Beatrice Antolini, L’AB

history 2 minuti di lettura

Una donna e un’artista che con il suo nuovo album, L’AB“, con nobiltà ed energia, è riuscita in una sintesi creativa che merita apprezzamenti e molta attenzione. La si può seguire nei suoi testi, peccato solo per l’inglese, che amalgamano voci intime a temi universali che attraversano l’uomo, le individualità dei nostri giorni. La si può seguire nelle sue variegate digressioni, anche nel canto, dello spartito che incedono tra eleganza, forza, armonia e modernità.
Il rischio che corre una figura come Beatrice Antolini che ha suonato molti degli strumenti, scritto la musica, arrangiato, mixato e prodotto il disco è quello dell’autoreferenzialità. Ma questo timore svanisce subito al primo giro dei nove brani.

Il ritmo incalzante di molta parte di Until became, una canzone di matrice punk, insieme agli inserti melodici, agli spunti elettronici e alle apertura corali sono uno dei momenti che fanno sbocciare le qualità del disco. E se poi si aggiunge un testo che parlando delle relazioni tra uomo e donna evidenzia il futile ambire a “diventare”, in un mondo dominato dai social, rispetto all’”essere”, possiamo chiudere in bellezza.
Sempre restando sul tema dei social troviamo Second Life, il “mondo parallelo”, fatto spesso di emozioni “surrogate” contro il quale cerchiamo di emergere. Ma questo singolo è anche interrogarsi su come potrebbe essere un’altra vita.
Nella mia seconda vita
sarò più forte
più adorabile.
Nella mia seconda vita
ogni forza che avrò
la userò per non lasciarti andare….
ne sarò capace, amore
Il racconto di Second life si svolge lento su un sentiero di modulazioni elettroniche ben disposte e poco convenzionali fino lanciare melodie pop con la voce di Antolini che, a tratti, appare una moderna Kate Bush.
Un’atmosfera evanescente attraversano i tre minuti la ballata, Subba che ci porta inesorabilmente dentro le sabbie mobili fatte di momenti di pura astrazione elettronica perché prova ad affrontare l’incomprensibile, l’ignoto delle nostre esistenze. Anche What you want si pone domande, ma lo fa in maniera allegra con un piano a condurre il ritmo fino a lasciar spazio ad una esplosione di ritmi dance sempre arrangiati con modernità.

La maceratese Beatrice Antolini mostra il suo talento fin da bambina e già nel 2006 pubblica il suo primo album Big Saloon nel 2006, l’anno dopo suona in Amen dei Baustelle .Successivamente al secondo album A due (Urtovox Rec.) del 2008, arriva il premio PIMI come “migliore artista solista”. Tra un disco e l’altro continua a collaborare con artisti come Lydia Lunch, A Toys Orchestra, il compositore australiano Ben Frost e nel 2016 partecipa al programma Vinyl di Sky Atlantic. Con L’AB siamo al sesto disco e la sua parabola sembra solo ascendente grazie alla sua personalità artistica.
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: alt-pop
Beatrice Antolini
L’AB
etichetta: La Tempesta Dischi
data di uscita: 16 febbraio 2018
brani: 9
durata: 00:30:45
album: singolo

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: