BLM: le vite delle persone nere contano

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La lettura del libro “I fratelli di Soledad – Lettere dal carcere” di George Jackson, edito da Einaudi nel lontano 1970, e le continue notizie che arrivano dagli USA riguardo le aggressioni dei poliziotti nei confronti dei cittadini afroamericani, sono state il carburante per tornare a parlare dei diritti degli afroamericani. Un’attenzione che dobbiamo tenere alta.

Le associazioni che hanno da sempre combattuto le discriminazioni razziali sono sempre esistite, con alti e bassi, nella storia americana ma con l’assassinio di George Floyd, il 25 maggio 2020 nella città di Minneapolis, ha ripreso forza e determinazione che ricorda i movimenti degli anni del “redentore dalla faccia nera”, Martin Luther King e di Malcom X.

Time Black Lives Matter Alicia Garza Patrisse Cullors Opal TometiNegli ultimi anni, la più importante spinta per i diritti degli afroamericani è stata data dal movimento “Black Lives Matter” (le vite delle persone nere contano). BLM è nato di fatto da un hashtag scritto da Patrisse Cullors successivo ad un post su Facebook di Alicia Garza che insieme a Opal Tometi che ne sono le fondatrici e che la rivista Time ha inserito fra le 100 persone più influenti dell’anno 2013.

Alcuni considerano BLM il più grande movimento della storia americana. A dimostrarlo ci sarebbero le oceaniche manifestazioni seguite alla morte di George Floyd a cui parteciparono milioni di persone, non solo di colore, per diversi giorni consecutivi e in migliaia di luoghi sparsi in tutti gli Stati Uniti, senza contare quelle oltre confine.
Un’icona mondiale che fissava il senso delle discriminazioni e che nello sport (lo abbiamo visto anche agli Europei di calcio) ha visto molti atleti inginocchiarsi prima del fischio d’inizio di un incontro, in segno di solidarietà per il Black Lives Matter.

Il movimento aveva cominciato a farsi sentire quando, nel 2013 al termine di un “processo farsa”, George Zimmerman, una sorta di “coordinatore” del “Neighborhood Watch” (gruppo di persone che in una comunità si organizzano per prevenire attività criminali o più semplicemente vandaliche) che aveva ucciso (2012) un ragazzo nero disarmato di soli 17 anni, Travyon Martin, fu dichiarato non colpevole.

BLM è un movimento senza un leader riconosciuto, organizzato col sostegno delle varie comunità locali sparse in tutti gli USA, questo perché una caratteristica imprescindibile del movimento è l’inclusività. Opal Tometi ci spiega che “questo movimento riguarda tutti e riconosce che le persone nere non sono un monolite” e naturalmente tutto ciò ha un’influenza nel movimento, perché l’espressione Black Lives Matter non include soltanto le lotte contro il sistema di giustizia e carcerario ma anche il razzismo in ogni ambito sociale“.

Nel corso degli anni BLM si è evoluto in qualcosa di molto più grande di quanto fosse all’inizio: è diventato “un movimento di liberazione ampio, multietnico, focalizzato sulla riforma della giustizia, sulle politiche razziste e altre cause correlate” (Sean Illing – Vox).
Il movimento è entrato in una seconda fase che si concretizza in una piattaforma che tiene insieme istanze che riguardano la violenza della polizia, il cambiamento climatico, l’immigrazione, i diritti delle persone disabili e di quelle transgender. Oltre alla “fine della guerra ai neri”, il movimento chiede l’approvazione del “Breathe Act”: una legislazione che vorrebbe chiudere i centri di detenzione per migranti, togliere fondi ai dipartimenti di polizia e ripristinare programmi sociali per gli ex detenuti. Altre richieste riguardano forme di riparazione nei confronti delle comunità indigene e dei contadini neri deprivati delle loro terre e difesa e protezione delle persone trans.
Di recente hanno iniziato la raccolta di firme per spingere Biden e i legislatori a fermare quelle leggi, da gennaio 2021 ne sono 30 introdotte nei vari Stati, che “rendono particolarmente difficile il voto per i neri”. Quella della manipolazione delle leggi elettorali nei vari stati è stata sempre un’arma dell’élite bianca per contrastare la partecipazione, e la conseguente emancipazione, delle minoranze alla vita politica negli USA.

Nelle settimane passate mi sono imbattuta nelle attività di Giangiacomo di Torrepadula, dieci anni vissuti negli Stati Uniti, ex startupper con la passione dalla fotografia che diventa arte. Un suo lavoro è stato dedicato alla morte di George Floyd e ad evidenziare il dramma del razzismo, combattendo più che l’odio l’indifferenza che da sempre ha consentito le più nefande tragedie. Ha coinvolto persone per scrivere delle cartoline con una frase, un pensiero che abbiano come tema il razzismo e che diventeranno oggetto di un libro e di una mostra itinerante per sensibilizzare quanta più gente è possibile. La cartolina riproduce una candela la cui fiamma è tenue come la vita di George Floyd e di tutti gli altri prima e dopo di lui. Perché le Vite Dei Neri Contano.

La strada da percorrere è ancora tanta, ma la fiamma dobbiamo lasciarla accesa, con le nostre azioni e i nostri pensieri, per sperare che in tutto il mondo vengano sconfitti razzismo e pregiudizi di ogni sorta.
Roberta Caputo

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