Brexit: è caos e la May è nell’angolo

la bandiera dell'unione europea e quella britannica
history 2 minuti di lettura

C’è chi l’ha paragonato quasi ad un golpe quello che è accaduto in queste ore in Gran Bretagna. Siamo sempre nelle burrascose acque della Brexit e dell’accordo siglato dalla premier May con l’U’e.

Nella sostanza il Parlamento britannico ha esautorato l’esecutivo dalle sue prerogative, andando oltre le regole in vigore in quel paese. Alla Camera dei Comuni si sono viste proteste furibonde quando il presidente, John Bercow, ha preso la controversa (i suoi funzionari erano tutti contrari) decisione di consentire un voto su un emendamento all’accordo dell’esecutivo sulla Brexit, presentato dall’ex procuratore generale Dominic Grieve.
Quindi si è innanzitutto stata un’enorme forzatura che consentirà al Parlamento di assumere un ruolo preminente in questa fase finale (!?) del processo di uscita dall’Unione europea. L’emendamento approvato – grazie alla fronda di una parte dei deputati conservatori – stabilisce che Theresa May, in caso di mancata approvazione dell’accordo il 15 gennaio prossimo, dovrà presentare un Piano B entro tre giorni e non ventuno giorni come era stabilito. La conseguenza è, nel caso di mancata presentazione – come probabile per i tempi ristrettissimi – o di una bocciatura del Piano B, saranno i deputati a decidere il da farsi per il prosieguo. Sempre che in questa baraonda politica non si voti, come promesso dalla premier, un’estensione del periodo di transizione. Keir Starmer, segretario ombra della Brexit, ha parlato di un’estensione del processo legato all’articolo 50 del Trattato ma c’è bisogno dell’accordo degli altri 27 membri come lui stesso ha detto [1].

Cos’altro potrebbe decidere il Parlamento?
Difficilmente pensabile la soluzione”nessun accordo” che, nonostante i preparativi, risulterebbe un vero e proprio disastro. Una delle opzioni che inizia ad avere qualche probabilità di riuscita è un secondo referendum deciso da un accordo bipartisan tra deputati conservatori e laburisti contrari alla Brexit. Sarebbe un tradimento degli elettori, anche quelli che nel nord del Paese hanno votato laburista.
Un’altra soluzione è quella più gradita a Jeremy Corbyn leader del partito Laburista che vuole andare alle elezioni anticipate (i tempi sono stretti) per dare nelle mani del cittadini britannici il mandato pieno ad un nuovo governo che rispetto a quello oramai logoro della May potrebbe prendere finalmente una decisione definitiva. Proprio oggi lo stesso Corbyn ha dichiarato che se vincesse le elezioni sarebbe comunque per avere un’estensione dell’articolo 50 e negoziare un nuovo accordo.
Prossima allo zero la possibilità di un’inversione di marcia per rimanere nell’Unione.

La realtà è che per chiudere definitivamente il capitolo Brexit, oltremanica come, per altri temi, in tutti gli altri paesi occidentali, va risolta la questione delle disuguaglianze divenute da tempo insopportabili e alle quali nessuno per ora vi ha messo mano con serietà.
Pasquale Esposito

[1] Heather Stewart e Peter Walker, “May loses grip on deal after fresh Commons humiliation”, https://www.theguardian.com/politics/2019/jan/09/may-loses-grip-on-brexit-deal-after-fresh-commons-humiliation, 10 gennaio 2019

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article