniato dal progetto portante della nuova stagione, spiegato dalla Sinigaglia.

I numerosissimi corsi del sociale che abbiamo, lavoreranno su dei canti dell’Odissea, che poi io unirò in uno spettacolo con l’aiuto della drammaturgia di Letizia Russo. In scena ci saranno tra le 100 e le 150 persone. Ed è un lavoro che andrà avanti tutto l’anno. Poi io prenderò queste 150 persone e farò un unico evento, da presentare all’aperto. È un’iniziativa in collaborazione con Brera, la quale ha sposato il progetto. Il biennio magistrale parteciperà alla realizzazione delle scenografie e dei costumi. Lo rappresenteremo senz’altro a Brera. Speriamo di farlo in una sede del Comune che possa ospitare un evento così grande. Ci piacerebbe tantissimo farlo al Ringhiera. Per realizzare un momento di festa e di riunione, in cui rappresentare i grandi classici che hanno le parole giuste per confortare e per indicare la via.

Ma la qualità dell’ATIR non si limita certo a questo stimolante progetto. Continua proponendo tra gli altri spettacoli come The dei after, Furore, Il buio oltre la siepe. Continua coinvolgendo il Teatro del Buratto. E poi con il collettivo Drag King, che si propone nel suo spettacolo di smontare pregiudizi e stereotipi sul maschile e quindi sul femminile.
Si tratta di una qualità in grado di interrogarsi e di interrogare la realtà, di dare spazio alle differenze e alle voci della disabilità. Ma soprattutto si tratta di un teatro che continua a essere presente nelle scuole, ad offrire spazi di elaborazione alla cittadinanza, agli adolescenti, alle fasce deboli con i suoi 19 laboratori. Ed è stata Nadia Fulco, responsabile ATIR dei progetti di teatro per il territorio e per le persone, a spiegarci meglio la caratteristica dei laboratori, e l’attenzione che ATIR ha nei confronti della disabilità.
Metteremo in scena per la terza volta Valore d’uso, che è uno spettacolo prodotto come ATIR, con un gruppo misto di attori abili e disabili, che sono perlopiù partecipanti storici dei nostri laboratori integrati. Dal 2000 abbiamo percorso integrato, rivolto virtualmente tutti cittadini al di la delle differenze. Abbiamo un’utenza che proviene dei servizi sociali, da famiglie disagiate, con educatori, attori e cittadini interessati. Negli anni abbiamo avuto tantissimi partecipanti con disabilità sia cognitiva che fisica. Questa diventato un tratto di specificità quel percorso.

Aldilà di tutto. Valentina Picello e Chiara Stoppa. Foto S. Serrani

Quindi ATIR è anche produttore di spettacoli che nascono dalle attività laboratoriali. Come lo spettacolo Valore d’uso, diretto da Antonio Viganò, direttore artistico dell’Accademia d’Arte delle Diversità di Bolzano, fondatore della prima compagnia di attori professionisti disabili. Lo spettacolo valore d’uso vede in scena attori disabili e non.

Gli attori disabili hanno un livello di consapevolezza di presenza scenica altissima, come ci ha detto Nadia Fulco, sono regolarmente retribuiti e inquadrati come attori professionisti. Viganò è riuscito raggiungere non solo alti livelli qualitativi da un punto di vista attoriale. Ma anche a garantire una professione alle persone coinvolte. Valore d’uso è uno spettacolo di immagini, di stimoli che partono delle immagini. Dove la parola arriva, ma non in maniera narrativa e descrittiva, nel senso più consueto, logico che si può attribuire a quest’oggettivo. La parola arriva in maniera più emotiva ed evocativa. Questo spettacolo parte del tema della disabilità come paradigma di una condizione di esposizione che è profondamente umana. Dove la disabilità nel dipanarsi dello spettacolo diventa chiaramente uno sguardo sull’essere umano.

Basterebbero questi temi per augurare ad ATIR di trovare casa, di poter tornare a Itaca.
Ed è questo l’augurio con cui saluto Serena Sinigaglia, e gli splendidi attori, e i professionisti che la circondano.
Gianfranco Falcone – http://viaggi-in-carrozzina.blogautore.espresso.repubblica.it/

per saperne di più su ATIR – teatro di ringhiera e i suoi progetti
https://www.atirteatroringhiera.it/

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: