Bolivia. La nuova costituzione: democrazia, giustizia e ricchezze da condividere

Bolivia bandiera
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Nell’estate del 2006 i boliviani si recarono alle urne per eleggere i rappresentanti dell’Assemblea costituente attraverso un processo democratico voluto dal presidente Morales. Il Mas (Movimento al socialismo) e i partiti vicini a Morales non ottennero la maggioranza qualificata [1] necessaria per poter approvare velocemente e senza ostacoli le leggi come invece immaginato – e promesso – durante la campagna elettorale. Il processo fu avviato e dopo lunghi dibattiti, ma anche contestazioni furibonde sfociate in scontri violenti che hanno provocato quattro vittime, il quindici dicembre scorso a La Paz veniva “esibita” la nuova Costituzione. Più esattamente si tratta di una bozza che sarà sottoposta a referendum e che è stata votata, in ultima istanza, da un Assemblea dove i rappresentanti dell’opposizione si erano ritirati [2].

Prima di esaminare alcune delle nuove Leggi fondamentali dello stato boliviano e le posizioni che generano contrapposizioni e violenze va evidenziato come la spinta democratica è stata forte anche in considerazione di un Paese, come quasi tutti quelli sudamericani, lungamente sottoposto a feroce, iniqua ed economicamente disastrosa dittatura. Come spesso accade né le istituzioni ufficiali e né gli organi di comunicazione dei Paesi democratici e sviluppati hanno sostenuto questo processo che per l’Iraq, e non solo, ha anche giustificato una guerra. E, per essere cinici, si stanno perdendo occasioni di accordi economici importanti come nel caso delle esplorazioni del gas dove Gazprom sembra avvantaggiata [3].

La contrapposizione è tra due fronti: da una parte le regioni ricche e trainanti del Paese come Santa Cruz, Tarija, Pando e Beni il cui territorio poggia su enormi quantità di risorse naturali. Sono aree dominate e governate da bianchi proprietari terrieri, imprenditori, liberi professionisti che non intendono dividere le risorse disponibili e perciò hanno approvato, o stanno per farlo, statuti di autonomia regionale ispirati a quelli catalani in Spagna [4]. Statuti che dovranno essere approvati dalle stesse popolazioni locali. Al di là delle dichiarazioni del “centro” e della “destra” sembra di trovarsi di fronte ad un <<progetto secessionista>> perché si istituisce una polizia locale, il diritto di proprietà della terra e l’istituzione della cittadinanza dipartimentale[5].

Dall’altra parte ci sono le regioni andine con poche risorse naturali disponibili e popolazioni indigene sfruttate da centinaia di anni senza mai possedere mezzi di produzione o terre coltivate. Il progetto di Morales è quello di riequilibrare la spartizione delle risorse economiche e aumentare i livelli di rappresentanza di queste “nazioni”. Ovviamente il presidente ha già precisato che nessun progetto autonomista sarà accettato.

Negli articoli due e tre della nuova Costituzione si affermano con forza i diritti dei popoli preesistenti alla colonizzazione e più precisamente <<a la autonomía, al autogobierno, a su cultura, al reconocimiento de sus instituciones y a la consolidación de sus entidades territoriales>> [6].

Oltre al castigliano sono riconosciute come lingue ufficiali tutte quelle delle popolazioni indigene e tutti i Dipartimenti dovranno adottarne una oltre al castigliano. I valori e i fini dello Stato – proclamato pacifista e che non autorizza basi militari straniere – sono ancorati a quelli di una società pluralistica, basata sulla libertà, la solidarietà, la trasparenza, la giustizia e l’equità sociale.
Sarà garantito l’accesso all’educazione, gratuita fino alle scuole secondarie, attraverso un impegno di primaria rilevanza per lo Stato; i cittadini poveri saranno sostenuti affinché possano studiare.
La salute sarà assicurata a tutti e in maniera gratuita.
La costituzione afferma che tutti hanno diritto al lavoro e che sia svolto in sicurezza, senza discriminazioni e retribuito in maniera da assicurare un’esistenza degna al lavoratore e alla sua famiglia. Le donne saranno protette per evitare discriminazioni anche semplicemente perché madri. Viene riconosciuto il diritto all’esistenza delle organizzazioni sindacali e alla negoziazione collettiva.
Tutti hanno diritto alla proprietà privata, individuale o collettiva, a patto che abbia una funzione sociale, ma la garanzia non potrà andare oltre l’interesse collettivo e comunque dovrà essere equamente risarcita in caso di esproprio.

La Bolivia è un Paese povero e al suo interno esistono grandi disparità. Per attenuarle o addirittura eliminarle bisogna mettere in campo riforme che estendano, nella sostanza, i diritti materiali ad una larga parte della popolazione. E questo può avvenire con il controllo delle risorse del Paese e una redistribuzione di redditi. Le contrapposizioni saranno forti e secondo politici e analisti locali il 2008 sarà un anno difficile per il paese e Morales [7].

Ancora una volta i diritti di molti sono messi a repentaglio paradossalmente da chi all’interno e all’esterno non vuol vedere un’evoluzione democratica e socialmente più giusta della società boliviana?

Pasquale Esposito

 

[1] Ivan Snidero, www.giannimina-latinoamerica.it, 5 dicembre 2007, <<i boliviani eleggono costituenti campesinos, formati politicamente da anni di militanza sindacale e nei corsi di ONG europee, della stessa Caritas e dai gesuiti di CIPCA (Centro de Investigación y Apoyo al Campesinado). Ma ci sono anche professionisti ed imprenditori>>.
[2] www.carta.org, “Evo Morales annuncia una festa per la nuova costituzione“, 11 dicembre 2007
[3] Roberto Da Rin, “Gli autonomisti sfidano Morales“, Il Sole 24 ore 16 dicembre 2007, pag.8
[4] Paulo A. Paranagna, “En Bolivie, les autonomistes de quatre regions défient le préesident Evo Morales“, www.lemonde.fr 17 dicembre 2007
[5] Roberto Da Rin,”Gli autonomisti sfidano Morales”, Il Sole 24 ore 16 dicembre 2007, pag.8
[6 ]Nueva Constitucion Polltica del Estado, Prima Parte, Titolo I, Capitolo primo, art. 2; la costituzione è possibile scaricarla dal sito www.constituyente.bo
[7] Daniel Schweimer, “Will Bolivia’s splits widen in 2008?“, www.bbc.co.uk

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