Augusto De Luca: Il Cacciatore di Graffiti

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Il Cacciatore di Graffiti, così si presenta in questa storia che riportiamo Augusto De Luca, fotografo napoletano. Le sue immagini e le sue parole aiutano i lettori a comprendere come la curiosità può trasformarsi in tutela, attenzione e cura per Street art e graffitismo.

Ci limitiamo in quest’occasione a una breve nota introduttiva perché le immagini e le parole di Augusto De Luca riescono da sole a guidare il lettore a una particolare avventura metropolitana. Il Cacciatore di Graffiti – hunter – si muove lungo le strade, le piazze e i vicoli alla ricerca d’immagini, segni e simboli che sono stati “abbandonati” nel flusso della folla e della velocità urbana.
Questo suo gesto – semplice e inatteso – costringe l’osservatore a prestare attenzione anche a ciò che sembrava ormai inglobato – e quindi quasi silente – nello spazio urbano. I graffiti o le altre immagini della cosiddetta Street art sono nati per stare lì, come segni fra segni, eppure capaci di attirare la nostra attenzione. Essi vivono dello stesso rumore, dello stesso smog e dello stesso scorrere delle strade. Che cosa accade, quando capovolgendo il senso della comunicazione, il Cacciatore di Graffiti sottrae quelle immagini al loro luogo elettivo e le colloca per così dire fuori del loro spazio naturale? In questo spazio, in questo movimento retrogrado si apre una lettura alternativa dei messaggi che la città ci riconsegna.
Antonio Fresa

Testo e immagini di Augusto De Luca:

Il cacciatore di Graffiti

Dal 2005, dopo aver trascorso alcuni anni a Roma, tornato a Napoli, mi sono accorto che sui muri della città c’erano tanti disegni colorati su carta che mi ricordavano le opere di Keith Haring, Ronnie Cutrone e Kenny Scharf. Ne sono stato subito colpito. Ancora non sapevo nulla di “Street Art”. Immaginavo che fosse opera di ragazzi, ma non sapevo che si trattasse di una specifica corrente artistica.
Cominciai a raccoglierli perché mi piacevano e perché in questo modo sapevo di poterli preservare dall’usura che col tempo li avrebbe rovinati. C’è da dire che quando li staccavo erano già stati affissi da un po’ ed erano già consumati e quando qualche sticker non si staccava, io lo riattaccavo per bene, evitando che si rovinasse prima del tempo. Da quel momento con mia moglie Nataliya prendemmo l’abitudine di andare “a caccia” in giro per la città muniti di uno scaletto. Molti pezzi li ho anche restaurati; spesso ricoloravo le parti mancanti o rovinate con la stessa vernice. Così ho raccolto un buon numero di pezzi a testimonianza di un preciso periodo storico della Street Art Napoletana.

Poi, venne a casa mia Luca Borriello dell’Osservatorio Nazionale sul Writing e rimase sorpreso dall’inusuale collezione, riferì di questa mia attività a una giornalista del “IL MATTINO” che s’innamorò della storia e mi chiese le fotografie che documentavano l’OPERAZIONE. Inaspettatamente mi ritrovai pubblicato in un articolo tutta pagina a cinque colonne intitolato “Il Cacciatore di Graffiti”.
Subito dopo è iniziata una collaborazione con il writer IABO con la successiva pubblicazione del video “ Iabo cattura il Cacciatore di Graffiti”.
Mi resi conto, allora, che avevo accumulato un bel po’ di materiale tra foto e video con cui avevo documentato tutta la mia azione. Da qui mi venne l’idea di pubblicare tutto su internet realizzando varie pagine, siti, blog ecc. ecc. con cui di fatto, parte la seconda fase dell’operazione, quella più importante che ha avuto una risonanza maggiore : “The world of street art revealed to everybody”. L’idea era di dare un seguito alla performance, valorizzando la Street Art, portandola con INTERNET nella casa di tutti, cercando di incuriosire la gente. L’operazione era si artistica ma diventava anche popolare.

All’inizio mi sono beccato molte accuse da parte dei writers che, all’oscuro della natura dell’esperimento, mi accusavano del furto delle loro opere. Poi, c’è stato un crescendo di attenzione verso le mie pagine su internet e coloro i quali all’inizio erano contro di me, passavano dalla mia parte. Moltissimi sono i writers e gli street artists che dicono :“continua così, almeno c’è una voce che ci dà man forte”. Il momento favorevole è coinciso con il periodo in cui lo Stato si era messo contro questi artisti, appesantendo le pene per chi “imbrattava i muri”. Da questo momento la mia performance è rimasta l’unica risposta che i writers potevano dare alle istituzioni. Mi sono accorto che tantissima gente non conosce la Street Art e molti di quelli che credevano che questi “pezzi di carta” attaccati ai muri fossero spazzatura , adesso si stanno ricredendo, le cose cambiano, all’inizio ero il “ladro di graffiti” ora sono diventato il “paladino” degli street artists. Quest’operazione nasce con un dissenso iniziale e il dissenso spesso è più importante del consenso, perché lo scontro fa discutere, è questa la provocazione che ho voluto trasmettere tramite questa performance. La discussione è importante perché genera il passa parola e fa si che la gente parli di Street Art. I GRAFFITI vanno valorizzati. La gente vedendo che stacco le opere dai muri s’incuriosisce. PROVOCARE serve, appunto, a far DISCUTERE. Non è importante cosa si dice della performance, è importante che si dica, che se ne parli. Parlare della mia performance significa parlare di street art…è quello che voglio. La Street Art è considerata a tutti gli effetti vera e propria arte, basti pensare a quanti musei internazionali dedicano grandi mostre a questo genere. E’ importante, quindi, che sia conosciuta e riconosciuta da tutti perché è per tutti.

https://www.youtube.com/watch?v=w20f6ZqLTzU
https://fr.wikipedia.org/wiki/Augusto_De_Luca
http://www.edueda.net/index.php?title=Augusto_De_Luca

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