Bayer-Monsanto: ok dell’Ue. Note a margine sul glifosato

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Gli ambientalisti e gli agricoltori non sono riusciti a fermare il matrimonio tra Bayer e Monsanto, con il conseguente dominio in poche mani del mercato dei semi e non solo. L’Ue ha dato il via libera a quest’unione da 66 miliardi di euro. Le due aziende, per completare la loro operatività nel mondo, devo ottenere l’approvazione dal parte del Dipartimento di giustizia degli Usa. L’Ok Ue è condizionato alla dismissione di 6 miliardi di attività e quello che non si capisce è come si possa affermare, con le parole della Commissario Ue alla concorrenza Margaret Vestager, «la nostra decisione riflette la necessità di mantenere un sano mercato competitivo in particolare nell’agricoltura digitale, nei fitofarmaci e nelle sementi». Questa fusione, infatti, consentirà il controllo di un quarto del mercato dei semi e dei pesticidi mondiali. Un mercato dove il 75% è nelle mani di Chemchina-Syngenta, Dow-Dupont e dei novelli “sposi” appunto.

Quello che vogliamo ribadire che tra i pesticidi più usati al mondo c’è il glifosato prodotto dalla Monsanto col nome commerciale di Roundup.
Gli alimenti che potrebbero contenerlo in notevoli quantità sono la soia (e prodotti a base di soia, oli vegetali o olio di soia), mais e olio di mais, barbabietole e zucchero prodotto dalle barbabietole, mandorle, piselli secchi, carote, quinoa, patate dolci. Ma soprattutto cereali e tanti altri prodotti dell’agricoltura provenienti dal Canada, dagli Usa e da altri Paesi del Medio Oriente dove il glifosato è utilizzato in maniera intensiva. In Italia l’utilizzo è consentito ma con molte limitazioni.

Il 20 marzo 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC), filiazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e massima autorità internazionale, ha pubblicato un documento in cui dichiarava, per la prima volta ufficialmente: «Il glifosato è genotossico per il DNA, cancerogeno per gli animali e potenziale cancerogeno per l’uomo». Il 27 novembre 2017 l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha invece dichiarato che il glifosato non è pericoloso per la salute, almeno nelle quantità in cui oggi lo ritroviamo negli alimenti che finiscono sulle nostre tavole. E per tale motivo ne ha prorogato l’utilizzo di altri 5 anni.

La storia del glifosato nasce nei primi anni ’70 quando si scoprì che questa molecola aveva la capacità di bloccare la crescita di tutte le piante senza alcuna selettività specifica verso una specie. Si andò quindi a studiare il particolare meccanismo biologico che rendeva questo veleno per le piante capace di differenziarlo da tutti gli altri erbicidi. Il meccanismo d’azione è semplice. In pratica, il glifosato, lega alcuni micronutrienti (meccanismo definito “chelazione”) importanti per il metabolismo della pianta come il calcio, il magnesio, il nichel, lo zinco, il rame e il cobalto. La mancanza di questi elementi ha importanti ripercussioni su normali processi di crescita e sopravvivenza di qualunque vegetale. Questi microelementi rimangono legati al glifosato all’interno della linfa della pianta e di tutti gli organi rimanendo indisponibili per qualunque reazione metabolica. Gli organi, in particolare le foglie che producono energia, rimangono senza possibilità di produrre energia e elementi importanti per gli altri organi della pianta e nel giro di pochi giorni si essiccano e con essa anche tutta la pianta.

Ma uno studio reso disponibile recentemente, condotto dagli scienziati Anthony Samsel e Stephanie Seneff, del Massachusetts Institute of Technology (Mit) ha concluso che il glifosato agisce anche come un analogo della glicina in grado di alterare una serie di proteine. Questo processo anomalo è correlato a diverse malattie, compreso diabete, obesità, asma, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla), e il morbo di Parkinson, tra le altre. Il ricercatore Stephen Frantz, spiega un altro meccanismo, oltre quello già descritto, di azione del glifosato: «Quando una cellula sta cercando di formare le proteine, può afferrare il glifosato invece della glicina e formare una proteina danneggiata. Dopo di che è il caos medico. Dove il glifosato sostituisce la glicina, la cellula non può più comportarsi come al solito, provocando conseguenze imprevedibili con molte malattie e disturbi conseguenti».
Il 2 marzo 2018 il premio nobel per medicina Luc Montagner intervenuto al Convegno dei Biologi a Roma ha ribadito la pericolosità del glifosato per le malattie sopra indicate riprendendo proprio l’analisi effettuata dai due scienziati del Mit.
Attualmente, l’unico modo per limitare al massimo l’assunzione di glifosato è quella di rivolgersi all’agricoltura biologica.
Gaetano Paparesta

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