Brasile: il tentato colpo di stato

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Secondo il quotidiano O Globo il governatore del Distretto Federale, Ibaneis Rocha era stato avvertito, sabato 7 gennaio, che altri gruppi di sostenitori dell’ex presidente Jair Bolsonaro erano in arrivo su autobus a Brasilia. I servizi segreti avevano avvertito di rischi imminenti di assalti a edifici pubblici. Domenica 8 gennaio l’assalto agli edifici istituzionali della Presidenza, del Congresso e della Corte Suprema del Brasile è stato preceduto da una marcia a sostegno dell’ex presidente, Jair Bolsonaro, dal quartier generale dell’esercito della capitale Brasilia. La polizia ha lasciato fare e così i “vandali fascisti”, come li ha definiti il Presidente Lula Da Silva, hanno fatto irruzione negli edifici della Presidenza, del Congresso e della Corte suprema, rompendo le finestre e successivamente devastando sale ed uffici, anche accendendo dei fuochi. Il tentativo di colpo di stato era ancora in atto con i manifestanti che continuavano ad invocare l’intervento dell’esercito per esautorare  Lula accusato dagli estremisti di destra e dalla loro propaganda di essere un comunista che instaurerà un regime come a Cuba e in Venezuela.
Lula, che era in visita a popolazioni colpite dalle piogge e probabilmente non ancora in grado di essere sicuro di poter prendere sotto controllo la situazione, solo alle 17:55 fa un intervento che viene trasmesso in diretta televisiva. Condanna l’attacco alle istituzioni accusando esplicitamente Bolsonaro di istigazione. Inoltre afferma di aver ordinato al governo federale di assumere il controllo della sicurezza a Brasilia. Gli edifici istituzionali venivano sgombrati alle 18:30 mentre avvenivano gli arresti.

Il ministro della giustizia, Flávio Dino, ha affermato che più di 1.500 persone sono state arrestate durante e dopo i disordini. L’accusa è quella di atti terroristici oltre che di altri crimini che sarebbero stati commessi durante il tentativo golpista. La polizia ha iniziato a rintracciare coloro che hanno pagato dozzine di autobus che trasportavano i manifestanti. Durante queste settimane in cui, in varie città del Brasile, gli estremisti di destra sostenitori di Bolsonaro hanno manifestato e presidiato alcuni luoghi, sono stati spesso rifocillati e, quando si sono spostati, hanno usufruito di risorse per alloggiare negli alberghi, come avvenuto nella stessa capitale Brasilia. Il ministro ha parlato dell’apertura di un canale di segnalazione diretta, attraverso l’e-mail denuncia@mj.gov.br che ha già ricevuto finora più di 13.000 denunce. L’obiettivo è trovare i finanziatori e gli organizzatori degli attentati.

Intanto decine di migliaia di persone, in varie città del Brasile, hanno iniziato a scendere in strada manifestando per la democrazia. La condanna dell’assalto è arrivata da tutti i maggiori esponenti politici brasiliani. Lula, insieme ai leader dei  due rami del Congresso e della Corte Suprema, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta per denunciare gli «atti terroristici, vandalici, criminali e golpisti».

Sebbene non ci siano prove dirette è chiaro che le responsabilità di Bolsonaro sono enormi nel fomentare la rivolta contro un presidente legittimo. Responsabilità politiche che ricadono anche sull’ex presidente USA, Donald Trump che – insieme ad altri personaggi – esporta ideologie antidemocratiche in altri paesi. Michael Kranishe e Isaac Stanley Becker sul Washington Post ci ricordano come il figlio di Bolsonaro, Eduardo nell’agosto 2021, aveva incontrato negli USA alcuni dei più importanti alimentatori di notizie false sul tema della frode elettorale contro Trump.

«Eduardo Bolsonaro ha discusso di brogli elettorali con Bannon [ex banchiere di Goldman Sachs ed ex massimo consigliere di Trump, ndr] e ha pranzato con l’ex consigliere di Trump Jason Miller, mentre Donald Trump Jr. ha parlato a distanza a un raduno in Brasile lo scorso anno per sostenere che forze esterne stavano cercando di minare la campagna di Bolsonaro. In mesi più recenti, Bannon ha utilizzato il suo podcast “War Room” per alimentare accuse di frode nella perdita di Bolsonaro e insistere sul fatto che la prova di un imbroglio sistematico era a portata di mano. Quando i rivoltosi hanno violato gli edifici del governo brasiliano domenica, Bannon si è rivolto al sito di social media Gettr per chiamare le folle pro-Bolsonaro “combattenti per la libertà brasiliani”» [1].

In un parallelo tra i due tentati colpi di Stato – negli Stati Uniti nel 2021  e in Brasile nel 2023 – Andrés Malamud su El País precisa che «l’esercito brasiliano viene da anni di coinvolgimento arricchente nel governo Bolsonaro. E la polizia di stato è ancora più bolsonarista nei valori e più feroce nel comportamento. La folla ha fatto appello a tutti loro, incitandoli al colpo di stato» [2]. Per Creomar de Souza, analista politico a Brasilia, potrebbe determinarsi, finalmente, una situazione per cui il sistema politico sia obbligato «ad attaccare il punto debole della nuova repubblica: la sicurezza pubblica e il ruolo della polizia. Dalla polizia stradale federale alla polizia militare del distretto federale e alla polizia legislativa, tutte hanno fallito contemporaneamente» [3].

Non c’è da essere ottimisti perché il paese è socialmente ed economicamente debole, le forze di estrema destra sono forti, ben organizzate  e presenti in tutti i gangli del Brasile. Inoltre Lula non ha una maggioranza nel Congresso per poter affrontare con velocità e profondità i cambiamenti necessari al paese, ai suoi abitanti e al suo territorio.

Pasquale Esposito

[1] Michael Kranishe e Isaac Stanley Becker, Brazil’s riot puts spotlight on close ties between Bolsonaro and Trump, 9 gennaio 2023, L’articolo fa un’analisi dei legami profondi che esistono tra Trump e Bolsonaro e tra i membri dei loro rispettivi consiglieri, consulenti e anche figure istituzionali
[2] Andrés Malamud, La república bananera que bajó del norte, 10 gennaio 2023
[3] Jean Mathieu Albertini, Après l’insurrection, le Brésil et Lula accusent le coup, 9 gennaio 2023

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