Brasile. Economia ferma, privatizzazioni e tagli

history 4 minuti di lettura

Tutto il mondo liberale e conservatore, insieme a quello neofascista, aveva brindato alla vittoria di Jair Bolsonaro che dal 1 gennaio 2019 è il  presidente del Brasile. E così all’inizio dell’anno «secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il Brasile dovrebbe tornare ad avere un tasso di crescita del Pil superiore al 2% per la prima volta dal 2014, previsto pari al 2,5% nel 2019 e al 2,2% nel 2020 (IMF, World Economic Outlook Update, January 2019)» [1].

Ma a sei mesi dal suo insediamento le cose nell’economia brasiliana non vanno esattamente come previsto e sperato. Tutto il blocco di potere, sia interno che esterno, può continuare a brindare per i numerosi vantaggi che sta ricevendo a cominciare dall’ondata di privatizzazioni e  per i tagli alla spesa pubblica (promessi).

Banca mondiale ha ridotto le stime di crescita del PIL 2019 all’1,5% con un bel passo indietro provocato da «una contrazione dello 0,2% durante il primo trimestre del 2019, […]. Il dato è stato diffuso dall’ Ibge, l’equivalente dell’Istat. Il dato negativo da gennaio a marzo è conseguenza delle contrazioni registrate negli investimenti (-1,7%), l’industria (-0,7%) e l’agricoltura e l’allevamento (-0,55), mentre altri settori segnano un’evoluzione positiva, come i servizi (+0,2%), il consumo delle famiglie (+0,3%) o quello del governo (+0,4%)» [2].
L’economia brasiliana viene da una pesante recessione negli anni 2015 e 2016 e da due anni di modesta crescita nel 2017 e 2018 di poco sopra all’1%.

Ma come dicevamo le soluzioni liberiste vanno avanti cercando di rispettare il piano del Il ministro dell’Economia Paulo Guedes che dal suo insediamento ha programmato un arretramento dello Stato sia nell’economia che nel welfare attraverso privatizzazioni tagli e semplificazioni nelle regole e negli iter burocratici.

La più importante azienda brasiliana e parte del caos politico generato nella politica brasiliana, la Petrobras ha annunciato lo scorso 3 giugno «l’intenzione di vendere le sue partecipazioni in due aree di produzione che contengono 22 giacimenti petroliferi onshore in Brasile nell’ambito di un programma di dismissione di attività in corso» [3]. Se da una parte Guedes continua a pensare ad una privatizzazione totale dell’azienda, Bolsonaro vuole procedere più cautamente.

Un capitolo della politica liberista è quello delle pensioni tanto che il presidente addebita un eventuale crisi economica ad una mancata approvazione della riforma delle pensioni. Attualmente le donne ricevono una pensione piena a 60anni e gli uomini a 65anni o in alternativa dopo 30 e 35anni se hanno lavorato nella sicurezza sociale e, se ci vanno prima, lo fanno in base alla contribuzione. La riforma che vorrebbe il nuovo governo porterebbe a 62 anni l’età della pensione per le donne e eliminerebbe molti dei casi in cui si può andare prima. «La riforma però non è molto popolare e l’opposizione ha subito accusato Bolsonaro di voler penalizzare i brasiliani più poveri. Il partito di Bolsonaro conta al Congresso appena una cinquantina di parlamentari sui quasi seicento membri che compongono Camera e Senato» [4].

Vaste proteste, sfociate anche in scontri in particolare a Brasilia, sono arrivate anche per la riforma dell’istruzione. Gli studenti definiti da presidente «“idioti utili a farsi manipolare da una minoranza di esperti che costituisce il cuore delle università federali del Brasile” [si sono mobilitati] all’annuncio del congelamento di 5,1 miliardi di reais (circa 1,16 miliardi di euro) nel bilancio dell’istruzione. Ciò riguarda, in particolare, le università federali, che potrebbero avere il 30% in meno di finanziamenti per le loro spese operative» [5] cioè quelle pagare le bollette, per i lavori di manutenzione. per gli alloggi per gli studenti stranieri.
Anche nel caso della scuola non sarà facile per Bolsonaro che ha anche “licenziato” il ministro dell’istruzione, «incaricato di avviare una profonda riforma del sistema scolastico e della cultura, Vélez [il ministro dimessosi, ndr] poteva contare su un budget di tutto rispetto: 2,8 miliardi di dollari da spendere non solo per riorganizzare la rete di scuole e istituti ridotti in condizioni precarie ma avviare anche quel processo di revisione storica e ideologica che il governo di estrema destra considera “inquinato dai valori socialisti”» [6]. I tagli sono per tutte le scuole di ogni ordine e grado

Non c’è pace in Brasile e sarà ancora così per molto..
Pasquale Esposito

[1] Antonella Mori, “Brasile: troppi rischi sulla via della ripresa?”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/brasile-troppi-rischi-sulla-della-ripresa-22177, 12 febbraio 2019
[2] Roberto Da Rin, “Brasile, comincia male Bolsonaro Cala il Pil (-0,2) del primo trimestre 2019”, https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2019-05-30/brasile-comincia-male-bolsonaro-cala-pil-02-primo-trimestre-2019–180052.shtml?uuid=ACHdceK, 30 Maggio 2019
[3] “BRASILE. Petrobras dismette altri 22 giacimenti”, https://www.agcnews.eu/brasile-petrobras-dismette-altri-22-giacimenti/, 5 giugno 2019
[4] “I primi disastrosi 100 giorni di Bolsonaro”, https://www.ilpost.it/2019/04/20/bolsonaro-100-giorni/, 20 aprile 2019
[5] Giacomo Galeazzi, “Tagli all’istruzione: il Brasile si mobilita”, https://www.interris.it/esteri/tagli-all-istruzione–il-brasile-si-mobilita, 31 maggio 2019
[6] Daniele Mastrogiacomo, “Brasile, Bolsonaro licenzia il ministro dell’Istruzione: “Onesto, ma incapace””, https://www.repubblica.it/esteri/2019/04/09/news/brasile_bolsonaro_licenzia_il_ministro_dell_istruzione_onesto_ma_incapace_-223639948/, 9 aprile 2019

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: