Bachi Da Pietra, Necroide. La guerra combattuta con chitarre metal

bachi da pietra necroide copertina
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Nel 2013 con i Bachi da Pietra ci eravamo lasciati con l’uscita di Quintale, «un disco possente», «rock d’assalto» in cui si poteva dimostrare l’equazione quasi perfetta tra la musica e i testi.
copertina necroide dei bachi da pietraA due anni di distanza arriva Necroide dopo la pubblicazione dell’Ep Habe­mus Baco.

Un altro rock di assalto, sulla scia dell’heavy metal, strumento quasi salvifico contro la guerra e per la pace come cantano nel devastante brano d’apertura Black Metal Il Mio Folk
Black Metal il mio folk
Difendi il nome del rock ’n’ roll
Combatti nel nome del rock ’n’ roll
Ora hai l’Apocalisse in piazza
Hai avuto la tua guerra vera
Ora è la tua terra quella che si strazia
Ora è la tua casa quella che si devasta
Ora è la tua gente che si falcia
Ora è la tua testa quella che si taglia

Forse non è nemmeno un caso che siamo a cento anni dall’entrata in guerra dell’Italia. E il clima in varie parti della Terra  è sempre più putrido, cupo e non solo per la polvere da sparo.

Bachi Da Pietra
Bachi Da Pietra. Foto R. Amal Serena

Il titolo dell’album è un riferimento al gruppo metal Slaver e il brano Fascite Necroide tra riff e sventagliate di chitarre sostenute da un drumming incalzante, è un omaggio al loro chitarrista Jeff Hanneman, morto nel 2013 per questo morbo contratto dal morso di un insetto tropicale.

Ma l’origine  del disco va ritrovata, per ammissione dei Bachi Da Pietra, nel suono dei Black Sabbath, il gruppo heavy metal nato a Birmingham alla fine degli anni ’60.

Questa cifra stilistica trova compagni di viaggio o suoni diversi che danno originalità al disco. Come nella ballata dal sapore grunge Virus Del Male, quasi  parlata per raccontare una storia personale:
Tutto quello che so di te
Venivi a suonare

Venivi alle prove improbabili dei Virus Del Male
Noi con la neve fino in fondo alla campagne
Gli ampli sulle spalle
La vespa non passa
E tu portavi birra e sega in una busta della Standa

Ma anche nelle canzoni  più lente come Sepolta Viva, un andamento tra blues e qualche accelerata rock e con l’intrusione ben gestita di note di chitarra acustica, l’atmosfera dolorosa e buia non cambia

Via da dove sei Sepolta Viva
Sfonda la tua bella tomba e respira
Via da dove sei Sepolta Viva
Sfonda la tua porta aperta e cammina
Via dal palinsesto dell’eterno pomeriggio
Via dal sottofondo l’infinito  chiacchiericcio degli attori mediocri

Mentre Voodooviking mi ha riportato, per certi movimenti delle chitarre, il ritmo di Dave Mathews una variante che non toglie nulla alla forza fino alle distorsioni accompagnate da leggere percussioni di un intermezzo deviante per poi riprendersi con il tema fondante.
Tarli Mai ha un’andatura blues con le chitarre aperte al rock, con la chitarra ad attraversare paesaggi hendrixiani quando si incuneano tra una strofa e l’altra
Noi mele senza tarli, Noi Tarli Mai

Ancora una volta il duo Giovanni Succi (autore dei testi e della musica) e Bruno Dorella ci consegnano un disco importante, ben suonato e senza note fuori spartito.
A sovraintendere tutto il disco dobbiamo sempre riconoscere il valore della voce di Succi che si sostanzia di volta in volta melmosa, dura, violenta, assecondando chitarre sferzanti e percussioni potenti. Una voce imprescindibile per testi di natura cantautoriale su un muro di suoni metal.
Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere: metal
Bachi Da Pietra
Necroide
etichetta: La Tempesta
data di pubblicazione: 25 settembre 2015
brani: 11
durata: 44:18
cd: singolo

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