Avatar: la via dell’acqua di James Cameron. In difesa del Pianeta

Avatar la via dell'acqua di James Cameron
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Non importa quanto tempo sia passato dalla prima proiezione di Avatar: chi rientra nelle sale cinematografiche a vedere il sequel, Avatar: la via dell’acqua, lo fa per quello che ha lasciato: il fantastico che diventa reale.

Che cos’è Avatar? È il trasferimento di un essere umano in un corpo alieno, il na’vi, perché sarebbe impossibile sopravvivere nel Pianeta Pandora con l’aspetto di un “primate del cielo” essendo estraneo a quel luogo e non avendo le caratteristiche fisiche necessarie. Jack Sully (Sam Worthington) è nuovamente uno dei protagonisti del film ma questa volta, oltre ad essere un na’vi che ha potere decisionale nel clan della foresta, è diventato capo di famiglia ed è conosciuto e stimato da altre tribù, per il suo contributo nella guerra.

La vita tranquilla sul Pianeta viene interrotta dal ritorno degli esseri umani che vogliono colonizzarlo in modo non pacifico. Jake Sully, è stato un marine, e con le sue conoscenze organizzative riesce a contrastare l’espansione e gli attacchi degli umani. La situazione cambia ulteriormente quando gli attacchi hanno come obiettivo il marine e la sua famiglia e con Jake che prende una difficile decisione: lasciare il comando del clan Omaticaya e trasferirsi con la famiglia a un altro clan, il Metkayina. Gli scontri con gli umani raggiungono i Sully anche nel nuovo ambiente che non ha nulla a che vedere con la foresta, ma la famiglia con la complicità del nuovo clan, na’vi dell’acqua, si riorganizzerà per superare le difficoltà.

La prima volta che ho visto il film ci sono andata perché era un genere, eco-fantasy, in linea con i miei gusti cinematografici. Il 26 dicembre sono tornata nuovamente al cinema con le aspettative che mi ero creata dalla precedente visione, e sono state pienamente soddisfatte. In me non avrebbe suscitato le stesse emozioni vederlo in una piattaforma televisiva o sul telefono: non sarei sobbalzata per un rumore improvviso o non avrei visto tre ore di film consecutivo. L’avrei diluito in più serate, non avrei preso i pop-corn e provato a sgranocchiarli il meno rumorosamente possibile per non disturbare la visione e non avrei visto una sala piena di persone di ogni età.

Avatar: la via dell’acqua ha suscitato molte critiche negative, soprattutto sull’eccessiva durata e sulla lentezza della trama, in alcuni punti. Infatti, in una recensione rilasciata alla BBC, Nicholas Barber afferma: «Questi intermezzi spettacolari contribuiscono anche alla lentezza del film. La Via dell’Acqua conta 192 minuti, cioè mezz’ora in più rispetto al primo Avatar» [1]. Anche all’uscita dalla proiezione alcuni commenti andavano in quella direzione. E se ne trovano di simili sui social. Credo però che tutte le scelte del regista James Cameron siano da condividere perché necessarie alla completezza e profondità della pellicola.

In questo nuovo capitolo ci sono molti colpi di scena che tengono alta l’attenzione e che mi hanno sorpreso: il ritorno di vecchi antagonisti, umani che ormai si credevano morti ma che grazie alla tecnologia hanno potuto conservare i ricordi e la personalità in un corpo nuovo, un avatar. Il principale antagonista è il colonnello Miles Quaritch (Stephen Lang) che nel primo Avatar viene ucciso dalla freccia di Neytiri (Zoe Saldana), compagna di Jake Sully, e ritorna in un nuovo corpo, non più umano, per portare a termine gli ordini, far sottomettere i na’vi, e vendicare la sua uccisione. Questo ultimo punto, in parte, spiega perché la famiglia Sully viene presa di mira: la vendetta. I giovani protagonisti sono i cinque figli di Sully che portano la loro personalità, l’adolescenza e grandi svolte nella storia. Neteyam (Jamie Flatters) è il secondo figlio, il ribelle, che è alla ricerca dell’approvazione del padre; Netayam è emarginato per la sua decisione di fare amicizia con un animale marino tulkun, simile ad una balena, mammifero isolato dal suo branco ma di grande aiuto a Neteyam e alla storia.

