Berlino e Oslo: l’accessibilità nelle due capitali

Norvegia Oslo
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Qualche giorno fa, mi è stato chiesto come era andato il viaggio a Berlino e Oslo. Sul momento la domanda mi era sembrata strana, e dentro di me avevo risposto:
Come? Hai letto il mio blog  in cui facevo un reportage accurato del viaggio, eppure mi fai questa domanda?”. Ma più passava il tempo, più mi rendevo conto che la domanda era appropriata.

Com’è andato il viaggio? L’input l’ha dato mia madre, con la domanda “non vai in vacanza”? È stata una domanda che mi ha fatto arrabbiare molto. A cui ho risposto inacidito e inviperito “Mi hai visto? Come credi che possa andare in vacanza in queste condizioni?” Ho raccontato l’episodio a Francesco, che ha ascoltato. Qualche giorno dopo è arrivato con una proposta: ”Io non ho in mente nessun viaggio quest’estate. Se vuoi andiamo a Berlino. Tu volevi visitarla. Possiamo spingerci fino ad Oslo”. Detto fatto. Circa 15 giorni prima della partenza abbiamo cercato di organizzare, di prenotare alberghi e voli. Non è stato semplicissimo individuare come caricare i miei ausili sull’aereo: deambulatore, bastone, carrozzina elettrica.

Milano foto Gianfranco Falcone 2019

Aldilà dei particolari, possiamo dire che, con molta pazienza e lavorando con congruo anticipo, si può fare. Bisogna però fare attenzione a chiedere le caratteristiche degli alberghi in cui si alloggerà, della camera e della struttura. Perché per fare cassa le strutture esibiscono sui siti la dizione accessibile ai disabili senza avere adeguati servizi.
Inoltre, bisogna chiedere com’è la strada per arrivare all’albergo.
A Oslo eravamo indecisi se ridere o piangere. L’albergo era a 2 km di distanza dalla stazione ferroviaria. Era dopo una stazione sciistica, dopo un bellissimo trampolino di salto con gli sci. E la strada aveva la pendenza di una mulattiera.

Prima meta del viaggio è stata Berlino. È affascinante, glamour.
Ha fatto dell’accessibilità un suo fiore all’occhiello.
A Berlino il 90% degli esercizi pubblici è accessibile, dotato di comodissime toilette anche per le carrozzine. Il restante 10% è accessibile con difficoltà, ma si può sempre contare sulla disponibilità dei berlinesi.
Possiamo dire che la Berlino di oggi corrisponde alla Londra degli anni 70, che per la sua vita e diversità attirava turisti italiani e non. Complice la Brexit, questo suicidio collettivo degli inglesi, Londra adesso sta diventando proibitiva. Il suo posto viene preso da Berlino. Soprattutto dopo le iniziative dell’ex sindaco Klaus Wovereit, che ha voluto far diventare la capitale centro di un turismo mordi e fuggi, come ci ha raccontato Christos, patron della Missingfilm, casa di distribuzione di film di qualità in Germania.
Eravamo già stati a Berlino trent’anni fa, all’epoca del muro. Ci eravamo arrivati da Milano in un bellissimo viaggio in autostop. Ma erano altri tempi ed avevamo vent’anni.

Germania ,Berlino. Foto Gianfranco Falcone 2019

Oggi come allora ci ha entusiasmato la vivacità che si respira in città, a ogni ora del giorno. Cantieri ordinati si aprono di tanto in tanto agli angoli della città, coppie di ragazzi omosessuali e lesbiche girano mano nella mano senza terrore dell’omofobia. Un grosso problema è il traffico delle biciclette. Bisogna fare attenzione all’attraversamento delle piste ciclabili. Non sono infrequenti gli incidenti tra ciclisti e pedoni, a volte anche gravi. I ciclisti sono assolutamente intolleranti nei confronti di chiunque attraversi senza guardare attorno. Sono loro i padroni delle nuove viabilità, che in città è un fatto acquisito, non una speranza come nelle città italiane. A pedalare sono attempate signore, giovani, professionisti, di tutto un po’.
A Milano si vedono rari ciclisti. La bicicletta è, o mezzo di trasporto economico dei migranti, o moda un po’ snob. Non è ancora un modo per spostarsi, utilizzato indifferentemente da tutti.
Non ho trovato difficoltà a girare in carrozzina. Berlino è una città in cui tornerei. Con una buona organizzazione è vivibile anche per una persona tetraplegica, senza accompagnatore. Ma attenzione ad osservare le regole. Se ci si colloca in testa al treno della metropolitana, il macchinista vi aspetta. Quando è necessario collocherà la pedana per entrare sui vagoni. Ma guai a voi se state 10 cm più scostati dalla piastrella giusta. O non riguarda o vi prende a male parole. Si tratta del leggendario rigore tedesco. Affascinante. Ma… Se rivolto al bene crea ordine e vivibilità. Se rivolto al male crea catastrofi. Berlino non è comunque soltanto grandi viali alberati, caffè, mezzi pubblici puntuali e comodi. Berlino è anche caratterizzata da ampie sacche di povertà, in cui ci siamo imbattuti casualmente. Volevamo andare sulla Kurfurstendamm. Per errore e assonanza di lettere, ci siamo trovati sulla Kurfurstenstrasse.

