Auar Factory: appuntamento al buio col fumetto

StarAp
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Mi lascio colpire dal logo di una associazione: un cerchio essenziale evoca una mezza luna che si chiude, grigio-azzurra, intorno ad uno spazio vuoto, bianco. Leggo il titolo elegante: Nuovo Spazio Espositivo. Mi incuriosisco, perché è insolito sapere di avere uno spazio, tra l’altro nuovo, addirittura in cui esporre. Mi accorgo che è una piccola bottega di cornici, luminosa profumata e ordinata, nel centro storico di Orbetello. Chiedo di poter avere un incontro col ragazzo che ha pensato l’associazione e che lavora proprio dentro quella bottega. Qualche giorno dopo riusciamo a fissare un appuntamento. È lui, Matteo Teodori, a organizzare. Interessata mi preparo un’intervista da cui emerga quanto sia importante una realtà come Nuovo Spazio Espositivo per una cittadina e quali interessanti eventi abbia curato da quando è nata ma… piacevole colpo di ingenuità! Come dire, mai fidarsi degli sconosciuti! Mi interesso di una carina bottega di cornici, sede di una giovane associazione, e mi ritrovo a rubare l’ultima Guinness ad un gruppo di fumettisti già seduti ad attendermi attorno a un tavolo del gremito Barakà dalle luci soffuse.

Gonfalone Carnevaletto da Tre soldiGonfalone, Carnevaletto da Tre soldi

Come non posare lo scudo? A invidiarmi l’ultima birra e a compiacersi per il mio stupore, sono i componenti del collettivo Auar Factory, nato nella primavera 2015 alla fine del corso di fumetto svoltosi proprio nel Nuovo Spazio Espositivo che, oltre a lasciar loro una capacità e un nutrimento di attitudini, li ha invogliati a dar continuità alla loro amicizia e ai loro incontri. Si ritrovano in questo wine bar, nell’attesa di avere una vera e propria sede. Età e impegni diversi, ma stessa passione nel cercare uno spazio, fisico e mentale, in cui creare, immaginando e disegnando, qualcosa di bello. Qualcosa che diverta chi guarda e legge, ma anche chi fa, nel momento stesso in cui fa. Così Matteo Teodori mi ha presentato gli altri membri, oltre a sé, del collettivo: Stefano Cardoselli, Matteo Valeri, Marco Ciccotti, Filippo Fommei, Andrea Amenta. Apprendo che il nome del progetto si ispira al monumento post industriale della ex fabbrica di concimi chimici Si.To.Co. da loro stessi considerata bella nel suo essere abbandonata ma produttiva. Essa infatti continua ad attirare l’attenzione artistica di fotografi e pittori. Una fabbrica che, sdraiata come un cetaceo sulla riva della laguna di ponente, a guardarsi tutti i tramonti attraversati da fenicotteri rosa, ha ancora la capacità di produrre l’unica merce che abbia ancora senso, stando alla filosofia del gruppo: quella creativa.

Auar Factory

Auar Factory ha dunque la volontà di produrre, come una fabbrica senza scopo di lucro, anziché fumi tossici, fumetti tutt’altro che inquinanti. Fumetti che, per loro stessa natura, racchiudono un concentrato di emozioni, colori e espressioni scaturite da capacità di fotografare, immaginare storie, cogliere particolari e, in uno spazio limitato e ritmico, saperli mettere in forma. Colpisce l’importanza della sintesi, del microcosmo in cui tutto deve avvenire, lasciando un segno chiaro, attraverso l’ironia, il sarcasmo, il pulp, lo splatter, il paradosso. Pochi tratti, tinte tenui, ma tanta espressività. Temi cari al territorio oppure all’anima di ciascuno, vengono affidati a matite e pennelli. La tendenza è quella di sfruttare bene lo spazio, dando un tempo ad ogni scena, cogliendo al meglio le espressioni dei personaggi e non tralasciando i particolari. Tutti loro sono concordi nel farsi ispirare da un aneddoto, una frase, un evento della vita reale, per poi ampliarlo e trasformarlo in modo fantastico fino a tramutarlo in forma disegnata, accompagnato da un  linguaggio secco ma decisamente efficace.

