Bruce Springsteen torna anche nel 2025. E dopo?

Bruce Springsteen and The E Street Band a Barcellona

Stiamo seguendo un tour 2024 di Bruce con la E Street Band che pare a tutti gli effetti ancora più energico e certamente meno ingessato sugli stessi temi di quello dello scorso anno. A parte l'inciampo per le 4 date annullate a causa di una banale laringite, e purtroppo fra queste c'era il doppio San Siro che sarebbe stato epocale (39 anni dopo il primo e con una coreografia d'accoglienza preparata per mesi da Our Love Is Real), fin dall'esordio europeo a Cardiff si è visto uno show che è ancora irraggiungibile nella storia della musica rock, e un performer che ad oggi non teme confronti nei tempi, nonostante i 74 anni.

Le cinque date spagnole appena passate sono lì a confermarlo. Ma dopo aver già parlato a lungo dei , per altro in pieno svolgimento (questa parte europea si chiuderà il 27 luglio a Wembley, e poi ne inizierà una nuova in Usa), mi piacerebbe analizzare un po' quello che sarà lo Springsteen del futuro. Verosimilmente quello dell'ultima fase della sua straordinaria carriera. Sì, perché se il rinvio e la riprogrammazione delle quattro date di Marsiglia, Praga e Milano (30 giugno e 3 luglio) ha di fatto confermato che ci sarà un tour anche nel 2025, e a breve usciranno tutte le altre date a valanga (si parla anche di una terza tappa italiana), è anche vero che si tratta della prima volta in carriera che Bruce viene per il terzo anno di fila in Europa e con il medesimo tour. Insomma, qualcosa dovrà pur cambiare. Non che quest'anno il tour non sia diverso dallo scorso, ne ho già analizzato i particolari, ma si tratta pur sempre del canovaccio legato all'ultimo suo album di studio con la E Street, Letter to You, che viene ben valorizzato (ultimamente è apparsa anche The Power of Prayer) oltre che di una sorta di libro biografico aperto su tutta la sua cinquantennale carriera. Quest'anno la scaletta varia molto di più e apre a sorprese del tutto inattese, lui è ancora più in forma e si concede di più al pubblico, ma il tema è ancora quello che gira intorno al fulcro centrale Last Man Standing e Backstreets.

Ora, cosa farà il prossimo anno in quello che ormai sta prendendo la via di un Neverending Tour stile Bob Dylan (e ne siamo tutti felici, per carità)? Appare chiaro che la parte due del disco soul già pronta debba venir fuori. Ma poi, come abbiamo purtroppo visto con la prima, questa operazione c'entra poco con gli show targati E Street, e quindi non è troppo funzionale in ottica del live. Peccato perché un tour tematico sul soul sarebbe davvero stato una bomba. Un disco nuovo, che effettivamente adesso sarebbe ora di proporre, dato che Letter è ormai del 2020, sembra molto improbabile. Se non è già stato registrato non ci sarà il tempo materiale per farlo. A meno di non registrarlo in un mese durante la pausa invernale, cosa fattibile se ci sono delle canzoni già pronte, e lui ne ha sempre. Ma il materiale nuovo che sappiamo già disponibile, al di là di cofanetti, scarti o riedizioni, non comprende la E Street, che invece è compresa al 100% nel progetto live 2025. C'è seriamente da chiedersi cosa vuole fare nel suo futuro. Perché, francamente, sarebbe ora di dare alla luce quelle perle acustiche, country, soul, libere dal rock della Band, e di procedere come solista, o con una band minimale, anche per quanto concerne gli spettacoli dal vivo. Che diventerebbero finalmente più raccolti, in palazzetti o teatri, e proporrebbero un qualcosa di veramente nuovo e più in linea con l'età che ormai Bruce ha raggiunto. Certo scomparirebbe la macchina da soldi che ancora si porta appresso il marchio E Street, ma a un certo punto dovrà pur cessare. Non pare consono fare un nuovo disco rock con la E Street a 75 anni, Letter to You è un'ottima chiosa di tutto quel filone, e dal punto di vista del rock Bruce Springsteen cos'altro potrebbe dire? È su altri terreni che invece il suo talento potrebbe ancora misurarsi e stupire. Lasciando strade ormai battute troppo a lungo e inaugurando produzioni nuove, più di nicchia certamente, ma che darebbero uno scarto finale di grande livello alla sua carriera. Come fece Johnny Cash. Il ritorno con la Seeger Sessions Band tante volte promesso che fine ha fatto? Il percorso solista, negli ultimi anni, era iniziato con Broadway e poi con il bellissimo Western Stars, ma poi completamente abbandonato. Non è stato fatto un tour teatrale, che avrebbe potuto essere meraviglioso, di quell'album e a tutt'oggi Bruce non ha proposto dal vivo una sola canzone del disco, nemmeno per sbaglio. È verissimo che è dura mandare in pensione una macchina ancora potente e redditizia come la E Street, ma è altrettanto vero che il rischio dell'avvitamento su se stessi, quando saremo al terzo anno di fila in giro per il mondo nei mega stadi, sarà grande. In futuro, potrebbe tenerne degli elementi e registrare dischi diversi con questi, magari solo quelli del nocciolo iniziale; Roy, Max, Steve, Nils e Garry. E via in tour nei palazzetti in sei elementi, in perfetto stile anni ‘50. Certo cambierebbe tutto, ma non è venuto il momento di farlo? Lì potrebbe spaziare in ogni ambito musicale senza più il legaccio del dover per forza fare la hit da stadio per divertire una famiglia di quattro generazioni venuta a vederlo per far ballare nonno e nipotino, per non parlare della ragazza in shorts che conosce solo quella, l'ennesima Dancing in The Dark. È doloroso, ma quel filone andrà chiuso. Per il suo bene. Ha un talento troppo grande per fare ancora solo questo, lo ha fatto per abbastanza tempo. È vero che molti giovani lo stanno scoprendo e vedendo per la prima volta solo adesso, ma non per loro deve rimanere vincolato a questo mega carrozzone fino a morire sul palco dopo la milionesima, pur stratosferica, Badlands. Il tour del prossimo anno sarà per forza di cose (come le date rinviate quest'anno) legato ancora a tutto questo. Ma in autunno dovrà comunque uscire materiale nuovo che ne giustifichi l'ennesimo giro del mondo, e poi, alla fine di quel giro, Bruce sarà chiamato alla scelta più difficile della sua carriera, peggio di quella dello scioglimento della Band nel 1989. Il coraggio già mostrato in passato, deve tornare ora. Sarà chiamato a capire e a dirci come vuole chiudere una storia meravigliosa che merita un finale da fuoriclasse quale lui è, e non da rocker che ripropone ancora, sia pur in modo eccelso, il se stesso più noto.

Marco Quaroni Pinchetti

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