Sulla Kurfurstenstrasse c’è sembrato di vedere un tentativo di riqualificazione. Palazzi di pregio si alternano a edifici diroccati e abbandonati. È visibile una popolazione disorientata, impoverita, allo sbando, emarginata. Là in quel viali esiste una prostituzione a cielo aperto, al di fuori dei circuiti legalizzati dalle nuove normative tedesche. Esiste ancora una distinzione tra Germania dell’est e Germania dell’ovest. Nella Berlino est, appartamenti e affitti sono più bassi. Ma ancora per poco. I prezzi stanno salendo. Esiste da parte dei berlinesi stessi una sorta di fastidio, di remora, nel recarsi a passare le proprie serate nella Berlino dell’est. Come se fosse un altro mondo. Siamo di solito abituati a beatificare la grande organizzazione del Nord Europa. Ma attenzione non sempre è così.

Ad un certo punto del viaggio il carica batteria della carrozzina si è bruciato. Abbiamo avuto bisogno di sostituirlo. La Triride Italia c’è venuta incontro. Interpellati ha trovato il pezzo di ricambio a Berlino. E nel giro di un paio di ore siamo tornati in possesso di una carrozzina funzionante. Non ci saremmo aspettati un’assistenza così puntuale da un’azienda italiana. Invece abbiamo avuto problemi all’aeroporto di Berlino. Non volevano farci imbarcare per Oslo, a causa di presunti ritardi e di presunte mancanza di richiesta di assistenza specifica per le persone disabili.

Norvegia, Oslo. Foto Gianfranco Falcone 2019

Anche ad Oslo abbiamo avuto problemi.
Non puoi notificare a una persona in carrozzina, che ti chiama telefonicamente per accertarsi tutte le difficoltà, che il tuo albergo è in cima a un cocuzzolo, che è difficilmente raggiungibile se sei in carrozzina e non in macchina. Oslo è sicuramente una città che si scopre a poco a poco. Non è così manifesta come Berlino. Oslo è una città pulita e ordinata. Che tenta di essere accessibile per tutti in buona parte ci riesce. Infatti, sia a Berlino sia a Oslo abbiamo visto persone in carrozzina girare per la città, usarla. Si trattava di gente di tutti i tipi giovani e meno giovani. Non erano costretti ad affidarsi ai servizi delle badanti per poter uscire di casa.
A Berlino e Oslo i disabili sono visibili. Anche se Christos ci ha fatto notare come nella parte turca di Berlino sia meno facile vedere persone in carrozzina. Lui attribuisce questo fatto a una dimensione culturale, che vive ancora la disabilità come elemento da non manifestare. Ciò che ci ha colpito di entrambe le città è un traffico automobilistico ordinato e scorrevole. Strade e piazze non sono il pretesto per accatastare macchine su macchine. A Milano ogni angolo della città è occupato da automobili parcheggiate.
Ma non tutto è oro quel che luccica.

A Oslo, più che Berlino, girovagando senza meta abbiamo individuato ampie sacche di povertà.
Ad Oslo la zona di Gronland è caratterizzata da una popolazione a forte matrice islamica, di recente migrazione. In cui in alcuni tratti si mischiano genti provenienti dal corno d’Africa, e Norvegesi che portano sui visi, negli abiti i segni di una precoce estromissione dal circuito produttivo. Appassionante Oslo con i suoi cieli terzi, il suo amore per il verde. Affascinante il porto con le sue barche a vela e suoi motoscafi. Lo è meno per i cantieri che si aprono dappertutto. Segno di una città che vuole rinnovarsi o, come gente del posto ci ha indicato, segno di elezioni vicine e di un’Amministrazione che mostra i muscoli, perché vuole farsi rieleggere?
Insomma, sembrerebbe proprio che sia vero il detto “Posto che vai usanze che trovi”, ma non per i politici.
Le loro usanze si assomigliano a ogni latitudine.
Adesso siamo tornati. Posso rispondere alla domanda iniziale.
Com’è andato il viaggio?
Il viaggio è andato bene. Godo il meritato riposo. Medito sulle prossime mete.
Gianfranco Falcone

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