Bustarelle e Ferrari per truccare gli indici finanziari fino al 2011. In Europa dovremo attendere il 2015 per nuove e inefficaci regole.

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Nemmeno scandali come quello sul Libor accelerano i tempi di una regolamentazione, sia pur minima, della finanza e dei suoi strumenti. È da anni che tutti i comuni cittadini ne pagano le conseguenze, ma bisognerà attendere ancora molto per vedere messo un freno a comportamenti fraudolenti e criminali.

La Commissione europea solo qualche giorno fa pubblicava le proposte per introdurre trasparenza e controlli concreti e cogenti su tutti coloro che determinano gli indici (Libor, Euribor e Tibor per il Giappone) che fungono da parametri per le operazioni finanziarie che riguardano anche i mutui.
Se tutto andrà bene, e ne dubito fortemente, dovrebbero entrare in vigore verso la metà del 2015.
Il commissario ai servizi finanziari Michel Barnier ha spiegato che «gli indici sono il cuore del nostro sistema finanziario, sono fondamentali per i mercati, i mutui e i risparmi di milioni di cittadini, ma finora non erano regolamentati […], le banche hanno mentito sui tassi applicati e l’indice stesso [Euribor e Libor. Ndr] è stato falsato, e l’impatto di questa manipolazione ha cifre enormi, perché Il volume di mercato cui si applicano questi indici sistemici è di mille trilioni».
Ma se le attività coinvolte dalle manipolazioni equivalevano a mille trilioni di euro, come mai non sono state controllate? Forse la finanza ha invaso la politica? Forse con queste cifre gli istituti sono troppo grandi per essere disturbati da regole?
A proposito di questi interrogativi tra le proposte che compongono le nuove regole si fa riferimento ad un codice di condotta che il gestore dovrà emanare al fine di specificare approfonditamente le responsabilità e gli obblighi dei manager che partecipano alla definizione del benchmark. Mille trilioni di euro e parliamo di un codice di condotta che preparano gli istituti stessi?
Altra regola è quella per cui le banche valutando la congruità di questi valori ne devono parlare con i propri clienti che chiedono un mutuo e avvertirli in caso di inidoneità dell’indice sulla cui base è calcolato il loro mutuo. Le banche, parte in causa, fanno da vigili?
Altro paragrafo, francamente incomprensibile per le cifre di cui parliamo, è quello delle sanzioni. Anche se i singoli Stati possono comminare sanzioni  più elevate, per le società si tratta di un importo fino a un massimo di un milione di euro o al 10% del giro d’affari annuale.


Cigar. Foto Davide Pisano
Non dovremmo dimenticare che indipendentemente dai mercati (finanziario, petrolifero, farmaceutico, …) e dalle aziende la prima regola che si dovrebbe adottare, se si vuole provare a ridurre di molto comportamenti fuorilegge, è quella che impedisca le crescite distrofiche tanto che non siano “troppo grandi per fallire”, “too big to fail”.

È di questi giorni la pubblicazione sul Financial Times e altri giornali dei messaggi di posta elettronica dei broker della Icap che tra il 2006 e il 2011 hanno truccato alzando o abbassando artificialmente il livello del Libor. Tanto per dare un’idea del contenuto, nel dicembre 2007 un broker scrive ad un suo collega: «suggerisco di incontrarci a pranzo dopo una settimana d’oro. Discuteremo a tavola delle bustarelle», oppure nel 2009 «un boss della Ubs ti comprerà una Ferrari se fai salire i tassi di tre mesi e lasci invariati quelli di sei».  Tutto questo accadeva per cinque lunghissimi anni.

Dimenticavo il presidente della Icap, Michael Spencer, ha versato oltre 2,5 milioni di sterline al partito conservatore inglese che e ne è stato anche il tesoriere fino al 2010. Ovviamente il premier Cameron non ha nessuna intenzione di dimettersi. Italia docet.

Pasquale Esposito

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