Banche, aziende e politica un intreccio per l’austerity

economia banche redditi euro dollaro
history 4 minuti di lettura

La crisi economica ha assunto dimensioni sistemiche. Il sistema è quello del capitalismo avanzato, quello della finanza che spesso nelle espressioni dei media e quindi della maggior parte dei cittadini coincide con <<il mercato>>. Quanto volte nei servizi dei tg, nazionali e internazionali, è comparsa l’espressione <<sono i mercati a chiedercelo>> parlando della riduzione del deficit, della spending review (l’uso  della dominante lingua inglese specchio di altri  domini, è utile a nascondere la parola tagli), di una riforma?
E visto che il sistema economico fondato sul mercato non ha fatto altro che continuare a sopravanzare nel corso di questi ultimi decenni (diciamo dalla vittorie della Thatcher e Reagan) come mai continuiamo a chiedere più mercato e liberalizzazioni?
Il neoliberismo in crisi, paradossalmente, continua a produrre ricette neoliberiste [1] e nel contempo non riescono ad affermarsi in sede politica e di governi soluzioni in grado di incamminare le economie verso un futuro meno gravido di povertà e disuguaglianze per le persone, e di nefasti risvolti per l’ambiente. Temi che spesso sono messi l’uno contro l’altro come succede, per esempio, a Taranto.

taranto ilva
Taranto, Ilva. Agosto 2012. Foto Gianpaolo Di Maggio

La capacità di controllo dei grandi gruppi, delle multinazionali, dei suoi top manager e delle aristocrazie di governo loro espressione è di una tale pervasività che come ha scritto Serge Halimi dopo anni di devastazione provocati dalla  <<cancrena della finanza americana>> ci si potrebbe trovare alla Casa Bianca Willam Mitt Romney: <<un uomo che deve il suo immenso patrimonio alla finanza speculativa, alla delocalizzazione di posti di lavoro e alle attrattive (fiscali) delle isole Cayman>> [2].

A nulla serviranno le battaglie legali che si intentano come quella contro la manipolazione del Libor e che negli  USA vede molti presunti danneggiati tra cui gli hedge funds, regno della speculazione stessa. Un gioco delle parti dove il denaro, se mai si dovesse spostare, resterà nello stesso sistema.
Il sistema si difende con l’arrivo, senza sosta e in numero sempre maggiore, di <<esperti (professori, banchieri, funzionari di Stato ecc.) – la cui cecità sui disastri che la presunta autoregolazione dei mercati e della concorrenza ha prodotto sulla società e sul pianeta direttamente proporzionale alla loro servitù intellettuale – [che] sono stati catapultati dentro governi “tecnici”, che ricordano irresistibilmente i “comitati d’affari della borghesia”>> [3].
Gli stessi media, dominati dalle stesse proprietà, aiutano anche indirettamente la difesa del sistema e delle soluzioni da adottare per risolvere la crisi la cui crisi sembra ascrivibile alla giovane età per la pensione, alle spese eccessive  per le cure, alla mancata flessibilità nel lavoro  e ai consumi eccessivi. Il paradosso è che la pubblicità invece fa sognare beni di lusso, viaggi nei paradisi orientali, eterna giovinezza. Così Lazzarato spiega nel suo saggio che <<c’è aperta contraddizione tra la morale ascetica del lavoro e del debito e la morale edonista del consumo di massa, esse non sono più ricomponibili>> [4].

londra industria Battersea
Londra. Battersea, agosto 2012. Foto Gianpaolo Di Maggio

Dietro al mercato e alle politiche sul debito ci sono – scrive Giorgio Galli, in un illuminante articolo – qualche migliaio di persone (i nomi sono stati ripresi da varie pubblicazioni) che <<dai consigli di amministrazione di circa cinquecento multinazionali decidono i  destini del pianeta.
L’agenzia Moody’s è sussidiaria della  Moody’s Corporation. L’amministratore delegato è Raymond McDaniel jr. Sono al vertice Basil L. Anderson, della Stable Inc. e della Hasbro Inc. (grandi imprese nel settore vendite e servizi); Robert Glauber, della Ing Group (multinazionale bancaria e assicurativa con sede in Olanda); Henry McKinnell (della multinazionale farmaceutica Pfizer e della petrolifera Exxon Mobil); […].
La Standard & Poor’s è sussidiaria della multinazionale McGraw-Hill Company, con sede a New York, multinazionale dell’editoria, delle comunicazioni e delle costruzioni, proprietaria di Business Week. […]. Siedono al vertice Sir Winfried Bishoff, presidente della Citigroup Europa e dirigente della Henry Schroder Bank di Londra; Douglas Daft, presidente della Coca-Cola Co.[…]>> [5]. La struttura è la stessa per l’agenzia Fitch.
È più comprensibile quello che accade e come mai è così complicato scardinare questo sistema. Sono loro a chiedercelo e ad imporlo.

 

 

Pasquale Esposito

[1] Per un’approfondita analisi di questa <<apparente tautologia>> la si può leggere in Alberto De Nicola, “Pauperismo e crisi”, Alfabeta2, settembre 2012, pag. 3
[2] Serge Halimi, “La tentazione del peggio”, Le Monde diplomatique / il manifesto, settembre 2012, pag. 1
[3] Maurizio Lazzarato, “La guerra feroce del capitalismo impantanato”, Alfabeta2, aprile 2012, pag. 3
[4] Maurizio Lazzarato, ibidem
[5] Giorgio Galli, “Un anno di guerra”, Linus, agosto 2012, pag. 29

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article