Black Mountain. Wilderness Heart. Limature folk e country nel rock dei Settanta

Black Mountain Wilderness Heart
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Dal Canada si propagano ancora una volta onde sonore su cui sintonizzarsi. Dopo aver riportato quanto si dice del nuovo degli Arcade Fire è la volta dei Black Mountain. Wilderness Heart è la terza prova del gruppo fondato da Stephen McBean da quando nel 2004 sono comparsi con il loro primo EP. Consensi di critici e di pubblico come al solito?  Intanto si può dire che la collaborazione di Randall Dunn e David Sardy [1] è un marchio di fabbrica per quasi tutti i commentatori e che l’album suona diverso dalle precedenti prove.

Farabegoli si compiace del disco e della scelta pop e meno psichedelica che il quintetto suona con WH. Canzoni tutte possenti, di spessore. Se proprio si deve cercare un’imperfezione è il labile <<discorso d’insieme>>. Citazione per la <<luminosità del carichissimo southern rock>> di The Hair Song [2].

Se il giudizio di Sideri è dello stesso tono del precedente l’analisi dei contenuti diverge. La loro scrittura rimanda senza banalizzazioni agli anni Settanta del rock duro e psichedelico con digressioni folk così come qualche volta le band suonavano.
Nei  Settanta c’è The Hair Song e Old Fangs o Radiant Hearts che <<vira folk, come folk potevano essere i Led Zeppelin>>,  i rimandi <<hard psych>> del  <<tappeto basso/organo>> di Rollercoaster e <<l’hard blues maniaco>> di Let Spirits Ride [3].

Anche con Valtorta siamo nell’alveo delle recensioni positive. Un disco che suona bene per il canale indie e per quello del grande pubblico. Un riuscito connubio, probabilmente dovuto alla coppia di produttori. Tra <<inquietudini e malinconie>> ci sono <<i riff spigolosi e gli elaborati intrecci delle tastiere>> che si ritrovavano in certi momenti dei Led Zeppelin e dei Black Sabbath e ci sono le ballate country e meditative come The Hair Song o l’ultima Sadie [4].

L’opinione di Saccaro si appunta sulla mancanza di una <<meta>> precisa quasi lasciando il lavoro, pur con un sound poderoso energico, in una sorta di indeterminatezza. Forse dovuta all’incapacità di far fluire in un unico alveo l’hard rock, il rock psichedelico e il folk o le voci di Stephen McBean e Amber Webber . Così nota la <<tensione sincopata di Old Fangs [che] si contrappone al clima morbido e rilassato di The Space Of Your Mind, mentre un ritmo veloce, effetti psichedelici e assoli di chitarra ossessivi popolano Let Spirits Ride>> [5].

Pollice verso di Nunziata che continua a non capire tutto il progetto musicale dei Black Mountain. Per cui pure WH non lascia tracce significative: dalle <<ballate folk-psichedeliche>> (The Space of Your Mind, Buried By The Blues, Sadie e Radiant Hearts che <<richiama alla memoria il dirigibile di Page e Plant>> agli <<abituali sforzi hard-rock più o meno acidi>> (The Hair Song, The Way To Gone, Old Fangs…) [6].

Wilderness Heart (<<missione incompiuta>>) non convince nemmeno Turra. Nonostante la presenza di esperti produttori che possono aver dato un po’ di equilibrio ad un lavoro che è un continuo e schizofrenico saliscendi nella qualità e nei generi. Si passa dalle buone prove di The Hair Song, Let Spirits Ride, Old Fangs, le <<cupezze cosmic-folk>> di Sadie e Radiant Hearts alla scarsa title track, a Rollercoaster e alla <<mera piattezza>> di The Space Of Your Mind [7]. Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: rock
Black Mountain
Wilderness Heart
etichetta: Jagjaguwar
data di pubblicazione: 13 settembre 2010
brani: 10
durata: 42:52
cd: singolo

[1] Randall Dunn ha lavorato con Sunn O))) e Boris, mentre e David Sardy leader dei Backmarket ha collaborato, tra gli altri, con Oasis, Ok Go, Wolfmother, Nine Inch Nails.
[2] Francesco Farabegoli, www.vitaminic.it, 13 settembre 2010
[3] Marco Sideri, BLOW UP.,  settembre 2010, pag. 89
[4] Luca Valtorta, “Tra inquietudini e malinconie suona l’anima di un uomo in bilico”, Il Venerdì di Repubblica, 1 ottobre 2010, pag. 63
[5] Miranda Saccaro, www.rockshock.it, 22 settembre 2010
[6] Francesco Nunziata, www.ondarock.it, 25 agosto 2010
[7] Giancarlo Turra, www.sentireascoltare.com, 26 Agosto 2010

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