Bruno Morchio, Un piede in due scarpe

copertina di un piede in due scarpe
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Con il suo romanzo Bruno Morchio ci porta a Genova nell’inverno del 1992, quando la città ligure si prepara ad accogliere le celebrazioni per i cinquecento anni dalla scoperta dell’America. Una città ridisegnata e un gruppo di amici di sempre chiamati a fare i conti con un delitto che ne sconvolge le abitudini e le relazioni.

copertina di un piede in due scarpePiccola confessione al lettore

Confesso che il romanzo di Bruno Morchio andava letto prima. In effetti, lo aspettavo, ma la vita presenta sempre qualche sorpresa che si fa a volte impedimento.
Eccomi qui, adesso, insieme con voi, a gustare questo romanzo, come accade con una vendemmia tardiva capace di trarre un nettare ancora più piacevole.

Citazione 1
Il dottor Paolo Luzi si affacciò alla finestra della cucina e, sorseggiando il caffè, lanciò uno sguardo laggiù, dove la città lo aspettava per cominciare un’altra giornata. Doveva incontrare una nuova paziente della quale conosceva solo nome e cognome, nient’altro.

La vicenda che Bruno Morchio ci presenta è ambientata, come in quasi tutti i suoi romanzi, nella città di Genova. Il periodo in cui Morchio ci guida è l’inverno del 1992, mentre la città ligure viene in parte ridisegnata in funzione delle celebrazioni legate ai cinquecento anni dalla scoperta dell’America.
Paolo Luzi – porta il cognome del poeta -, psicologo segnato da una tragica vicenda personale, si ritrova suo malgrado coinvolto in un’indagine per un omicidio. Al centro della vicenda c’è, infatti, Teresa una sua cliente, una ragazza dalla complessa personalità, accusata di aver ucciso Luca.
Tra Teresa e Luca c’era un vecchio amore che sembrava poi finito ma i due, una volta che lui si era sposato con una ricca amica, erano diventati amanti. La vicenda finisce con il coinvolgere un intero gruppo di amici, legati fin dai tempi della scuola e quasi chiusi fra la memoria del passato e le confidenze dell’oggi.

Citazione 2
La faccia di quel poliziotto non gli dispiaceva. Al contrario dell’ispettore con i baffetti alla Clark Gable e il viso a punta da faina, il commissario Ingravallo esibiva un sorriso pacioso e gli occhi intenti ad ascoltare che lo misero subito a proprio agio, quasi avesse a che fare non con un questurino, ma con un collega esperto e sensibile a cui aprire il cuore. Al suo cospetto si ritrovò subito nelle condizioni ideali per esporre il proprio punto di vista sull’omicidio dei Giardini di Plastica.

A guidare l’indagine, una coppia di poliziotti davvero assortiti: l’ispettore capo Aleotti, un romanaccio che sembra non avere mezze misure e affronta tutto d’impeto e il commissario Ingravallo – sì avete capito bene, si chiama proprio Ingravallo, come il mitico personaggio di Gadda che risulta, infine, anche essere un suo parente – uomo sempre sorprendente e attento.
Tra lo psicologo e il commissario si stabilisce una complice intesa basata sulla sensibilità e la capacità di scrutare l’animo umano e di non lasciarsi fuorviare dalle apparenze e dalle soluzioni semplici e immediate.

Citazione 3
Quella teoria aveva cominciato a prendere corpo il giorno precedente. Era giovedì, un giorno che per Paolo era stato, dopo dieci anni, decisamente diverso dagli altri.
Tutto era cominciato di prima mattina, appena sveglio. Assonnato e intirizzito era sceso al pianterreno e si era precipitato sotto la doccia bollente con la testa agitata dai postumi di un sogno interrotto di colpo dal trillo della sveglia.

Genova è lì, con un dedalo di strade che ne determinano l’anima, il sentire e il suo essere. Genova è lì con i suoi quartieri operai e le belle case delle famiglie agiate, con il lusso di alcuni bar e la semplicità dimessa di negozi quasi dimenticati dal tempo, con gli studi professionali di grande prestigio e l’umidità di quelle case in cui il sole non giunge. Una Genova che sembra rimandare alla complessità della mente umana, alla difficoltà di cogliere il nome giusto per ogni emozione e sentimento.
L’incontro tra luoghi e personaggi, fra descrizione degli spazi e stati d’animo dei protagonisti è uno degli incanti in cui ci guida la prosa matura di Bruno Morchio che sa essere preciso quasi al millimetro, e leggero come il vento che corre nelle strade.
L’indagine si svolge così, coinvolgendoci senza tocchi di macabro compiacimento e senza la superficiale immediatezza dei colpi di scena.
Luzi e Ingravallo, con l’ausilio e la tessitura di tutti gli altri personaggi, sembrano scrivere un trattato sull’amore, sulla paura di amare e di perdere l’amore.
Colpo su colpo, riflessione su riflessione, Luzi e Ingravallo fuggono dalla banalità frettolosa del loro tempo e sanno attardarsi a ricordare, valutare e soppesare un gesto, una parola, un’atmosfera.
In tutto il romanzo, il rimando continuo e gradevole a personaggi e testi letterari lascia scorgere la passione quasi necessaria che guida l’autore alla scrittura: scrivere è un atto necessario a definire un possibile quadro dell’esistenza, a rintracciare, nell’ordine del discorso, un possibile ordine del mondo.

Citazione 4
Durante la notte si era alzata la tramontana e lo aveva svegliato. Le raffiche s’infiltravano fra i rami spogli degli alberi e li facevano ululare, fischiare, gemere. Da qualche parte una persiana sbatteva contro il muro della casa, toc toc toc, senza che nessuno trovasse la forza di alzarsi e fissarla al muro. Nel giardino un secchio metallico sbatacchiava qua e là sospinto dal vento.

Paolo Luzi abita in alto, in un’altra Genova che scruta da una piccola altura la città e gli spazi marini che la circondano. Paolo Luzi abita in alto e nella parte superiore della sua casa conserva i dolorosi ricordi di un’altra vita, di una famiglia spezzata dal destino. Paolo Luzi per un decennio si è quasi chiuso alla vita, assediato dal dolore e dalla rinuncia. Suo padre, un idraulico dalle affascinanti teorie e sempre alle prese con il fascino femminile, ha provato e prova in tutti i modi a trascinarlo fuori dalle sue rinunce.
Lo psicologo scende, ogni giorno, nel dedalo dell’umanità per aprire il suo studio ai tormenti degli altri esseri umani, per accogliere il dolore e il bisogno d’amore.
Lentamente, coinvolto nell’indagine che vede come indagata Teresa, Luzi potrà ritrovare i piccoli piaceri della vita e il gusto della compagnia. La sua volontà di provare l’innocenza della donna lo aiuteranno a capire che c’è ancora qualcosa per cui vale la pena vivere e impegnarsi.

Come una conclusione

Ci sarebbe tanto altro da dire e ci sarebbero tanti altri personaggi da presentare. Lasciamo al lettore il gusto della scoperta.
Un solo consiglio: ovviamente non traete conclusioni affrettate e non pensate a una banale e salvifica storia d’amore. L’amore c’entra ma il percorso è più complesso. Buona lettura.
Antonio Fresa

Bruno Morchio
Un piede in due scarpe
Rizzoli, 2017
Pagine 292, € 18,00

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