Australia. Vince la destra perde l’ambiente

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L’Australia rappresenta al meglio quello che sta accadendo in diverse parti del mondo: il pianeta va verso la catastrofe, la sinistra non dà risposte esaustive e la destra vince le elezioni parlamentari.

L’Australia è uno dei paesi al mondo che più subisce gli effetti del cambiamento climatico, dalla siccità allo sbiancamento della barriera corallina, «anche per gli scettici, gli effetti dei cambiamenti climatici sono sempre più difficili da negare. L’Australia ha appena vissuto la sua estate più calda mai registrata. I tropici del paese si stanno diffondendo a sud, portando tempeste e malattie trasmesse dalle zanzare come la febbre dengue in posti impreparati a tali problemi, mentre la carenza d’acqua ha portato a gravi perdite di pesce nei fiumi in disidratazione» [1]. Ma il programma ambientale diversamente “raccontato” dai Conservatori ha spaventato gli elettori/lavoratori e li ha convinti a votare a destra che li rassicura sui posti di lavoro nelle miniere e invoca il taglio delle tasse.
E questi cittadini non li si può definire una minoranza perché il voto in Australia è obbligatorio e anche se la multa è di pochi euro, al seggio si presenta la quasi totalità degli elettori.

Infatti contrariamente a tutti i sondaggi il conservatore e primo ministro Scott Morrison ha vinto le elezioni. Lui stesso lo ha definito un miracolo, del resto chi più di lui protestante e praticante con le figlie e la moglie accanto poteva sostenerlo? Il 52enne ex sindacalista e storico leader dei laburisti australiani Bill Shorten ha accettato la sconfitta e ha presentato le dimissioni dalla guida del partito.
Probabilmente a causa della legge elettorale che vede il segretario del partito vincente ad avere la poltrona di Primo Ministro si è andati alle urne senza finire il mandato (dura 3 anni) come accade dal 2007 e come accaduto a Morrison, al governo da soli nove mesi.

La coalizione Liberal/National del premier uscente ha conquistato 76 dei 151 seggi al Parlamento quando sono stati confermati 147 seggi. Nel dettaglio, i risultati elettorali sono questi: Labor party con 65 seggi e a seguire, Liberal party (43), Liberal National party (23), National party (10), Independent (3), Katter party (1), Greens (1), Centre Alliance (1).

Matteo Meloni accosta queste elezioni a quelle «quando Donald Trump giurò fedeltà ai lavoratori delle miniere di carbone e la maggior parte dei sondaggi davano Hillary Clinton sicura vincitrice. L’Australia, con questo risultato, prosegue nel suo cammino con i Conservatori che, oltre alle posizioni di diniego del cambiamento climatico, hanno assunto politiche rigide verso i migranti e i richiedenti asilo» [2]. Senza dimenticare che lo slogan, non troppo innovativo, è ‘stato “Make Australia Great Again”. Forse il titolo migliore è stato quello del Corriere: “Australia, l’uomo dei miracoli (e del carbone) batte «il popolo del clima»” con l’articolo di Michele Farina che scrive «queste elezioni dovevano rappresentare una cesura generazionale: da una parte i giovani più attenti al cambiamento climatico, al caro-casa e al cibo salutista, dall’altra la «vecchia» Australia del «sogno che continua», impaurita dalla crescita dell’immigrazione (che in realtà è diminuita nell’ultimo anno fino a contare 230 mila arrivi, contro il picco di 300 mila del 2008) e dal paventato peso economico delle misure anti global-warming» [3].

L’avversione alle ragioni del cambiamento climatico è così profonda che per anni è stata fortemente negata e ora pur non essendo stata proposta una vera carbon tax la destra ha avuto lo spazio per vincere.
Va pure detto che è stato usato il sempreverde cavallo di battaglia della destra: il taglio delle tasse, mentre i Laburisti avrebbero voluto «aumentare le tasse a chi guadagna più di 48.000 dollari l’anno, e così trovare le risorse per pagare una serie di ambiziose riforme sociali», incluse cure e assistenza gratuita per i malati di cancro [4].

Tornando all’ambiente, uno dei modi con cui si fatta strada la vittoria della destra è quello delle promesse. Il progetto di una delle più grandi miniere di carbone al mondo a Carmichael (Queensland) ad opera del Gruppo Adani, che secondo l’azienda, se approvato, «fornirà migliaia di posti di lavoro nelle città vicine, segnate da case vuote e dalla disoccupazione diffusa» [5]. E non sono valsi social media, cartelli magliette con lo slogan “Stop Adani“. Le preoccupazioni sul lavoro andavano diradate da parte dei Laburisti e cosi è stato facile dichiarare da parte dell’amministratore delegato di Adani Mining, Lucas Dow, che «i minatori del Queensland sono stanchi di quelle persone che dicono loro che dovrebbero essere imbarazzati e vergognarsi del loro lavoro, quando dovrebbero essere portati sugli scudi per farlo secondo i più alti standard ambientali e per portare prosperità allo stato» [6].

Se è vero quello che dice la ricercatrice Rebecca Huntley per cui il Labour «non ha spiegato abbastanza efficacemente il suo programma fiscale. Gli elettori generalmente consideravano la Coalizione di governo migliore per gestire per l’economia, e questo significava che Labour doveva essere doppiamente attento a spiegare le sue politiche fiscali ed economiche con un messaggio convincente»; forse è ancor più vero quello che dice John Roskam il capo dell’Institute of Public Affaiirs: «l’Australia è ancora economicamente e politicamente un paese molto diverso. E ciò mostra, come abbiamo visto con Trump e la Brexit, che la politica australiana si sta riallineando e che il cuore di entrambe i partiti sta cambiando» [7].
Pasquale Esposito

[1] Damien Cave, “It Was Supposed to Be Australia’s Climate Change Election. What Happened?”, https://www.nytimes.com/2019/05/19/world/australia/election-climate-change.html, 19 maggio 2019
[2] Matteo Meloni “Australia, il «miracolo politico» di Scott Morrison”, https://eastwest.eu/it/la-notizia-del-giorno/australia-scott-morrison, 21 Maggio 2019.
[3] Michele Farina “Australia, l’uomo dei miracoli (e del carbone) batte «il popolo del clima»”, https://www.corriere.it/esteri/19_maggio_19/australia-l-uomo-miracoli-carbone-batte-il-popolo-clima-fd8f270c-7a16-11e9-803b-c780e724b630.shtml, 19 maggio 2019
[4] “In Australia hanno vinto i conservatori”, https://www.ilpost.it/2019/05/18/elezioni-australia-3/, 18 Maggio 2019
[5] Damien Cave, ibidem
[6] Nicole Hasham, “Joel Fitzgibbon says he warned against Labor’s coal message”, https://www.theage.com.au/federal-election-2019/joel-fitzgibbon-says-he-warned-against-labor-s-coal-message-20190520-p51pa0.html, 20 maggio 2019
[7] David Crowe, “Labor lost on a crusade for fairness – what does that say about us?”, https://www.smh.com.au/federal-election-2019/labor-lost-on-a-crusade-for-fairness-what-does-that-say-about-us-20190519-p51p17.html, 19 maggio2019

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