Bum ha i piedi bruciati di e con Dario Leone

Bum ha i piedi bruciati di Dario Leoni
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Se leggete questo articolo perché volete scoprire come mai Bum ha i piedi bruciati risparmiate il vostro tempo. Qui non troverete la risposta. Però posso dirvi che lo spettacoloBum ha i piedi bruciati di con Dario Leone non è da perdere.
L’attore non è bravo, di più. Per un’ora e cinquanta minuti tiene il pubblico avvinghiato alle poltrone per un’orazione civile in grado di turbare, divertire, appassionare, ammutolire.

La storia è risaputa, perlomeno dovrebbe esserlo. È la storia di Giovanni Falcone dai tempi della Kalsa, in arabo l’eletta, il quartiere dove Giovanni Falcone e Paolo Borsellino da bambini tiravano calci al pallone. Erano amici i due magistrati. Da quelle strade, da quel pallone, da quei giochi arrivarono entrambi alla magistratura, a lottare contro la mafia.
Dario Leone nel suo spettacolo ci ricorda che il Metodo Falcone, perché di metodo vero e proprio si trattava, consisteva nel seguire la traccia lasciata dai soldi. Per questo Falcone faceva paura alla mafia.
Attraverso le parole di Dario Leone seguiamo la storia di Giovanni Falcone, del pool antimafia, delle indagini che decretarono la condanna del magistrato palermitano. Chi lo condannò? Questo è ancora da scoprire. La storia ufficiale spiega che Giovanni Falcone fu condannato dalla mafia. La storia raccontata dalla gente dice che fu condannato dallo Stato. Ma la gente non ha le prove. Ha la verità?

Bum ha i piedi bruciati di Dario Leoni
Bum ha i piedi bruciati di e con Dario Leone

Con Dario Leone seguiamo una striscia di sangue. Seguiamo i nomi di quelli che sono morti in nome del diritto, in nome dello Stato, in nome dell’amicizia. Sono tanti i morti: Rocco Chinnici, Ninni Cassarà, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Francesca Morvillo, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pio La Torre, Piersanti Mattarella, i ragazzi della scorta di Falcone, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, i ragazzi e la ragazza della scorta di Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, i noti e i meno noti.
È un rosario che stringe il cuore, la coscienza.

A tutti Dario Leone restituisce dignità, voce, umanità. Ce li rappresenta nella loro fragilità, nella loro forza. Ci ricorda come diceva Falcone che “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un inizio e avrà anche una fine”.
Tra il pubblico molti adolescenti. Nella loro esuberanza di solito non concedono nulla. Se ne fregano di buona educazione, di etichetta, di bon-ton. Se non gli vai a genio riescono a dirtelo in tanti modi. In tanti modi riescono a farti capire che cosa pensano di te. L’hanno fatto anche l’altra sera al Teatro Parenti. Con il loro silenzio hanno detto “la tua storia, la storia che ci stai raccontando caro Dario è una storia importante. Noi l’ascoltiamo per rispetto dei morti. Ascoltiamo perché porti una verità importante, e sentiamo che sul palco sei vero”.

Dario Leone si inserisce a pieno titolo e a pieno merito nel solco di teatro di narrazione. È in grado di stare allo stesso livello di un Marco Paolini, di un Davide Enia. Dario racconta, recita, danza, canta, muove i pannelli bianchi, i cubi di piccole dimensioni che costituiscono i pochi oggetti di scena, insieme all’orango arancione di peluche, Bum. I pannelli servono a disegnare lo spazio, danno movimento, diventano fondali su cui sono proiettati spezzoni di cinegiornali, momenti di vita quotidiana, i visi di Falcone e Borsellino, le loro parole, le loro battaglie, i castelli di falsità e di menzogne attraverso cui passa il denaro.

Dario Leone è da solo in scena, da solo riesce a dare vita a una storia epica. Sì. Epica. Perché soltanto così si può descrivere l’avventura umana, professionale, politica, di Giovanni Falcone. È una storia epica dei nostri giorni, dei nostri tempi, che chissà quante volte verrà raccontata.
I nemici di Falcone seminavano ad arte dubbi, falsità, dicerie, per screditarlo, per sbarazzarsene. Ma i veri nemici di Falcone non erano i mafiosi come ha ribadito alla fine dello spettacolo Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino. I veri nemici furono gli uomini degli apparati, gli uomini dello Stato che davanti lo osannavano e dietro, alle spalle, lo pugnalavano. Quello che non potrà essere perdonato è quella che Fiammetta Borsellino, la figlia di Borsellino chiama “omertà di Stato”.

alvatore Borsellino e Dario Leone
Salvatore Borsellino e Dario Leone al Teatro Franco Parenti. Foto Gianfranco Falcone 2022

Dario Leone riesce a creare un perfetto mix drammaturgico in cui si alternano momenti divertenti, drammatici, intimi, ma tutti comunque sempre filtrati da una profonda conoscenza dei fatti. Perché la scrittura, la realizzazione dello spettacolo ha richiesto mesi di studio per una drammaturgia splendidamente sostenuto dalle invenzioni sceniche, dal gioco di luci di Massimo Guerci, capace di dare ancora maggiore spessore e corpo alle emozioni e alle evocazioni che si susseguono.
Forse il merito della grande capacità interpretativa sfoderata dall’attore, che interpreta meravigliosamente tonalità e cadenze della lingua palermitana, sta nelle prime impressioni infantili. Come lui stesso ha raccontato il suo primo incontro con Falcone è legato a un episodio dei suoi dieci anni. Tornando a casa si aspettava di trovare tutti i parenti riuniti a festeggiare così come capitava sempre di sabato nella sua famiglia originaria del Sud. Invece trovò tutti impietriti davanti al televisore, sconvolti dalle notizie che arrivavano da Palermo e da Capaci. Quelle prime emozioni si sono incise sua memoria, nella coscienza, hanno dato forma al desiderio di dare nuovamente e per sempre voce alla storia di Giovanni Falcone. Così importante per il paese, per ognuno di noi. Perché ci insegna che davanti al male non bisogna chinare la testa.
Saprà lo Stato farsi portatore di questo valore? Un giorno ci restituirà l’agenda rossa di Borsellino?

Gianfranco Falcone

Teatro Franco Parenti – Milano
fino al 22 maggio 2022
Bum ha i piedi bruciati
di e con Dario Leone
luci e scene di Massimo Guerci
animazioni Ghila Valabrega
voce off Emilia Scarpati Fanetti
produzione Teatro Franco Parenti
con il patrocinio della Fondazione Falcone

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