Bisfenolo A, rivalutazione della dose giornaliera tollerabile

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L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha riesaminato i rischi da bisfenolo A (BPA) negli alimenti proponendo di ridurre la dose giornaliera tollerabile (DGT), rispetto a quella precedentemente valutata nel 2015. Le nuove conclusioni vengono esposte in una bozza di parere scientifico disponibile alla pubblica consultazione.

Il bisfenolo A, noto anche come 2,2-bis (4-idrossifenil) propano, è una sostanza chimica industriale comunemente usata sin dagli anni ’60. Impiegata per decenni nella produzione di plastica in policarbonato (di cui ne costituisce il monomero principale, se si pensa che ne vengono prodotte ca. 2 milioni di tonnellate annue), resine epossidiche e altri materiali polimerici.
La plastica in policarbonato (identificata con la sigla PC) è una plastica rigida, trasparente, ad elevate prestazioni, ideale per realizzare contenitori per alimenti (come stoviglie, bottiglie per bevande riutilizzabili e contenitori per la conservazione).
Le resine epossidiche, invece, vengono utilizzate come rivestimento interno delle lattine, favorendo la conservazione degli alimenti, e nei serbatoi residenziali di stoccaggio dell’acqua potabile.
Per tale motivo, il BPA costituisce un componente nella produzione di contenitori per alimenti, di cui è necessario valutarne la sicurezza, poiché piccole quantità possono, facilmente, migrare negli alimenti, soprattutto se i materiali non sono perfettamente integri o se vengono utilizzati ad elevate temperature.
Gli studi relativi a possibili effetti avversi sono apparsi contrastanti nel corso degli anni.
Secondo quanto, recentemente, valutato dall’ECHA (European Chemicals Agency), il BPA è elencato nella “Candidate List” delle sostanze estremamente preoccupanti a causa delle sue proprietà tossiche, poiché si comporta da interferente endocrino, capace di causare effetti negativi sulla salute delle persone e sull’ambiente.

Infatti, studi sperimentali ed epidemiologici dimostrano “effetti estrogenici” del BPA, capaci di mimare l’azione degli estrogeni (ormoni femminili), influendo sulla funzione riproduttiva dell’organismo.
Questa molecola sembra compromettere anche la fertilità dell’uomo, legandosi ai recettori androgenici.
Ciò ha determinato il divieto, in tutta l’UE, del suo utilizzo nei biberon, da giugno 2011 e in bottiglie di plastica e imballaggi contenenti alimenti per neonati e bambini sotto i tre anni di età, da settembre 2018.
In Europa la valutazione più completa dell’esposizione alimentare e ambientale al BPA è stata pubblicata, nel 2015, dall’EFSA che ha ridotto la “dose giornaliera tollerabile” (DGT) da 50 a 4 microgrammi per chilo di peso corporeo al giorno; nonostante ciò, ha dichiarato che i livelli di esposizione in Europa erano al di sotto di una soglia di rischio, anche per le fasce di popolazione potenzialmente più vulnerabili come i bambini.

La valutazione del rischio eseguita dall’EFSA si è articolata in 3 fasi:
1. valutazione del pericolo: utilizzando dati tratti da studi sugli animali e sull’uomo per individuare eventuali pericoli;
2. valutazione dell’esposizione: utilizzando dati di BPA presente in alimenti e materiali a contatto con gli alimenti e confrontandoli con i dati sui consumi alimentari in Europa;
3. caratterizzazione del rischio: analizzando i rischi costituiti dai pericoli individuati per i consumatori, tramite ingestione orale, inalazione di polvere ed esposizione per via cutanea.

Tuttavia, il BPA è, nuovamente, oggetto di misure restrittive da parte del legislatore europeo.
Studi, apparsi nella letteratura dal 2013 al 2018, hanno dimostrato effetti avversi sul sistema immunitario, correlati al BPA, osservati in vivo, in animali da laboratorio.
Si è, quindi, rilevato un aumento del numero di linfociti “T helper“, un tipo di globuli bianchi che svolge un ruolo fondamentale nei meccanismi immunitari cellulari e che, se aumenta, può causare lo sviluppo di infiammazioni polmonari allergiche, poiché responsabile della secrezione di citochine in seguito a stimolazione antigenica.
Pertanto, il 15 dicembre 2021, il gruppo di esperti sui materiali a contatto con gli alimenti, gli enzimi e i coadiuvanti tecnologici, noto come “gruppo CEP”, ha stabilito una dose giornaliera tollerabile di 0,04 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Dose giornaliera di gran lunga inferiore alla precedente (scelta temporaneamente, in seguito ad elementi di incertezza, per colmare le lacune riscontrate nei dati).
Ciò ha ribaltato valutazione dell’EFSA, relativa al 2015, in quanto confrontando la nuova DGT con le stime dell’esposizione dei consumatori al BPA tramite l’alimentazione, l’EFSA ha valutato che sia l’esposizione media che quella elevata al BPA superano la nuova DGT in tutte le fasce di età, dando adito a preoccupazioni in termini di salute pubblica.
Una nuova riunione tecnica è, quindi, prevista il 24 gennaio 2022, in cui si discuteranno gli elementi scientifici su cui poggia la bozza di parere del gruppo di esperti. È possibile partecipare alla consultazione, in quanto tutte le parti interessate potranno inoltrare le proprie osservazioni entro l’8 febbraio 2022.

Francesca Bucolo

Fonti:
EFSA – European Food Safety Authority
ECHA – European Chemicals Agency
ISS – Istituto Superiore di Sanità

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