Bruno Morchio: Il testamento del Greco

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Nel suo ultimo romanzo, Bruno Morchio ci racconta del difficile peso della verità. Alessandro Kostas è sulle tracce degli assassini della madre.
Punto di partenza

Alessandro Kostas è ormai un uomo di trentasei anni, fisicamente prestante, esperto nelle arti marziali, nell’uso delle armi e di tutte le tecniche che potrebbero trasformarlo in una perfetta spia.
Dopo la morte della madre, avvenuta in un incidente stradale, Kostas ha vissuto le scelte del padre come una reazione al dolore per la perdita di Barbara.
Vivere lontano da Genova, la loro città, in un casale solitario, praticare molti sport, imparare a guidare moto e auto e così via, è apparso quasi come l’unica via per consolidare il rapporto fra il padre e il goffo figlio, sempre più a disagio nel suo corpo smisurato.
Il Greco, così era semplicemente chiamato il padre di Alessandro, era un ex agente segreto, invischiato in traffici sempre più complessi e sempre meno chiari da quando il mondo era cambiato e le comode e semplici separazioni fra buoni e cattivi erano venute giù insieme e dopo il Muro di Berlino.
La malattia del padre e la sua morte poi, sembrano consegnare Kostas a una riflessione sul dolore e sulla sua situazione di quasi solitudine.

Bruno Morchio romanzo Il Testamento del Greco

Citazione 1
L’immagine del bersaglio sembrava a pochi passi, ma lo ha mancato e, poco più a destra, un fiotto bianco è esploso nell’aria. Il primo colpo non conta: serve a tarare la mira. Con movimenti lenti e sicuri corregge la linea di tiro e torna a fare fuoco. Il barattolo vola per aria dando l’impressione di sbriciolarsi.
Il padre lo osserva e i suoi occhi ridono. È fiero di lui.

La svolta
Il quadro sembrerebbe chiaro, netto, preciso: il passato è andato e Alessandro è chiamato a decidere che cosa serbare del ricordo dei suoi genitori.
In realtà, la vicenda in cui Bruno Morchio ci coinvolge, con un ritmo sempre più incalzante, inizia quando il passato non accetta di essere dimenticato e ritorna, prepotente e inatteso, a condizionare il presente e anche le scelte future di Alessandro.
Il passato si materializza nella forma di un testamento in cui Il Greco svela al figlio che la morte della madre è da attribuire ai suoi nemici nel mondo degli agenti segreti. Non è stato, dunque, un tragico incidente.
Le cose sono diverse da quelle che erano state raccontate e nulla potrà essere come prima.
Questo disvelamento, questo emergere di una verità nascosta costringono Alessandro a rileggere la sua vita fino a quel momento, e a riconsiderare il rapporto con il padre.
Il testamento serve, in effetti, a passare al figlio informazioni preziose e ad affidargli il compito di trovare gli assassini della madre.
Alessandro Kostas scopre che il passato che ha vissuto deve essere del tutto reinterpretato: tutto quello che il padre gli ha insegnato, aveva uno scopo ben preciso; tutto l’addestramento che ha sostenuto serviva ad affrontare una missione di cui non sapeva nulla.

Il ritorno
Non sveleremo molti altri degli elementi che Bruno Morchio usa per costruire una trama sempre più dinamica e sempre più coinvolgente.
Distinguere gli amici dai nemici, i colpevoli dagli innocenti, i legami da coltivare e quelli da recidere, le persone di cui fidarsi ciecamente e quelle da evitare: sembrerebbe, per certi versi, un romanzo di formazione in poche puntate, come se Alessandro Kostas avesse studiato la teoria della vita, e si trovasse ora costretto alla messa in pratica di tutti gli insegnamenti ricevuti.
Genova ritorna come scenario, altro tratto tipico della narrazione di Morchio, in cui Alessandro Kostas trova proprio la possibilità di legare i suoi ricordi d’infanzia con la sua esigenza di essere, oggi, veloce e invisibile, per portare a termine la sua missione.

Citazione 2
Si sedette sulla scalinata del Palazzo Ducale e si lasciò scaldare al sole. Un inaspettato benessere, misto di languore e fierezza, si impadronì di lui mentre estraeva dalla tasca della giacca il piccolo aggeggio simile a una radiolina a transistor. Era il dispositivo che aveva preso con sé prima di lasciare l’appartamento di Rebecca.

Il passato
La riflessione che Bruno Morchio sembra condurre, ormai da qualche tempo, sul valore del passato nella storia dell’Italia repubblicana, sembra qui arricchirsi di altri elementi.
La storia individuale e quella collettiva convergono, in precisi istanti e ineludibili nodi, in momenti bui, in cui la verità, sempre attesa e invocata, non sembra mai giungere.
L’orizzonte poco chiaro delle attività dei servizi segreti italiani e stranieri, il ginepraio dei legami internazionali – confessabili o inconfessabili che siano -, la dilagante corruzione di chi pone al centro soltanto gli affari e il denaro: in questo elenco, che ognuno può allungare o rimodulare a piacimento, c’è la parte opaca della nostra storia che, senza dubbio, ha pesato sulla giovane democrazia italiana.
Morchio, in molti suoi romanzi, con il coinvolgimento o l’assenza di Bacci Pagano, il suo personaggio più noto, ha indagato questo sfondo storico poco chiaro.
In quest’ultimo romanzo, mi sembra si possa dire che ha aggiunto, nella figura di Alessandro, rispetto all’amarezza e alla quasi impotenza di altri momenti narrativi, una sorta di speranza e di possibilità di emancipazione.
Alessandro Kostas sembra vivere tutti i passi che il padre aveva predeterminato per lui; sembra costretto a inseguire un destino che non aveva scelto per sé.
Alessandro Kostas riesce, però, a dipanare la matassa a modo suo, perseguendo un suo personale modello di giustizia che lo rende migliore rispetto ai suoi avversari.
Alessandro Kostas, mentre veste i panni della spia, impara a usare il suo goffo corpo, impara ad amare, impara a sognare, impara a gioire per la presenza di Rebecca, la donna che cambierà la sua vita.
Rebecca, guarda caso, è anch’essa figlia di un agente segreto e anche la sua vita è stata segnata da forti dolori e delusioni.
Eppure Alessandro e Rebecca, insieme, sembrano in grado di andare incontro a una vita che nessun testamento aveva previsto e a un futuro che nessun intrigo potrà distruggere.
Le colpe dei padri non ricadono sui figli; le azioni del passato possono essere superate, se ancora sorge un sole da seguire.

Antonio Fresa

Bruno Morchio
Il testamento del Greco
Rizzoli, 2015
Pagine 288, € 18,00

 

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