Brasile. La diffusione della pandemia, la povertà e Bolsonaro nega

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La pandemia non ha raggiunto ancora i suoi massimi, ma in diverse parti del paese si ricomincia ad allentare l’isolamento e a riprendere le attività economiche anche su pressioni della Confindustria. E tra gli stati che vogliono ricominciare c’è pure lo stato di San Paolo, il più colpito sia per numero di contagi che di decessi.
Il sindaco di Rio de Janeiro, Macello Crivella ha annunciato un’apertura graduale che «contiene sei fasi con una durata di 15 giorni ciascuna, proiettando il ritorno all’istruzione per il mese di luglio e l’apertura totale di tutti i servizi per il mese di agosto» [1].

Il Brasile sconta una situazione drammatica. Al momento in cui scriviamo i contagiati risultano 530.733, mentre i morti sarebbero 30.079. Cifre evidentemente largamente sottostimate.
Una decina di giorni fa «una proiezione dell’Institute of Metrics dell’Università di Washington – riferisce il corrispondente dagli Usa del quotidiano Folha de Sao Paulo – prevede che la curva di decessi e infezioni continuerà a crescere in Brasile fino ad agosto, quando le vittime potrebbero arrivare a più di 88mila» [2].

Da una parte in un paese dove esiste un’economia informale diffusa e una vita che spesso si conduce all’aperto – e non potrebbe essere altrimenti a causa dell’ampiezza della povertà – le misure di distanziamento e chiusura sono state spesso difficili da applicare. Ma l’ostacolo principale è stata l’ostilità negazionista con la quale il presidente Jair Bolsonaro ha chiuso gli occhi di fronte alla diffusione della malattia, favorendo il collasso delle strutture sanitarie e delle condizioni degli operatori.

L’ha considerata una semplice influenza poi un complotto fino a sostenere che è meglio morire di Covid-19 che di fame. Nel frattempo il suo governo, in particolare il ministro della Salute non ha fatto granché per arginare la pandemia e le sue mortali conseguenze. Ora, nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia chiaramente detto sui danni collaterali che provoca, Bolsonaro vuole che vengano somministrate due milioni di dosi di idrossiclorochina, arrivate dagli Usa, agli operatori sanitari e ai malati con sintomatologie gravi.

Molti cittadini brasiliani si stanno convincendo della pochezza del loro presidente nel governare il paese e la sua popolarità scende.
Non che tutto questo faccia fare qualche passo indietro al suo agire politico, anzi. E non lo è da meno il suo governo.
A leggere i resoconti relativi al video della riunione ministeriale del 22 aprile scorso, la cui divulgazione è stata autorizzata e correlata all’indagine aperta dal Tribunale Supremo Federale dopo le denunce dell’ex ministro Sergio Moro sulle presunte interferenze di Bolsonaro, che sarà chiamato a deporre, nei confronti della polizia federale. Resoconti che mostrano la più totale spregiudicatezza di Bolsonaro e di alcuni suoi ministri: «si lamenta [Bolsonaro,ndr] di non ricevere “informazioni” dalla polizia federale e dall’intelligence militare: “Non aspetterò che si fottano tutta la mia famiglia solo perché non posso sostituire qualcuno della sicurezza. Certo che lo sostituisco! Se non posso farlo, sostituisco il capo! Non posso cambiare il capo? Sostituisco il ministro!” […] lanciarsi nella difesa di un intervento dei militari nel paese, insiste sulla necessità che la popolazione si armi per impedire che venga imposta una dittatura […] Abraham Weintraub [ministro dell’educazione, ndr] definisce per esempio i giudici della Corte suprema come «mascalzoni» da spedire «in galera». La ministra della donna e della famiglia Damares Alves dice di voler chiedere «l’arresto di alcuni governatori» per le misure da loro applicate durante la quarantena. Mentre il ministro dell’ambiente Ricardo Salles invita il governo, approfittando dell’esclusiva attenzione rivolta dalla stampa alla pandemia, ad approvare in tutta fretta «riforme di deregolamentazione e di semplificazione» in area ambientale» [3].

È tornata voglia di democrazia e molta gente è scesa per le strade in diverse città del Brasile e la polizia non si fatta pregare nell’usare la violenza e con Bolsonaro che si unisce alla condanna di Trump dei gruppi AntiFA. La protesta si allarga e  «oltre 100mila firme hanno sottoscritto un manifesto che lancia il “Movimento Estamos Juntos”. Raccoglie esponenti della sinistra, artisti, docenti, intellettuali e noti blogger e rockstar di destra. Uomini e donne rimasti finora in silenzio, sebbene sgomenti per come viene condotta la battaglia al Covid 19, oppure delusi dall’uomo che hanno mandato alla guida del Paese. “La scelta è tra democrazia e barbarie. È in gioco il futuro del Brasile”, hanno commentato» [4].

Tornando alle conseguenze della pandemia, come in tutto il mondo, il disagio e la povertà peggiorano le sofferenze, «il caos della pandemia ha evidenziato la spropositata forbice sociale del Brasile, settimo tra i Paesi più diseguali al mondo secondo l’Onu. Aspetto negato dal governo nonostante l’evidenza fornita dalle morti da Covid. La maggior parte dei contagiati è afrodiscendente, con un indice di letalità di cinque volte maggiore a quello della popolazione bianca» [5].
La storia è sempre la stessa più povertà c’è e più le crisi incidono nella carne viva.
Pasquale Esposito

[1] “Ciudad brasileña de Río de Janeiro reanuda actividades económicas”, https://www.telesurtv.net/news/reanudan-actividades-economicas-rio-janeiro-brasil-20200601-0056.html, 1 giugno 2020
[2] Rocco Cotroneo, “Coronavirus Brasile, lo studio: «Entro agosto 88 mila morti»”, https://www.corriere.it/esteri/20_maggio_14/coronavirus-studio-usa-rivela-entro-agosto-88-mila-morti-aa66ae16-95da-11ea-b0dc-2b898cb19b15.shtml, 20 maggio 2020
[3] Claudia Fanti, “Il video-bomba in cui Bolsonaro invoca il golpe”, https://ilmanifesto.it/il-video-bomba-in-cui-bolsonaro-invoca-il-golpe/, 24 maggio 2020
[4] Daniele Mastrogiacomo, “Brasile, mezzo milione di contagi. Scontri in piazza, la polizia disperde la protesta antifascista”, https://www.repubblica.it/esteri/2020/06/01/news/brasile_coronavirus_bolsonaro-258185360/, 1 giugno 2020
[5] Lucas Ferraz, “Nelle favelas di San Paolo dove la follia di Bolsonaro uccide i più poveri”, https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/06/02/news/nelle-favelas-di-san-paolo-dove-la-follia-di-bolsonaro-uccide-i-piu-poveri-1.348931, 2 giugno 2020

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