Questa volta James Cameron ha scelto di cambiare ambiente rispetto al primo Avatar e portare gli spettatori sulle coste e nelle profondità dell’acqua. Non è nuovo al pubblico il rapporto che il regista ha con l’acqua. Sin da piccolo era un grande appassionato delle immersioni e nel 2012 ha fatto un’immersione in solitaria con la spedizione Deepsea Challenge toccando il punto più profondo della Terra, la fossa delle Marianne nel Pacifico. In un’intervista rilasciata a Michael Greshko spiega: «Dicono, ‘Scrivi quello che sai’, e so molto sulle immersioni, e amo l’oceano. e ho pensato: perché non mettere insieme due cose che amo?» [2].

Il film non è solo personaggi fantasiosi e scene con effetti speciali ma tratta anche grandi temi della storia dell’umanità come la prevaricazione del forte sul debole e la distruzione del Pianeta da parte dell’uomo. Sempre nella stessa intervista Cameron spiega quello che il film riporta: «Come si è evoluto il luogo dove è nata la vita sulla Terra nel tempo, e le meraviglie che vediamo ancora oggi, anche nel suo stato di degrado, grazie a noi umani» [3].

Il tema del legame che gli uomini dovrebbero avere con la natura e gli animali si presenta in tutto il film. I na’vi sono quasi un tutt’uno con l’ambiente e una scena in particolare mi ha colpito e commosso. Si tratta dell’atterraggio degli umani che con i motori della loro astronave distruggono tutto: terreno, piante e animali. E Neytiri, la compagna di Jake, nativa di quel luogo, soffre come se l’avessero ferita direttamente.

Altro tema portante del lungometraggio è la famiglia, collante tra i protagonisti e gli antagonisti. Jake Sully ha un motto: “la famiglia Sully resta unita” e nel corso della vicenda è una frase ricorrente che lo porta a prendere decisioni importanti; una tra queste trasferirsi. Anche Miles Quaritch, uno degli antagonisti, scopre di avere un figlio e grazie a lui non uccide na’vi innocenti, cosa che in passato avrebbe fatto senza alcun rimorso.

Avatar: la via dell’acqua mi ha lasciato con grandi spunti di domanda: dove vuole arrivare l’uomo, che dalla Terra sta solo prendendo? E saremo anche noi costretti in futuro ad abbandonare il nostro Pianeta?
Consiglio a tutti di vederlo cercando di non fermarsi alla prima apparenza: alieni blu, effetti speciali, combattimenti ma di entrare nel cuore dei temi trattati e ne rimarrete piacevolmente stupiti.
Giusy Cirillo

[1] Nicholas Barber, Avatar: the way of water is a damp squib, 13 dicembre 2022
[2] Michael Greshko, The seas of Avatar: James Cameron on the real science behind his fictional world, 15 dicembre 2022
[3] Michael Greshko, ibidem

Avatar la via dell'acquaAvatar: la via dell’acqua
Titolo originale Avatar: The Way of Water
Genere fantascienza, azione, avventura
Paese Stati Uniti d’America
Anno 2022
Durata 192 min
Regia James Cameron
Soggetto James Cameron, Rick Jaffa, Amanda Silver, Josh Friedman, Shane Salerno
Sceneggiatura James Cameron, Rick Jaffa, Amanda Silver
Produttore James Cameron, Jon Landau
Produttore esecutivo David Valdes, Peter M. Tobyansen
Casa di produzione 20th Century Studios, Lightstorm Entertainment
Distribuzione Italia 20th Century Studios
Fotografia Russel Carpenter
Montaggio David Brenner, James Cameron, John Refou, Stephen E. Rivkin
Effetti speciali Dan Cox, J.D. Schwalm, Joe Letteri, Richard Baneham, Yoshi DeHerrera
Musiche Simon Franglen
Scenografia Ben Procter, Dylan Cole
Costumi Deborah Lynn Scott
Trucco Cody Dysart, Franca Gallo

 

Interpreti e personaggi
Sam Worthington: Jake Sully
Zoe Saldana: Neytiri
Sigourney Weaver: Kiri; dott.ssa Grace Augustine
Stephen Lang: col. Miles Quaritch
Cliff Curtis: Tonowari
Joel David Moore: dott. Norm Spellman
CCH Pounder: Mo’at
Edie Falco: gen. Frances Ardmore
Jemaine Clement: dott. Ian Garvin
Giovanni Ribisi: Parker Selfridge
Kate Winslet: Ronal
Britain Dalton: Lo’ak
Jamie Flatters: Neteyam
Trinity Jo-Li Bliss: Tuktirey “Tuk”
Jack Champion: Miles “Spider” Socorro
Brendan Cowell: cap. Mick Scoresby
Bailey Bass: Tsireya
Filip Geljo: Aonung
Duane Evans Jr.: Rotxo

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