USA: la legislazione di Trump sotto i colpi degli ordini esecutivi di Biden

USA Casa Bianca
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Joe Biden proverà da subito a dare una decisa sterzata alla politica negli Stati Uniti. Attraverso una serie di ordini esecutivi vuole iniziare a demolire l’eredità di Trump. Gli ordini esecutivi non hanno bisogno di passaggi immediati nel Congresso e quindi sono immediatamente applicabili. È uno strumento, che a forza di legge, a disposizione del Presidente degli Stati Uniti e di cui ha fatto ampio uso lo stesso Trump e altri che lo hanno preceduto.

Questi decreti verranno firmati subito dopo la sua presa di potere, il 20 gennaio l’Inauguration Day. Evidentemente quanto accaduto il 6 Gennaio con l’assalto al Congresso ne ha stimolato l’urgenza e forse l’ampiezza per una crisi senza precedenti nel paese. La sterzata non è indispensabile solo per ridare un ordine interno alla democrazia liberale  ma riprovare a rimettere, nella giusta direzione, il ruolo degli Stati Uniti nel mondo che li vede sempre meno credibili. Per dirla con le parole del diplomatico americano Richard Haass ci sarà:

una maggiore tendenza da parte di altri paesi a ignorare le richieste degli Stati Uniti, ad una gestione diretta delle questioni politiche, a blandire i potenti vicini a costruirsi e ad usare la propria forza militare. Segni già evidenti in Medio Oriente, Europa e Asia: la guerra saudita in Yemen, il coinvolgimento della Turchia in Siria e il sostegno all’Azerbaigian in Nagorno-Karabakh, il trattato di investimento dell’Unione europea con la Cina, il blocco commerciale del partenariato economico regionale globale in Asia. Il risultato sarà un mondo più violento e meno aperto politicamente ed economicamente, e in cui gli Stati Uniti mantengono un’influenza o un potere significativo ma non più dominante. [1]

In attesa che il Congresso voti gli aiuti del valore di 1.900 miliardi di dollari per affrontare la crisi dovuta alla pandemia e in attesa di capire se, molto difficilmente, passerà la condanna per impeachment del Presidente uscente al Senato, vediamo le prime mosse di Joe Biden.

Gli ordini esecutivi riporteranno il ritorno nel consesso internazionale con il rientro nell’Organizzazione mondiale della sanità e l’accettazione degli Accordi di Parigi per la lotta al cambiamento climatico. A proposito di ambiente ci sarà il blocco delle trivellazioni sul suolo di proprietà federale e il ripristino delle disposizioni di Obama per ridurre le emissioni di veicoli e centrali elettriche.

Ci sarà la cancellazione di quello che venne chiamato il Muslim Ban emanato da Trump per impedire l’ingresso da nazioni a prevalente fede musulmana islamica. Sul fronte immigrazione chiederà alle Agenzie federali competenti di favorire la ricongiunzione dei figli minorenni separati dai genitori nel corso degli arresti di immigrati clandestini.

Per quanto riguarda i temi sociali, per favorire chi è senza lavoro e reddito, allungherà i termini di scadenza del blocco degli sfratti e dei pignoramenti, come allungherà i termini di scadenza per il pagamento degli interessi sui prestiti d’onore degli studenti universitari.

Indossare la mascherina sarà un obbligo per entrare in un qualunque edificio pubblico federale e per viaggiare sui mezzi di trasporto che collegano gli stati americani.
A proposito di pandemia va anche ricordata la promessa di vaccinare 100 milioni di persone nei primi 100 giorni del suo mandato.

Ron Klain, il futuro capo dello staff della Casa Bianca, oltre ad anticipare con una nota gli ordini esecutivi di cui abbiamo parlato ha anche accennato al fatto che verranno presentati contemporaneamente disegni di legge al Congresso nei primi dieci giorni della presidenza Biden. Tra questi c’è un testo che fornisca un percorso chiaro per ottenere la cittadinanza da parte di 11 milioni di persone che vivono illegalmente negli USA.

Se questo non cancellerà l’eredità di Trump perché l’ideologia dell’ex-presidente è piuttosto diffusa e sostenuta da parti dell’establishment politico ed economico del paese, almeno assesterà qualche picconata.
Pasquale Esposito

[1] Richard Haass, “Present at the Destruction”, https://www.foreignaffairs.com/articles/2017-04-17/present-destruction, 11 gennaio 2021

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