Auar Factory

Si può godere di alcune tavole ben riusciute nell’antologia intitolata StartAp, una raccolta di cinque fumetti i cui personaggi delineano, anche se a volte in modo provocatorio, lo spessore del progetto stesso: autoproduzione e indipendenza guidate da una direttrice creativa individuale che serve a foraggiare quella collettiva, biunivocamente fondamentali. Le idee del singolo sostengono quelle del collettivo. Ciascuna storia parte da un’idea intrigante e ciascuna ha uno stile ben preciso. Cinque storie in cui incontriamo l’essere chiamato “Biagio”, che una sola volta all’anno si sveglia per cercare qualcosa da mangiare che si scoprirà poi essere, sapientemente tra un osso e l’altro, di non basse pretese, sullo sfondo di un quartiere notturno affatto rassicurante. In “Aperisciò” vediamo Arturo Gandini perdersi nei meandri, sia interiori che fisici, di Chiptown, non lasciandoci sfuggire, con fine paradosso, una riflessione cruda su alcune reali dinamiche morali e sociali. C’è poi la “Palla di Buonsenso” che, col suo gioco di luci ed ombre poco acquerellato, alla stregua di una panacea di tutti i mali, tanto osannata da opinionisti e moralizzatori di masse, assume, proprio in un comics, forma concreta nel vero senso della parola, strappandoci genialmente un amaro riflessivo sorriso. Dal bianco e nero passiamo al verde ambiente tutelato e difeso dalla giovane coraggiosa “Verdiana”, protagonista della quarta storia contenuta nell’Antologia che ci accompagna ad una conclusione tutta pulp western. Questa, disegnata benissimo in “Donki Shot”, spietato eroe temuto da tutti a New York tranne che dal suo fedele cavallo, l’unico in grado di dargli filo da torcere, ci saluta con un’inevitabile risata.

Murales nel ventre della marea
Murales nel ventre della marea

Le fervide menti  dei miei compagni di tavolo, la cui mission da collettivo è realmente esperibile trovandocisi insieme, hanno anche partecipato al bando “Sottopaesaggi” per la realizzazione di un murales nel sottopassaggio alluvionato di Albinia. Un’iniziativa per incoraggiare la ripresa, almeno emotiva, dai disagi della calamità del novembre 2012. Dall’idea di Stefano Cardoselli e dai pennelli del gruppo, è nato “Nel ventre della marea”, a ricolorare di azzurro-mare i sogni e l’immaginazione di chi si trovi, distratto, in quel sottopassaggio.
Menzionare Stefano Cardoselli significa dare un nome all’insegnante e supervisore degli altri membri del gruppo, ma significa anche dare uno dei cinque nomi dei più bravi fumettisti italiani. La storia dei comics in Italia, non ha affatto radici profonde, e il mercato che si snoda attorno ad essa non è fra i prevalenti. Pensare di vivere disegnando fumetti può sembrare un sogno ma non lo è, se si ha talento e se si è scoperti all’estero. Ricordiamo tra le sue uscite Into the pit, Silence of God, Who Will Save the World, The Fucking Frogman, senza nascondere il suo tratto anche sul Muro di Berlino. Determinante l’esperienza negli USA. Egli è riuscito a dare alla sua passione non solo una dignità d’arte effettiva ben visibile e nota, ma anche una dignità di lavoro. E continua a tenerla viva senza gelosia, conoscendo la pur temuta concorrenza, lasciandoci fruire spesso e bene del suo operato come nel caso di Auar Factory e come nel caso di altri suoi progetti. Uno di questi è la graphic novel contenuta nel saggio di Mauro Lenzi presentato per la prima volta il 12 marzo, “L’ecosistema non è acqua” (editrice Effequ), sul disastro ambientale della Laguna di Orbetello più o meno scampato la scorsa estate.
L’attenzione per il territorio e per il benessere che se ne può trarre, nel rispetto dell’ambiente e delle possibilità creative e ricreative contenute in esso, si legge anche nel lavoro che Auar Factory ha dedicato al tradizionale Carnevaletto da Tre Soldi, disegnandone il gonfalone. Un  leone rampante arlecchino dall’anima comics, firmato Marco Ciccotti.
Lo spazio di tempo di questa intervista poco canonica sta per finire, tra una chiacchiera e l’altra e col compito assegnatomi di disegnare un fumetto. Devo lasciare a malincuore la buona compagnia dei ragazzi di Auar Factory, avendo apprezzato il loro particolare bisogno di espressione e messa in forma. Me ne vado immaginando vivi i loro prossimi progetti, già chiari in ciascuno di loro, dal numero Uno dell’Antologia a quelli individuali, tutti interessanti.
Anche il fumetto può essere il frutto di un impulso dell’anima. E ciò che lo contraddistingue, almeno in questo caso, è l’importanza del colpo d’occhio, o meglio del cogliere un nocciolo importante e renderlo, velocemente ma bene. La bellezza del fumetto è un po’ come lo stupore del momento in cui finalmente il capodoglio si reimmerge in mare mostrando, come caratteristica fondamentale, la sua coda. Se fa così è di certo un capodoglio. Mi resta, oltre a quella della espressività multisfaccettata dei loro volti e dei loro lavori, sicuramente questa immagine: l’entusiasmo nel mostrarmi il video fatto durante un’uscita in barca, che valorizza la spontaneità di quel cetaceo imponente, in quel preciso momento.
Adelaide Roscini

Per approfondire
Antologia StartAp: Auar Factory
Nuovo Spazio Espositivo, Via Dante, 16 Orbetello

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