Bolivia. Accertate violenze durante il golpe contro Morales

Bolivia La Paz
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Un altro tassello è stato aggiunto alla verità su quanto accaduto in Bolivia con le elezioni presidenziali del 2019. Evo Morales dopo l’accusa di brogli elettorali fu costretto dai militari e dalle forse di polizia dopo le proteste, con la complicità delle diplomazie occidentali, ad andare in esilio in Messico, mentre il governo finiva nelle mani della destra attraverso la presidente ad interim Jeanine Áñez.

Il 17 Agosto scorso è stato presentato un rapporto da parte del Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti della Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh) che accerta violenze e abusi, anche a sfondo razziale, commessi dalle forze di sicurezza sotto il governo della Áñez. Un rapporto completo (471 pagine) e circostanziato che ha esaminato quanto accaduto nei giorni delle elezioni presidenziali e che parla di persecuzione degli oppositori «con “torture sistematiche” ed “esecuzioni sommarie” da parte delle forze di sicurezza all’indomani delle tumultuose conseguenze delle dimissioni di Evo Morales nel 2019. […] Almeno 20 persone sono rimaste uccise in due incidenti che gli esperti hanno definito “massacri” perpetrati dalle forze di sicurezza che agiscono sotto l’autorità di un decreto firmato da Áñez che garantisce l’amnistia per coloro che lavorano per ristabilire l’ordine pubblico» [1].

La portavoce dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Liz Throssell, dopo aver ricevuto il rapporto, ha evidenziato come esso coincida nelle conclusioni con il rapporto pubblicato dal suo ufficio nell’Agosto 2020. Liz Throssell ha anche invitato ad essere costruttivi e ridurre la polarizzazione in atto della politica in Bolivia e ha chiesto un “risarcimento completo per le vittime” [2].

Precedentemente un gruppo di ricercatori indipendenti dell’Università della Pennsylvania e dell’Università di Tulane, avevano già stabilito che non c’erano evidenze di brogli durante le elezioni presidenziali del 2019.
I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology’ non trovarono prove statisticamente rilevanti di frode e spiegarono che «le conclusioni di un audit da parte dell’Organizzazione degli Stati americanisembrerebbero profondamente errate“» [3].

La ex-presidente ad interim Jeanine Áñez ha governato la Bolivia fino alla vittoria del socialista Luis Arce alle nuove elezioni presidenziali dell’Ottobre 2020. Il 13 Marzo scorso è stata arrestata con le accuse di “sedizione e terrorismo” per gli eventi che portarono alla fuga del presidente Morales. Il 20 Agosto la magistratura ha fatto richiesta alla Corte suprema per avviare un processo per genocidio contro la stessa Áñez.

Le tensioni su quanto accaduto all’epoca non sono finite. Il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA), Luis Almagro continua a mettere in discussione la bontà dei risultati elettorali del 2019 favorevoli a Morales. La risposta del presidente Arce non si è fatta attendere insieme a quella dell’ambasciatore boliviano presso l’OAS, Héctor Arce Zaconeta che considera queste posizioni come una pesante ingerenza negli affari interni del paese [4].
Pasquale Esposito

[1] “Bolivia’s interim government tortured and executed opponents, report says”,  17 Agosto 2021
[2] “Agencia ONU acoge informe sobre el golpe de Estado en Bolivia”, 20 agosto 2021
[3] Dan Collyns, “‘No evidence of fraud’ in Morales poll victory, say US researchers”, 1 marzo 2020 4
[4] Bolivia denuncia nueva injerencia de Luis Almagro y la OEA, 25 agosto 2021

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