Buona la prima di Fabienne Agliardi

Buona la prima Fabienne Agliardi
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Nove mesi di gestazione sono occorsi a Fabienne Agliardi per completare la stesura di “Buona la prima” il suo romanzo d’esordio, duecentocinquanta pagine che si leggono con il sorriso sulle labbra, ironico, divertente.

Fabienne Agliardi Buona la primaLa storia si snoda dall’infanzia all’età adulta di Maia Mao a Milano. Fabienne Agliardi sceglie un taglio originale, che nello svolgersi degli eventi risulta vincente: Maia in prima persona narra delle sue prime volte, una ventina di eventi, pietre miliari della sua vita: dal primo giorno di scuola al primo appuntamento, dal primo viaggio da sola al primo lavoro. Impossibile che la lettrice non ripercorra con il pensiero, parallelamente alla lettura, le proprie prime volte sentendosi coinvolta e parteggiando per la Maia cicciottella che risponde alle delusioni amorose sempre con forza di spirito, mai vittima, neppure delle circostanze più avverse, ma positiva e proattiva.

Lo stile di Fabienne Agliardi è frizzante, divertente, gli eventi si susseguono a ritmo serrato, impossibile annoiarsi leggendo il romanzo, difficile staccarsi dalle vicende di Maia e non fare il tifo per lei quando decide di fare il giro delle redazioni alla ricerca della sua prima occupazione che non è solo un lavoro, ma esattamente quello che lei desidera fare: scrivere. Ed è quello che farà, non importa se finendo nella redazione di una rivista femminile a comporre racconti romantici, attenta a non usare termini troppo sofisticati, non adatti al target di lettrici a cui la rivista si rivolge.

È una donna moderna Maia, una donna che si impegna, che decide cosa vuole diventare e cerca di realizzare i suoi sogni. Lei figlia dello “spretato” insegnante di religione che ha messo incinta sua madre la prima volta che hanno fatto l’amore, ha un approccio alla vita anglicano: non si affida mai alla provvidenza ma costruisce la sua vita, mira all’autorealizzazione. Una donna che non aspetta di essere salvata da nessuno, Maia Mao è una di noi.

A fare da sfondo alle vicende della vita della protagonista una Milano con gli eventi che ne scandirono la storia, la famosa nevicata del 1985, lo stupore dei bambini, il silenzio che avvolse in quei giorni la città, prima che la bianca soffice neve si trasformasse in un “picio pacio”.
Nella classe della scuola pubblica che Maia frequenta i suoi compagni sono ben caratterizzati e sono la proiezione della struttura della società meneghina di quegli anni. La figlia dell’insegnante di religione si trova negli anni della formazione a coltivare amicizie che attraverseranno la vita con lei, intravediamo nello sfondo la Milano “da bere”, impossibile non identificarsi per chi legge. Tra di noi chi non ha avuto come compagno di un ciclo di studi il Ciano del caso con villa al lago o l’amico gay con fidanzato litigioso e perennemente sull’orlo di una crisi di nervi.

Il libro è articolato in tre parti che richiamano le fasi della vita: infanzia, adolescenza ed età adulta identificate con l’evoluzione delle tecniche fotografiche: Bianco e nero, Polaroid e Digitale ed è preceduto da un’idea originale dell’editore: la presenza di un QR Code che riporta ad una lista di brani in Spotify scelti dalla Agliardi che inseriscono la narrazione nel contesto storico musicale del periodo.

Fabienne Agliardi
Fabienne Agliardi

Ho raggiunto telefonicamente Fabienne Agliardi che con immediatezza e cortesia ha risposto a qualche domanda.
Quanto c’è di autobiografico nel libro?
Il libro è un romanzo anche se nella caratterizzazione della protagonista soprattutto nella stesura iniziale era inevitabile ci fosse qualcosa di me.
Hai dato alla stampa il tuo romanzo di esordio a 43 anni che è il risultato finale di un lungo iter, hai dedicato molto tempo alla tua preparazione?
Credo che studiare sia fondamentale, ho seguito diversi corsi di scrittura creativa e penso che per scrivere sia anche fondamentale leggere tantissimo.
“Buona la prima” sta avendo un buon successo, è ai primi posti nella classifica delle vendite di Morellini Editore ed è uscito in un periodo molto particolare pochissimi giorni dopo la fine del primo lockdown: a cosa attribuisci il riscontro positivo del pubblico?
Quando il libro è stato pubblicato a maggio 2020 venivamo da un periodo molto difficile per tutti dove le informazioni erano state monopolizzare dal Covid, credo che i lettori fossero alla ricerca di una lettura, che, spenta la televisione, desse la possibilità di evadere con la mente. Credo che il talento, ammesso che sia possibile dare del talento una definizione univoca, unito alla preparazione necessiti poi di un terzo elemento imponderabile: la fortuna o comunque un evento che possa giocare a favore del successo.
Dopo questo bell’esordio intendi scrivere altro?
Si, ci sto lavorando, ma sarà un romanzo con un impianto più tradizionale e raccontato in terza persona.

Attendiamo fiduciosi e intanto non possiamo non notare che in “Buona la prima” non manca in Maia Mao adulta la saggezza che nelle battute finali del libro emerge quando rivolgendosi al marito gli fa notare che non è il primo uomo che conta nella vita, ma l’ultimo e le lettrici saranno sicuramente d’accordo con lei.
Adelaide Cacace

Fabienne Agliardi
Buona la prima. Venti prime volte che contano
presentato da Sara Rattaro
Morellini Editore
248 pagine
euro 15,90

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