BEI: solo finanziamenti per investimenti sostenibili. Forse.

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Una mezza buona notizia arriva per l’ambiente e contro il riscaldamento globale. Il perché sia a metà lo spieghiamo nel corso dell’articolo.

La Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ha preso una decisione storica: dalla fine del 2021 (la proposta di luglio anticipava al 2020) non investirà più nelle energie fossili, incluso il gas. Una decisione storica anche per gli importi messi a disposizioni: i finanziamenti del gruppo BEI sbloccheranno 1 trilione di euro, nel decennio fino al 2030, per combattere il “climate change” e favorire gli investimenti ambientali sostenibili. Il gruppo BEI allineerà tutte le attività di finanziamento con gli obiettivi dell’accordo di Parigi dalla fine del 2020.

Una scelta storica perché parliamo di una banca pubblica che finanzia i progetti che contribuiscono a realizzare gli obiettivi dell’Unione europea e questo sia all’interno che al di fuori dell’Unione stessa.
Ricordiamo che il capitale della BEI è dato dalle quote versate dagli stati membri in base al suo peso economico all’interno dell’Unione europea, espresso in PIL, al momento della sua adesione.

La decisione non è stata presa all’unanimità e uno dei motivi del contendere è il tema del gas che da alcuni stati è considerato importante nella transizione dal carbone. Una posizione questa tenuta anche dalla Germania e dall’Italia inizialmente, e da alcuni paesi dell’Europa centrale e orientale e dalla Spagna.
Uno dei primi nodi riguarda proprio il gas. Infatti non è chiaro se, ad esempio, i progetti Tap e Poseidon non verranno più finanziati.

Veniamo alla parte della notizia che non convince. Ce la spiega Daniela Passeri quando commentando le parole del vicepresidente della BEI, Andrew Mc Dowell lascia dubbi nel dire «”dopo una lunga discussione abbiamo raggiunto il compromesso di tagliare i finanziamenti ai progetti basati sui combustibili fossili unabated”. Unabated, nel linguaggio tecnico della geoingegneria, si riferisce ai grossi impianti industriali che non sono dotati della tecnologia CCS (Carbon Capture and Storage), ovvero in grado di catturare e stoccare in formazioni geologiche sotterranee grandi quantità di CO2. Quindi sorge il dubbio che invece gli impianti che si doteranno della tecnologia CCS – per lo più saranno grandi centrali termoelettriche a gas e a carbone – verranno ancora finanziate dalla Bei. IL CCS è una delle tecnologie più controverse da mettere in campo nella lotta ai cambiamenti climatici. A parte i problemi legati alla sicurezza (la CO2 catturata va stoccata nel sottosuolo per sempre), e dubbi sulla effettiva efficienza del sistema (che ha bisogno di enormi quantità di energia per funzionare), è un approccio che non risolve alla radice il problema perché continua a fare affidamento sulle fonti fossili» [1].

Un’ultima considerazione. La BEI, nel suo prossimo futuro, rifletta e agisca su quanto la ONG Counter Balance dice in un suo rapporto [2]. La BEI pur in buona fede non è sempre in grado di proteggere i suoi investimenti, Mose incluso, dalla corruzione. I ricercatori dicono che «all’origine di tutto, ci sono sistemi di controllo e prevenzione della corruzione sostanzialmente inefficaci. Un esempio su tutti: in base alla normative europea in vigore la BEI non è tenuta ad applicare regole precise contro il riciclaggio di denaro. E ancora: “la legge tutela la Banca da azioni legali in caso di violazione o mancata applicazione delle sue politiche contro la corruzione” spiegano i ricercatori. Le pratiche di prevenzione degli illeciti, in altre parole, consistono in semplici “regole interne che non sono sancite dalla legge”» [3].
Pasquale Esposito

[1] Daniela Passeri, “Il «grande balzo» verso le rinnovabili della Bei”, https://ilmanifesto.it/il-grande-balzo-verso-le-rinnovabili-della-bei/, 16 novembre 2019
[2]
[3] “Il disastro Venezia e la BEI. «Così l’Europa favorisce la corruzione»”, https://valori.it/disastro-venezia-bei-corruzione/, 21 novembre 2019

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