Austria: uno xenofobo alla presidenza della Repubblica?

Austria bandiera
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Se non succede dell’altro, dopo il 4 dicembre, sapremo chi tra il verde 72enne Alexander Van der Bellen e il 45enne ultranazionalista del Partito della Libertà Austriaco (Fpö)

Un manifesto elettorale di Nornert Hofer.
Un manifesto elettorale di Nornert Hofer.

Norbert Hofer sarà eletto presidente della Repubblica dell’Austria.

Questo non è il primo tentativo perché si era già votato lo scorso 22 maggio e, sia pur per poco, aveva vinto Van der Bellen, ma il voto fu annullato causa irregolarità dei voti per corrispondenza; poi si sarebbe dovuto votare ad ottobre, ma non fu possibile perché si trovarono difettose le buste, sempre per il voto per corrispondenza. Non siamo ai livelli del Belgio o della Spagna, ma questa impasse, per un paese come l’Austria, è quantomeno curiosa. O sarebbe meglio dire parte di democrazie liberali sempre più sprezzanti delle regole scritte o di fatto

Al li là di questa vicenda le elezioni presidenziali austriache sono terribilmente importanti. In caso di vittoria di Hofer la disgregazione europea farebbe un passo avanti decisivo e soprattutto un’altra nazione finirebbe nelle mani dell’estrema destra allargando la deriva fascistoide.
E le cose potrebbero peggiorare con le elezioni politiche del prossimo anno dove l’Fpö, stando alle attuali previsioni, vincerebbe a mani basse.

Gertrude Austria appello
Gertrude durante il suo appello in favore di Van Der Bellen

Conscia di tale pericolo Gertrude, 89 anni, sopravvissuta ad Auschwitz, ha chiesto, tramite un video, ai suoi concittadini di votare per il candidato dei Verdi. Senza far direttamente riferimento a quegli anni il suo ammonimento è chiaro; «l’offesa nei confronti degli altri, il deprezzamento e l’umiliazione praticata nella retorica dominante della destra è la cosa che più mi disturba […]. «Così si fanno emergere non le cose buone e umane ma gli istinti più bassi e violenti, e questo già è successo una volta» [1].

Un elemento fondante del Partito della Libertà Austriaco è il nazionalismo portato alle estreme conseguenze nelle posizioni contro gli immigrati con vere e proprie posizioni xenofobe. Il nazionalismo significa anche delle posizioni anti-europeiste che chiedono un arretramento non solo nelle politiche di gestione degli immigrati ma in altri settori, come stanno chiedendo la Repubblica ceca, la Polonia, l’Ungheria. E se questo non avverrà non è escluso il ricorso al referendum per un’Öxit, l’uscita dell’Austria dall’Unione europea. Un referendum che non potrà chiedere direttamente Norbert Hofer, se eletto, perché costituzionalmente la figura del presidente in Austria è poco più che di rappresentanza.
Norbert Hofer e il suo partito fanno leva anche sul risentimento delle classi popolari contro le élites per l’incapacità di assicurare condizioni di vita migliori, per la convinzione diffusa che il lavoro sia sempre meno (la disoccupazione ha raggiunto il 5,9% e negli anni a venire secondo le stime della Commissione europea crescerà ancora di qualche punto) per colpa degli immigrati che erodono anche risorse per il wellfare.

La situazione dell’Austria sembra quella degli Stati Uniti che hanno appena eletto un presidente che ha cavalcato queste convinzioni. I due partiti tradizionali – i conservatori della Övp e i socialdemocratici della Spö –  frantumati e un paese spaccato in primo luogo tra «città e campagna: impressionante la mappa tutta verde a Vienna, come pure in altre otto grandi città fra cui Salisburgo, Linz, Graz e Innsbruck, e tutta blu al di fuori dei centri urbani. E poi fra popolazione istruita, pro Van der Bellen (oltre l’80% dei laureati e il 73% dei diplomati ha votato per lui al ballottaggio) e popolazione a bassa scolarità, pro Hofer: facendo venire un brivido agli storici, il 22 maggio l’80% degli operai ha votato per l’estrema destra, mettendo così definitivamente la parola fine alla socialdemocrazia come riferimento per le classi meno abbienti» [2].
E questo è chiaro per esempio nelle zone industriali dell’Alta Stiria regione a sud di Vienna dove la disoccupazione è superiore all’8% e dove gli operai sono dell’opinione che il leader dell’estrema destra sia dalla loro parte e che l’immigrazione mette a rischio il loro lavoro. Emblematiche le parole di Verena, 19 anni, faccia pulita, voce timida: «Sono una semplice operaia, voterò per Hofer, van der Bellen rappresenta gli studenti, Hofer è più vicino al popolo» [3].

Fin quando i dirigenti di questo paese e di molti altri non riorganizzeranno a fondo la vita economica e sociale, facendo ripartire la mobilità sociale, dimostreranno che rifugiati e immigrati sono una risorsa e un’opportunità di crescita quando messi nelle stesse condizioni, e metterano in secondo piano gli interessi del capitale, le cose non potranno che peggiorare. Basta dare uno sguardo all’Europa da Nord a Sud, da Est a Ovest.
Pasquale Esposito

[1] Angela Mayr, “La sopravvissuta di Auschwitz: «Fermatelo»”, , 29 novembre 2016
[2] Flavia Foradini, “L’Austria al voto: radiografia di un Paese diviso”, http://espresso.repubblica.it/internazionale/2016/11/28/news/l-austria-al-voto-radiografia-di-un-paese-diviso-1.289571, 28 novembre 2016
[3] Angela Mayr, “Tra gli operai della Stiria tentati da Norbert Hofer”, http://ilmanifesto.info/tra-gli-operai-della-stiria-tentati-da-norbert-hofer/, 29 novembre 2016

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