Black Mountain. Il passato indica la via del futuro

black mountain in the future

Il disco ha un titolo che non sembra avere legami con il suo significato immediato. black mountain in the future è nella stessa scia del primo e soprattutto continua a guardare al passato glorioso del rock anni settanta.
E, come si legge da più parti, vengono scomodati molti dei numi tutelari di quegli anni.
La continuità e univocità del suono sono un sigillo dei sebbene tuttii componenti della band siano dediti anche ad altri progetti musicali con altri “marchi”[1]. Quattro di loro lavoravano e, ogni tanto lo fanno tuttora, in un centro di assistenza e recupero dalla droga e questo potrebbe aver sostenuto l'energia e la disperazione per quello che producono [2].

Nello scambio di email tra Sideri e il bassista quest'ultimo enfatizza il ruolo del collettivo per cui <<tutti bene o male ci mettiamo lo zampino>>, ci spiega che la band tiene da parte le individualità (non ci sono foto dei membri sulle copertine, ndr) e abbandonano le menti <<a quello di cui ha bisogno la canzone per essere completa>>. E con orgoglio sostiene il rimando al passato tanto da <<capire su che dischi mi sono consumato in un determinato periodo dalle canzoni che finisco per scrivere>>. Non ama fare riferimenti ma se proprio deve indicare un paio di nomi di oggi qualche affinità la trova nei Sadies e negli Unintended[3].

Di tenore diverso sembra il commento di McBean quando, nell'intervista fatta da Pasini, da meno rilevanza al tema del collettivo. Inoltre attenua il peso dei riferimenti al passato dicendo che <<non c'è nessun tentativo consapevole di suonare come un qualche gruppo del passato, come per esempio i o i >>. Qui si pone l'accento sui testi che abbandano di figure angeliche e demoniache e di sangue che si spiegano con un'influenza negativa che esercita il presente. Gli piace che la sua musica possa essere definita psichedelica perché vicina all'arte che ama e perché ha a che fare con con la <<libertà di spirito>>. I gruppi che cita tra quelli più vicini ci sono gli Oneida [4].

Passando alle recensioni, Bertoncelli ritiene che l'attenzione ricevuta dalla band per questo e per il precedente lavoro non sia del tutto meritata proprio per la scelta di riappropriarsi di sonorità passate. Un po' tutti i brani <> sia pur con un'atmosfera <> e solo per Night Walks trova parole di peso perché la cantante <> [5].

Il giudizio si fa ancora più severo con Giancarlo Turra il quale, dopo aver analizzato il percorso musicale di evidenziandone i buoni risultati nell'altro suo gruppo – i Pink Mountaintops -, scrive un articolo in cui stronca “In The Future” indicandolo come prevedibile e incapace di sviluppare sonorità nuove nel contesto della tradizione rock di fine anni sessanta e inizi settanta. E' buona l'esecuzione e se ne prevede un discreto successo Angels e Stay Free, al progressive che esonda ovunque e irrita, a tutti i sabbathismi, cosmicismi e glamismi di seconda mano che lo costellano>> [6]. Nemmeno Nunziata è convinto della bontà del disco così come non lo era per il precedente. Lo ritiene spesso vagante senza meta tra i generi a cui prova a rifarsi confezionando alcuni inutili dejà vu. Per Bright Lights scrive che <<vuole a tutti i costi gettare un ponte tra i Pink Floyd più gotici e classicheggianti e il prog psichedelico più abusato, senza avere dalla sua quella capacità di sintesi necessaria al grande passo>>. A Night Walks Ë affidata la palma del brano capolavoro e da ricordare [7]. Fatte le premesse sulla sua predilezione per il rock dei Led Zeppelin, dei Black Sabbath, dei Cream, degli Hawkwind, dei Blue Cheer e per coloro che possono evocarne i suoni con rinnovata maestria, Pascale non si risparmia nelle lodi per In The Future pur ammettendo che <>. Di fatto non ha dubbi su nessuno dei dieci brani compresi i sedici minuti di <> di Bright Lights [8].

Nemmeno Sideri si tira indietro nell'esaltare il disco giudicato di grande equilibrio tra le componenti sonore, dove nulla è superfluo e scrittura, arrangiamenti, melodia e potenza si amalgamano. <> [9].

Giudizio altrettanto entusiastico anche per Di Salvo che lo annota come il primo grande album dell'anno. Proseguendo sulla scia del primo, i Black Mountain riescono a recuperare <> producendo ottime soluzioni dai <Stormy High al folk acustico misto a reminescenze Jefferson Airplane di Tyrants fino a Queens Will Play, ottimo brano in cui la voce di Amber Webber trova la sua espressione migliore>> [10].
Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere: rock
Black Mountain
In The Future
etichetta: Jagjaguwar
data di pubblicazione: gennaio 2008
brani: 10
durata: 57:20
cd: singolo

[1]Stephen McBean è Pink Mountaintops, Jeremy Schmidt si presenta come Sinoia Caves, Joshua Wells e Amber Webber sono dentro i Lighting Dust, Matthew Camirand insieme a Wells fanno parte dei Blood Meridian.
[2]”Cime tempestose” intervista di Aurelio Pausini – Il Mucchio febbraio 2008 – pagg. 16
[3]”Punk's not born” intervista di Marco Sideri – BLOW UP. gennaio 2008 – pag. 48-51
[4]”Cime tempestose” intervista di Aurelio Pausini – Il Mucchio febbraio 2008 – pagg. 14-17
[5]Riccardo bertoncelli – delrock.it, 15 febbraio 2008
[6]Giancarlo Turra, “Sthephen Mcbean The New, the Old and the Hard”, Sentireascoltare gennaio 2008, pagg.11-13
[7]Francesco Nunziata – ondarock.it
[8]Alessandro Pascale – storiadella musica.it, 1 gennaio 2008
[9]Marco Sideri – BLOW UP. gennaio 2008 – pag. 91
[10]Philip Di Salvo – liverock.it, febbraio 2008

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