Basket: scudetto a Venezia, favola a Sassari

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Lo scudetto 2019 di pallacanestro, dopo sette gare tra isola e laguna, si ferma a Venezia e premia la Reyer di De Raffaele. Questa era la terza volta che era stato necessario il ricorso a gara 7 nella serie finale, una delle altre due volte vide sempre Sassari protagonista vittorioso sulla Pallacanestra Reggiana nel campionato 2014 e 2015, l’anno del triplete con Meo Sacchetti alla guida.

Si dirà che la Reyer ha vinto per la difesa. Se si tratta di eufemismo diciamolo pure. Altrimenti dovremmo dire che si è vinto picchiando duro per essere chiari, seppur in una disciplina dove in un certo qual modo il contatto fisico duro è anche ammesso ma sicuramente a discapito di tutto il resto. Del resto tenendo Sassari sugli 80 punti era risaputo che si sarebbe lasciato a lei la gara. E allora, pur se non aiuta il bel gioco, si applica quanto si ha a disposizione per vincere cioè panchina lunga, fisicità, difesa dura ed anche falli e poi affidarsi ai talentuosi Michael Bramos in gara 7, 17 punti nel terzo quarto, ed al californiano Austin Daye in gara 5.
Il piacere del bel gioco da ricercare sempre, l’acquisizione di una pallacanestro corale condivisa, della tecnica affinata attraverso un allenamento costante, la cura anche noiosa ma utile dei fondamentali, quelle lasciamole agli insegnamenti degli istruttori da mini basket.

Nelle occasioni che contano, invece, si gioca con quanto si ha a disposizione nel roster per la ricerca della vittoria e portare a casa il titolo di Campione d’Italia 2019, come coach De Raffaele ha dimostrato di saper fare molto bene con tre semifinali e due scudetti in 5 anni. Questa serie finale però ha dimostrato anche che i titoli si possono vincere anche con percorsi diversi, Sassari ci è andata vicinissimo comunque, con una panchina più corta e meno dotata fisicamente, ma che nella condivisione, nel feeling, e mettendo il cuore oltre l’ostacolo, in perfetta sintonia con il credo del suo coach, ha costruito un’impresa monca per un’ultima gara che ha visto abbandonarla nell’energia e nel tiro nella seconda metà.

La Dinamo Sassari ha mostrato che esiste anche l’opzione Pozzecco che racconta favole cestistiche che fanno innamorare di pallacanestro un’isola e gran parte dello stivale e che, se perde lo scudetto, conquista titoli europei e inanella fino a 22 vittorie consecutive. Questa favola cestistica è completa, conta anche su un diffuso seguito per lo più corretto, che predica condivisione dovunque sia presente partendo dai suoi prodotti tipici sempre offerti dai cofani aperti delle loro auto in trasferta ma ricche di salumi, formaggi e pile di carta da musica da degustare come se si fosse in qualsiasi posto sull’Isola.

Quel che resta da chiedersi è fino a che punto è consentito, in cambio di uno scudetto,  adottare il rifiuto estetico (o la sua limitazione) per il conseguimento del risultato vittorioso. Può interessare nel gioco, l’utilizzo statistico della distribuzione dei falli per incassare la vittoria nei numeri, ma non nella bellezza? Perseguire il risultato in un impianto impraticabile, al quale una squadra è più abituata e l’altra no, per caldo, umidità e parquet sdrucciolevole quando invece la regola prescriverebbe una temperatura massima di 20°c ed umidità del 50% massimo rispettivamente.
L’impressione avuta è che ad eccezione di gara 7, ma solo per la clemenza del meteo, al Taliercio si è giocato in una vasca di sudore al limite, con una squadra, lunga nel roster che, avendo fisicità picchia più del normale sapendo che, statisticamente, non tutti i falli sono sanzionati dalla terna arbitrale che, anzi deve anche subire il piagnisteo del dirigente che lamenta ad un certo punto di una gara di vedersi fischiare 26 falli contro i 6 favorevoli. Ecco l’opzione Pozzecco. Ha dovuto denunciare anche questo, magari in modo tardivo e furioso come è nel personaggio, ma efficace. Il terrore che su quel parquet ci si possa far male come ha rischiato Stefano Gentile, deve aver dato la stura alla reazione del coach che ha detto con evidenza che “lui non avrebbe pianto”, che si è esposto alla facile accusa tipo favoletta di Esopo Volpe e l’Uva ma che ha ottenuto, dal presidente di Legabasket serie A Egidio Bianchi l’annuncio che: “…per il Taliercio bollente questa sarà l’ultima volta” ed ha annunciato inizio lavori.

Chi vuole bene alla pallacanestro però, sa che si tratta di denunce pertinenti, con le quali la crisi del movimento deve fare i conti. A far in modo che la pallacanestro comunque piaccia c’è la serie combattuta che abbiamo visto, la sofferenza di una Dinamo esausta nella seconda metà di gara 7, ma anche il suo simbolo atletico altamente spettacolare con la schiacciata di McGee su Watt in gara 6, probabilmente accaduta perché in questa disciplina le leggi fisiche della lievitazione sono favorevoli. Resta anche la consapevolezza che si può essere contenti per aver vinto uno scudetto facendo ricorso al basket meno spettacolare, più utilitaristico, godere della legittimità di una vittoria che comunque arricchisce ma anche riflettere che si può dissentire da quel tipo di basket, tifare per Sassari, sperare che prevalga quella visione, consapevoli che è quella che aggrega e stimola alla ricerca della bellezza e dell’insegnamento migliore per le generazioni future.

A Gianmarco Pozzecco resta la sa paradura di sentimenti dagli amanti del basket non solo sardi, per la condivisione che ha voluto donarci con il suo attaccamento allo sport ed il suo insegnamento connesso. Per la sua capacità di parlare ed incidere nel capitale umano che lo ha circondato in questa esperienza come loro attendevano che facesse, in totale sintonia, ed una condivisione che ha varcato i confini dell’Isola. Restano anche le parole del coach della Dinamo, termometro della complicità raggiunta nel gruppo dopo gara sei: “volevo stare ancora due giorni con i ragazzi…ma non l’ho detto per non aumentare la tensione”.

Emidio Maria DI Loreto

UMANA REYER VENEZIA-BANCO DI SARDEGNA SASSARI 87-61
(16-12, 39-30, 69-47, 87-61)
Venezia: Haynes 21, Stone 3, Bramos 22, Tonut, Daye 13, De Nicolao 10, Vidmar 6, Biligha, Giuri, Mazzola, Cerella 2, Watt 10. All.: De Raffaele
Sassari: Spissu 8, Smith 9, McGee 9, Carter 4, Devecchi, Magro, Pierre 3, Gentile, Thomas 16, Polonara 3, Diop, Cooley 9. All.: Pozzecco
Tiri: Venezia 20/39 da 2, 13/32 da 3, 8/10 ai liberi. Sassari 12/35 da 2, 8/26 da 3, 13/25 ai liberi

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