Belgio. Nuove elezioni per separati in casa

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In mezzo ad una crisi economica che ancora non ha trovato una via d’uscita e alla vigilia della presidenza europea il Belgio affronta l’ennesima crisi. Lo scontro tra fiamminghi e valloni si è nuovamente aggravato. Il democratico cristiano fiammingo e primo ministro Yves Leterme non è riuscito a mediare le posizioni nella sua composita maggioranza composta da due partiti fiamminghi (liberali e cristiano-democratici) e da tre francofoni (liberali, cristiano-sociali e socialisti) e dai verdi. Nonostante o a causa delle prossime elezioni in giugno è difficile pensare ad una risoluzione che necessariamente deve passare per una sistemazione delle norme costituzionali. I rischi di una separazione delle due entità sono enormi.
Il governo era già cambiato quando Leterme aveva sostituito, in novembre, Herman Van Rompuy che è andato a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio europeo.

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Ghent. Korenlei tramonto, 2010.
Foto Pasquale Esposito

Il mancato accordo durante i negoziati sui diritti dei francofoni nel distretto Bruxelles-Hal-Vilvorde (BHV) ha spinto Alexander De Croo [1], leader di Open VLD (liberali fiamminghi) ad abbandonare il governo dopo che il progetto di accordo presentato dall’ex premier Jean Luc Dehaene era stato rifiutato dai francofoni. Per la gioia degli indipendentisti fiamminghi del Vlaams Belang che in Parlamento hanno intonato l’inno nazionalista delle Fiandre e hanno mostrato uno striscione con la scritta “è l’ora dell’indipendenza“.

Lo scontro tra le parti riguarda la rinegoziazione dei diritti dei francofoni che vivono in una trentina di municipi nel distretto BHV. Si tratta di diritti politici e cioè per esempio la possibilità per i francofoni di votare partiti valloni diritto non previsto, fatta eccezione per Bruxelles, in tutto il resto del paese. Infatti nelle Fiandre sono presenti solo partiti fiamminghi e in Vallonia solo francofoni. Le negoziazioni hanno riguardato anche i diritti linguistici come quello di potersi rivolgere ad un tribunale in francese. Per i fiamminghi si tratta di eliminare o ridurre fortemente i diritti dei circa centomila francofoni nel distretto.
In queste aree si è giunti anche al blocco, da parte del governo regionale fiammingo, delle nomine di tre sindaci di comuni del distretto accusati di aver distribuito ai francofoni materiale elettorale in francese. Anche acquistare una casa in queste zone potrebbe essere un problema per una famiglia francofona.
Il sindaco francofono di Rhode Myriam Delacroix-Rolin spiega che il governo regionale finanzia solo biblioteche e associazioni sportive con un bilancio in fiammingo e gli insegnanti delle due scuole primarie francofone devono avere titoli fiamminghi per poter essere nominati e <<se non obbediamo alle richieste del governo regionale – aggiunge il primo cittadino, e qui il suo tono abitualmente pacato si fa più concitato – mandano gruppi di contestatori da altre città: Gand, Anversa, Ostenda. Una volta hanno bruciato una mia fotografia>> [2].

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Bruxelles. La Grande Place, 2010.
Foto Pasquale Esposito

Dietro queste opposizioni la questione linguistica è solo un aspetto dello scontro in atto da decenni. Culture diverse ma soprattutto conflitti di potere che si stratificano su una lunga storia che parte da quando la Vallonia era la parte trainante del paese e teneva ai margini le Fiandre fino a quando le miniere e l’industria pesante non è entrata in una crisi irreversibile.

E tutto questo potrebbe aggravare lo status dell’economia e delle finanze del paese. Nel 2010 il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita dell’1,2% e dell’1,3% nel 2011 dopo un arretramento del 3% nel 2009.
Secondo l’Enquête sur les Forces de Travail du Service public fédéral (SPF) Economie gli occupati nel 2009 sono diminuiti di 25.000 unità con una disoccupazione cresciuta di 46.000 unità colpendo soprattutto uomini, giovani e lavoratori qualificati. Inoltre nel 2009 è aumentata la quota di lavoro precario che aggrava le condizioni dei lavoratori stessi. E non va dimenticato che le persono che sono considerate sotto la soglia della povertà sono circa un milione e mezzo.
E con il debito pubblico che ha oramai sfondato il 100% del pil e un deficit statale stimato al 4,8% ci sarà poco da intervenire per mitigare gli effetti di questi tempi bui. E la Grecia insegna.
Pasquale Esposito

[1] Alexander De Croo ha 35 anni ed è è apparso per la prima volta alle passate elezioni europee. Figlio d’arte in quanto il padre Herman è stato Ministro e presidente della Camera.
[2] Michele Pignatelli, “Nelle Fiandre la casa non è per tutti”, www.ilsole24ore.com, 22 Aprile 2010

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